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Martedì, 27 Febbraio 2024

Fabio Salamida

Giornalista

Giorgia Meloni e il suo stucchevole vittimismo

Quarta donna più influente del pianeta secondo la classifica di Forbes, saldamente alla guida del Paese in virtù di una maggioranza parlamentare bulgara e delle eterne divisioni delle opposizioni, ma soprattutto regina incontrastata dei sondaggi, malgrado i risultati non certo esaltanti portati a casa nel primo anno di governo. Sulla carta Giorgia Meloni dovrebbe viaggiare come un Frecciarossa che attraversa lo Stivale a 350 chilometri l’ora, nella realtà porta ore di ritardo e deve anche fermarsi a Ciampino per far scendere il cognato.

Meloni: "Si è parlato senza pietà delle mie questioni private, ormai la mia vita è in piazza"

Metafore a parte, la premier è ben consapevole che il consenso, soprattutto in un Paese come l’Italia, non è eterno. Ne sa qualcosa Matteo Renzi, passato dall’altare del 41 per cento alla polvere del 2 per cento; ne sanno qualcosa i grillini, che quel 33 per cento del 2018 probabilmente non lo rivedranno mai più; ne sa qualcosa il suo alleato e competitor, Matteo Salvini, che alle soglie del 40 per cento rovinò tutto in quelle ruggenti giornate al Papeete Beach, che erosero irrimediabilmente la sua popolarità proprio a vantaggio di Fratelli d’Italia e della sua leader.

La colpa è sempre di altri

Per cercare di correre ai ripari e prolungare la luna di miele con quella parte di elettorato che prima o poi potrebbe ammainare le bandiere del tifo da stadio e chiederle conto delle roboanti promesse che non ha mantenuto e che non potrà mai mantenere – a cominciare dall’ormai mitologico "blocco navale" per fermare la fantomatica "invasione" dei migranti – Meloni propone una narrazione all’insegna del vittimismo, schivando le responsabilità proprio come fecero tutti i suoi predecessori, quelli che subirono i suoi interventi urlati dai banchi della minoranza. "La manovra è stato un lavoro difficile. A farle quando ci sono i soldi sono buoni tutti", ha dichiarato durante un’intervista radiofonica: una frase degna del miglior Giulio Andreotti.

Come in un film già visto e rivisto, per la premier è colpa dei governi precedenti se l’economia non decolla e il potere d’acquisto delle famiglie è al palo; è colpa dei governi precedenti se il suo governo non vuole fare una legge sul salario minimo; è colpa della regione Emilia Romagna se i rimborsi per l’alluvione sono in ritardo. E la lista potrebbe essere unga. Da quando ha lasciato i rassicuranti banchi dell’opposizione per sedere sulla poltrona che conta, Meloni si è messa sulla difensiva, comportandosi talvolta come se non fosse lei a dare le carte, come se avesse le mani legate da chissà quale potere occulto. Eppure, malgrado l’ampia maggioranza parlamentare, il suo esecutivo ha chiesto il voto di fiducia ben 42 volte, sollevando il Parlamento delle sue funzioni. Un metodo che la stessa Meloni contestava a tutti gli altri, ultimo Mario Draghi. Insomma, le mani sembrano abbastanza libere.

Il pubblico e il privato

Il lamento stucchevole è ormai una costante di ogni sua uscita pubblica e fa quasi rimpiangere quelle urla e quegli occhi spiritati che hanno caratterizzato la sua scalata al potere. "Delle mie questioni private si è parlato a volte senza pietà, però alla fine me lo metto in testa e si combatte. Di segreti su di me ne sono rimasti pochi, visto che la mia vita ormai è tutta in piazza", ha detto riferendosi allo "scandalo del pacco", quello che ha segnato l’epilogo del suo rapporto sentimentale con Andrea Giambruno: forse avrà dimenticato le prime pagine di alcuni giornali sulle vacanze a Cortina di Giuseppe Conte, quelle sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto i genitori di Matteo Renzi o i minuziosi racconti sulle "cene eleganti" del defunto Berlusconi, il suo padre politico. O forse si sarà persa i video dell’ex premier finlandese Sanna Marin, che fu crocifissa, anche qui in Italia, perché fu ripresa mentre ballava durante un party.

È abbastanza normale che una presidente del Consiglio sia sotto i riflettori e che con lei lo sia anche chi le sta vicino, soprattutto se quella persona è un giornalista televisivo che fino a metà ottobre scorso conduceva un programma.  Commentando la sua prestigiosa posizione nella classifica di Forbes, Giorgia Meloni non ha rinunciato alla sua dose di vittimismo, pur sciogliendola in una battuta ironica: "Io tra le più influenti al mondo? Pensa come siam messi". Forse in questo caso non ha tutti i torti.

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