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Domenica, 16 Giugno 2024

Il confronto

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

L'Italia perde abitanti, avremo anche noi un sindaco siriano?

Polino è uno dei paesi più piccoli dell'Umbria. Appena 206 abitanti e sessanta di loro hanno più di ottant'anni. Come racconta TerniToday, mesi fa ha chiuso l'unico negozio di alimentari e nessun altro commerciante ne ha rilevato l'attività. Non conviene più. Il Comune ha quindi comprato un Suv per portare le persone senza auto a fare la spesa e per garantire le consegne a domicilio. Il sindaco ha anche annunciato un bando per affidare un locale pubblico a chiunque voglia trasformarlo in un negozio. È l'ennesima prova di resistenza contro lo spopolamento che si sta mangiando pezzi d'Italia e di vita. Vedremo come andrà a finire.

Non c'era bisogno di Elon Musk per ricordarci che, con questo tasso di denatalità, gli italiani stanno scomparendo. Ma anche il fondatore di Tesla l'ha fatto notare al mondo con uno dei suoi tweet. Non è una bella pubblicità: perché se lo scrive un imprenditore di successo come Musk, qualche importante impresa globale potrebbe concludere che non valga più la pena investire da noi sul lungo periodo. Alcune famose multinazionali, proprietarie di marchi di largo consumo, già da qualche anno inseriscono l'Italia e i progetti che la riguardano nella cartellina “no-hope country”, Paese senza speranza. E non è proprio il caso di accrescere la fama.

Il bivio per Giorgia Meloni

Come abbiamo già raccontato nelle nostre inchieste, di questo passo la popolazione italiana invecchia inesorabilmente e rischia così di scivolare verso una contrazione economica significativa. I 392mila bambini nati nel 2022, il minimo assoluto mai registrato, confermano l'andamento degli ultimi anni. Un crollo di natalità, che da tempo non è più in grado di compensare la mortalità quasi doppia: lo scorso anno, l'Istat ha infatti calcolato oltre 713mila decessi. La premier Giorgia Meloni è quindi a un bivio: chiedere e ottenere dagli italiani un maggior numero di figli, oppure inventare una gestione diversa dei flussi migratori. La terza ipotesi, lasciare le cose come stanno, ci condannerà inesorabilmente al declino.

Il paese di Polino in Umbria (foto Wikipedia)

Il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, invita a fare più figli e a non arrendersi alla "sostituzione etnica". Ma la prima soluzione si scontra però con i lunghi tempi biologici e demografici che nemmeno Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, può ovviamente accelerare. La seconda possibile soluzione fa invece i conti con gli alleati della Lega e il suo leader Matteo Salvini, ispiratore delle rigide politiche migratorie del governo. Va detto che negli ultimi dieci anni nemmeno il centrosinistra aveva mai adottato soluzioni efficaci e di lungo periodo, magari in grado di formare gli aspiranti emigranti nei luoghi d'origine e avviarli su percorsi regolari: si è passati dal tutti dentro dell'operazione di emergenza Mare nostrum, decisa da Enrico Letta dopo i tragici naufragi del 2013, ad accordi temporanei ben poco trasparenti dei governi successivi con la Libia e le sue milizie. Scaduti quegli accordi, dieci anni dopo siamo al punto di partenza.

Cosa accade in Germania 

Eppure quello che da noi sembra impossibile, in Germania accade. Il paese di Ostelsheim, poco meno di duemilacinquecento abitanti vicino a Stoccarda, ha eletto sindaco un rifugiato siriano: soltanto otto anni fa Ryyan Alshebl, 29 anni, era tra i profughi che nel 2015 arrivarono a centinaia di migliaia a chiedere asilo al governo conservatore di Angela Merkel. E il neosindaco non solo è stato accolto, ma è stato messo nelle condizioni (obbligatorie) di studiare il tedesco, completare un corso di formazione per impiegati della pubblica amministrazione, specializzarsi in informatica, trovare lavoro negli uffici municipali di un comune vicino al suo e ottenere le cittadinanza tedesca. Le regole di inclusione sono così ampie e rispettate che Alshebl ha avuto anche la possibilità di occuparsi del suo paese ed essere eletto come leader locale della lista dei Verdi.

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Il governo di Angela Merkel ha indirizzato gran parte dei profughi siriani di quell'ondata nei piccoli centri per contrastare il loro spopolamento. Chi non frequentava i corsi di tedesco, obbligatori fin dai primi giorni, perdeva il diritto d'asilo. Le procedure erano guidate dal pragmatismo, tanto che anche i titoli di studio ottenuti in Siria, come diplomi e lauree, sono stati riconosciuti dalle autorità: bastava superare un esame di Stato, dopo aver ovviamente affrontato la prova di tedesco. È così che decine di medici, nel giro di appena un anno, sono stati assunti negli ospedali pubblici.

Tutti i sopravvissuti al drammatico naufragio dell'11 ottobre 2013, quello che spingerà il governo italiano ad avviare l'operazione Mare nostrum, hanno trovato lavoro in Germania, Svezia e a Malta. Tutti tranne uno: l'unico rifugiato rimasto in Italia, un ragazzo che a Damasco faceva il gommista. Si era fermato in Lombardia e, ancora anni dopo, viveva con l'aiuto di un'associazione. La nostra burocrazia, così generosa di decreti e parole, non era invece riuscita a trattenere medici, infermieri, ingegneri, insegnanti, transitati dall'Italia e subito fuggiti verso il Nord Europa. Ha accolto soltanto un ex gommista, rimasto per anni disoccupato. Today.it ha recentemente scoperto che Giorgia Meloni e il ministro leghista Giancarlo Giorgetti, nelle previsioni che accompagnano il Documento di economia e finanza 2023, non si sono ispirati alla visione di Matteo Salvini, ma a quella del Pd dell'allora premier Paolo Gentiloni. In sintesi, lo scenario del governo è questo: con la crisi demografica italiana, se non assumiamo immigrati il debito pubblico aumenta. Ma se il modello tedesco funziona meglio del nostro, perché non lo copiamo?

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