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Venerdì, 23 Febbraio 2024

Giorgio Beretta

Opinionista

Fratelli d'Italia e la lobby delle armi

"Il media è il messaggio", spiegava il sociologo canadese Marshall McLuhan in un suo celebre saggio. Lo sa bene la sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti (Fratelli d’Italia) che qualche giorno fa è stata immortalata mentre imbracciava un fucile mitragliatore ARX-200 nel padiglione della Beretta al Salone degli armamenti Idex 2023 di Abu Dhabi. 

Foto che hanno fatto seguito a quelle diffuse una settimana prima dal suo collega di partito, il consigliere regionale del Veneto, Joe Formaggio, e prontamente pubblicate sul sito istituzionale del Consiglio della Regione Veneto:  lo mostrano mentre impugna una mitraglietta semiautomatica in uno stand alla fiera delle armi "European Otutoor Show" (EOS) di Verona. Evento al quale Formaggio ha portato anche il figlio minorenne affermando che è stato "meglio portarlo alla fiera delle armi che lasciarlo a casa a guardare la schifezza di Sanremo". 

Nel comunicato stampa Joe Formaggio dice testualmente: "In rappresentanza della Regione sono stato alla Fiera della caccia a Verona. Sempre al fianco della lobby dei cacciatori e delle armi". Attenzione: non dice "a fianco delle associazioni dei cacciatori e dei produttori di armi", bensì "al fianco della lobby dei cacciatori e delle armi". Riconoscendo in questo modo che anche in Italia esiste una lobby delle armi. Certo non così potente come negli Stati Uniti dove è in grado di bloccare ogni proposta di legge che intenda limitare il possesso di armi da parte dei cittadini. Ma florida e attiva, anche in Italia, e con cui il consigliere regionale ha stretti contatti.

La lobby italiana delle armi

È la lobby rappresentata dal Comitato D-477 (oggi Unarmi) con il quale non solo il leader della Lega, Matteo Salvini, ma anche i colleghi di partito di Joe Formaggio, Sergio Berlato (oggi eurodeputato) e Maria Cristina Caretta (oggi deputata) nel febbraio del 2018 hanno firmato un "patto d’onore" impegnandosi a - cito testualmente - "difendere e garantire i Diritti dei detentori legali di armi". In cosa consistano questi supposti "diritti" nessuno lo ha mai esplicitato: il possesso di armi in Italia è un permesso rilasciato dalle autorità statali, non un diritto. 

Ma il messaggio della lobby è chiaro; l’associazione che lo propone fa parte, della rete internazionale "Firearms United" che da alcuni anni ha lanciato la campagna  "Carry now!" per introdurre nei paesi europei il "diritto assoluto per i cittadini a portare armi". L'associazione italiana ha un esiguo numero di iscritti (che non rivela mai, ma informa che sarebbero "circa 9 mila i followers sulla pagina facebook"): numeri ben lontani da quanti in Italia posseggono una delle licenze di porto d’’armi (circa 1,5 milioni) o che hanno un permesso di nulla osta per tenere armi in casa (tra 1 e 2 milioni). 

Ma la lobby è molto attiva, ben organizzata e agguerrita, soprattutto sui social. Utilizzando le modalità di azione e le tecniche di propaganda politica della potente National Rifle Association americana, svolge una funzione determinante e di grande attrattiva anche per le aziende armiere: catalizzare i voti dei detentori di armi e convogliargli verso quei partiti che, per affinità ideologica, garantiscono di promuoverne gli interessi e le istanze. Non a caso, dunque, produttori e rivenditori di armi, attraverso le loro associazioni di categoria (Anpam e AssoArmieri), hanno sostenuto fin dall'inizio la campagna di tesseramento dell'associazione nata proprio per difendere i diritti dei detentori legali di armi e istituire, anche in Italia, il "diritto a detenere e portare armi". 

La lobby dei produttori di armamenti 

Ma anche il messaggio che intendono veicolare le foto che ritraggono la sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti (Fratelli d'Italia) mentre imbraccia un mitragliatore è chiaro. Innanzitutto per il luogo in cui sono state scattate (il padiglione della azienda Beretta al Salone degli armamenti Idex 2023 di Abu Dhabi) ma soprattutto per il commento rilasciato dalla sottosegretaria. 

Dopo aver precisato che si trovava a Idex in veste istituzionale dove ha visitato tutti gli stand espositivi italiani, la sottosegretaria annota che le foto che la ritraggono con un'arma automatica al padiglione della Beretta "sono state realizzate e diramate da persone a me ignote e, sottolineo, non sono state diffuse dalla sottoscritta". Rauti evidenzia inoltre che nel padiglione della Beretta è stata "invitata anche a constatare di persona la leggerezza ed ergonomia di alcune armi portatili – come si evince dalle foto in questione – senza nessuna postura o atteggiamento di qualsivoglia valore propagandistico".

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Difficile credere che lo staff di un sottosegretario alla Difesa non abbia modo di controllare le foto che vengono scattate e impedirne la pubblicazione. Ma anche considerando che si sarebbe trattato di una "leggerezza", il messaggio è evidente: lasciarsi fotografare mentre si imbraccia un mitragliatore in una fiera di armi di un Paese governato da un regime autoritario come gli Emirati Arabi Uniti (la definizione di "Paese autoritario" è del Democracy Index del settimanale britannico The Economist) col quale si stipulano accordi militari significa di fatto sostenere militarmente quel regime e mostrare l'intenzione di fornirgli armi che hanno un unico scopo: la repressione. Del resto la stessa sottosegretaria, sul sito ufficiale della Difesa, in merito alla sua visita istituzionale alla fiera di Abu Dhabi, ha affermato che "gli Emirati Arabi Uniti sono un partner importante per l'Italia e per la Difesa" e che tutta la regione sarebbe "strategica" non solo per la sicurezza e la stabilità globale ma soprattutto "centrale per i nostri interessi economici in quanto il mercato emiratino è il primo per l'export italiano". Tra cui, appunto, l'export di prodotti militari.

Per incentivare le esportazioni di armamenti verso questi mercati strategici si sta pensando di modificare la legge 185 del 1990 che le regolamenta. Lo ha fatto capire senza troppi giri di parole l'attuale presidente della Federazione Aziende Italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD), Giuseppe Cossiga, nell'audizione che ha tenuto nei giorni scorsi presso le commissioni Esteri e Difesa del Senato. Nell'audizione Cossiga (di Fratelli d'Italia come il suo predecessore all'AIAD, Guido Crosetto) ha sottolineato che i valori maggiori delle commesse italiane di armamenti riguardano proprio i paesi del Medio Oriente, paesi che "potrebbero a volte presentare delle criticità anche ai sensi della legge 185" che ha stabilito una serie di chiari divieti. E pertanto sarebbe necessario che il Parlamento modificasse la legge "per snellire i processi autorizzativi". Un po' come la Francia "in cui la vendita è autorizzata o supportata direttamente dalla presidenza della Repubblica, e quindi ha una velocità e rapidità di esecuzione superiore alla nostra".

È il presidenzialismo che piace a Fratelli d'Italia. E alle lobby delle armi.

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