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Sabato, 3 Giugno 2023

Il commento

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Altro che reddito di cittadinanza: il 76% delle imprese del turismo è irregolare

Quasi 4 imprese su 5 del settore turistico e dei pubblici esercizi sono irregolari. Lo ripetiamo perché i numeri sono allucinanti: quasi 4 su 5. A rilevarlo è l'Ispettorato Nazionale del Lavoro, che nei giorni scorsi insieme ai Carabinieri tutela del lavoro ha svolto una grossa operazione di vigilanza straordinaria in tutta Italia (con la sola esclusione delle province di Trento e Bolzano), che ha riguardato i settori del turismo e dei pubblici esercizi e che è stata mirata al contrasto al lavoro sommerso e alla verifica del rispetto della disciplina in materia di salute e sicurezza.

E non parliamo di piccoli numeri: le aziende controllate sono state 445, delle quali il 76% è risultato irregolare, con picchi del 95% al Sud e del 78% al Nord-Ovest. Le posizioni lavorative verificate sono state invece 2364, e anche qui le irregolarità riscontrate sono tantissime: 809 lavoratori irregolari, 458 lavoratori in nero - fra cui 16 minori e 101 lavoratori extra UE (tra i quali 18 senza permesso di soggiorno). Sono state effettuate 330 prescrizioni per violazioni in materia di sicurezza e 253 provvedimenti di sospensione, di cui 180 per lavoro nero e 73 per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza.

Non solo: proprio in materia di salute e sicurezza sono state prevalentemente riscontrate violazioni per mancata elaborazione del Documento Valutazione Rischi (60%), mancata formazione e addestramento (12%), mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile (11%) e mancata elaborazione del piano di emergenza ed evacuazione (11%). Tra le principali violazioni riconducibili ai rapporti di lavoro, spiegano dall'Ispettorato, oltre al lavoro nero le altre sono principalmente riconducibili a orario di lavoro, omissioni contributive, errato inquadramento contrattuale, indebita percezione del reddito di cittadinanza e tracciabilità delle retribuzioni.

Eppure... Eppure gli imprenditori continuano a negare tutto. "Paghiamo poco? Non facciamo contratti regolari? Macché. Se non si trovano più lavoratori la colpa è del reddito di cittadinanza". E allora via con gli appelli e le grida d'allarme urlate a gran voce dagli imprenditori stagionali, che però poi dopo aver lanciato il sasso nascondono la mano. Che si lamentano se ai colloqui gli aspiranti dipendenti vogliono sapere qual è lo stipendio. Che si accusano tra loro in una tristissima guerra tra poveri (poveri di spirito, si intende) se una cameriera preferisce andare in un bar dove, per la stessa mansione, è pagata di più. Che, per quel posto di cameriera, offrono 3 euro l'ora per giornate lavorative da 10 ore. Che offrono retribuzioni fuori busta e negano il giorno di riposo obbligatorio per legge.

E allora arriva l'Ispettorato del Lavoro, e con lui le sue sanzioni. Ma chi conosce il settore sa bene come funziona: meglio pagare una multa ogni tanto, anche se di diverse migliaia di euro, e poi ricominciare tutto da capo. Il risparmio è comunque notevole. Meglio una sanzione una tantum piuttosto che inquadrare e pagare come si deve i dipendenti. Forse allora per educare al rispetto del lavoro (e soprattutto dei lavoratori) una prima "soluzione", almeno temporanea, potrebbe essere quella di raddoppiare, triplicare, decuplicare queste sanzioni.

José Saramago, nel suo libro L'uomo duplicato, scrive: "Tale è il bisogno di scaricare le colpe su qualcosa di distante, quando la verità è che ci è mancato il coraggio di affrontare quel che avevamo davanti". Forse sarebbe ora che gli imprenditori mettessero da parte le lamentele e affrontassero la verità: finché pagherete poco e male, i lavoratori non li troverete. O magari li troverete, ma scapperanno appena possibile. E voi continuerete a lamentarvi, in un fastidiosissimo circolo vizioso.

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