Martedì, 23 Luglio 2024

Alluvione Emilia Romagna

Chiara Tadini

Responsabile redazione

I giovani che "non hanno voglia di lavorare" ma vanno a spalare il fango gratis

"Dove si va oggi a pulire?". "Andiamo vicino a Cesena, lì è successo un disastro". Sabato mattina, un gruppo di una dozzina di persone parte da una zona della Romagna quasi risparmiata dall'alluvione e si dirige verso una frazione alle porte di Cesena per dare una mano ai residenti a ripulire dal fango. Ma il primo che arriva sul posto chiama subito gli altri: "Ragazzi, qua ci sono troppi volontari. Sono almeno 12 per casa e ci sono persone in fila in attesa di trovare un'occupazione". Non c'è problema, si cambia destinazione. "Ciao Alessio, senti, ma lì da voi c'è bisogno di volontari?". "Ciao Chiara, in realtà qui siamo già in tanti, abbiamo dovuto mandare via qualcuno...".

La situazione è paradossale. "Avremmo dovuto iscriverci a qualche gruppo di organizzazione di volontari", dice giustamente qualcuno. Ci guardiamo negli occhi: "E quindi?". Niente panico: un posto che abbia bisogno di aiuto lo troveremo. E invece... L'impresa si rivela più difficile del previsto. Sabato mattina in Romagna ci sono talmente tanti volontari che, per riuscire a trovare un posto che accettasse il nostro aiuto, abbiamo dovuto percorrere 40 chilometri all'andata e 40 al ritorno. Con vari imprevisti lungo il percorso, tra buche nell'asfalto, strade chiuse e deviazioni.

Una volta arrivati a Forlì, capire dove andare non è immediato neanche qui. Ci rivolgiamo a un'anziana affacciata alla finestra: "Signora, ha bisogno di aiuto?". "No grazie, tanto qui è tutto da buttare e il salvabile l'hanno già salvato altri volontari come voi. Però grazie, siete proprio bravi ragazzi". Un ringraziamento che ci sentiremo ripetere più e più volte durante la giornata, al quale reagiamo sempre con un po' di imbarazzo: sono persone che hanno perso tutto, aiutare è il minimo che si possa fare.

Alla fine, comunque, ci ritroviamo un po' per caso a ripulire una pizzeria. "È tutto da buttare qui, non so se riaprirò", ci dice il titolare a testa bassa. Poi, mentre tiriamo fuori dal locale cartoni della pizza distrutti, materiale da cucina, cibo, lavatrici, forni, padelle e tonnellate di fango, non manca di offrirci tutto ciò che gli rimane, quel poco che si è salvato. Pacchi di biscotti, bottiglie di coca cola. E si offre pure di pagarci in denaro. "Però se riapre il locale veniamo da lei a mangiare una pizza!" tentiamo di rallegrarlo noi, sperando davvero che quel ristorante sommerso possa rivedere la luce un giorno. "Una pizza? Ma va là: vi cucino molto più che una semplice pizza!", risponde lui riconoscente.

Guardandoci attorno, mentre camminiamo tra le vie del quartiere, sembra che sia appena esplosa una bomba nucleare: il fango è letteralmente ovunque, scivola per le strade trascinando con sè qualunque cosa si trovi sul suo percorso. Le vite di migliaia di persone sono in mezzo alla strada: vestiti, scarpe, libri, elettrodomestici, divani, televisori, ventilatori. Automobili una sopra l'altra. Queste persone hanno perso qualunque cosa.

Eppure... Eppure Forlì, sabato mattina, è una festa. In strada ci sono una quantità infinita di volontari, soprattutto giovani, di ogni sesso ed etnia. Tantissimi di loro vengono da fuori: la loro casa è asciutta, e loro invece di godersi il sabato sul divano hanno deciso di aiutare gente sconosciuta che un divano, su cui riposarsi dopo la lunga fatica delle pulizie, non ce l'ha più. Alcuni ragazzini si rincorrono con i badili e si schizzano col fango. Delle ragazzine invece, durante una pausa, si organizzano per la serata: "Stasera dopo le pulizie cosa facciamo?". Tutti sono affaticati: quando è impregnato di fango, anche sollevare un semplice straccio ti spezza le braccia. Ma tutti, dal primo all'ultimo, sorridono.

Devono essere questi i giovani che non hanno voglia di lavorare di cui parlano gli imprenditori quando si lamentano della difficoltà di reperire personale. "Preferiscono il reddito di cittadinanza". Eppure queste migliaia di giovani, che da giorni riempiono le strade di decine e decine di città e paesi della Romagna, sono qui a fare un lavoro pesantissimo, per di più sotto la pioggia che sembra non voglia proprio darci tregua, e sono qui gratis. Non riceveranno uno stipendio, non riceveranno un reddito di cittadinanza (e ci mancherebbe). Al limite un grazie, e si sentiranno anche in colpa per quel ringraziamento. Questi ragazzi stanno lanciando un grande messaggio a tutta Italia; speriamo che arrivi anche agli imprenditori...

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