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Martedì, 31 Gennaio 2023

Lo sfogo

Cristina D'Amicis

Giornalista

Cosa c’è dietro al "vade retro" bancomat del governo Meloni

In questi giorni mi ritrovo spesso a borbottare, eppure non è da me. Ogni volta che guardo il telegiornale o leggo le notizie sulla manovra 2023 cerco di ripetermi che bisogna lasciare spazio ad un governo che si è appena insediato prima di commentarne le intenzioni. E così non ho detto niente quando sono venuta a sapere della flat tax incrementale e dell’aumento del limite di reddito per il regime forfettario al 15% a 85mila euro da 65mila (i lavoratori dipendenti che guadagnano le stesse cifre dovranno aspettare). Mi sono trattenuta quando ho sentito parlare dell’innalzamento del tetto al contante fino a 5mila euro (anche perché non ho nulla da nascondere, né tantomeno un amante a cui fare regali preziosi). Lo ammetto, ho iniziato a brontolare un po’ sottovoce quando ho letto che le pensioni minime e il taglio del cuneo fiscale si sarebbero tradotti solo in qualche spicciolo in più nelle tasche degli italiani. Ma poi di fronte alla decisione di cancellare l'obbligo per i commercianti di accettare carte e bancomat per qualsiasi importo non ce l’ho fatta più. Da quel momento in poi ho iniziato a parlare a voce alta, anzi a lamentarmi ad alta voce. Per me l’eliminazione delle sanzioni ai commercianti che rifiutano transazioni per i pagamenti con carte sotto i 60 euro è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Vi spiego perché.

Vado dritta al punto: che bisogno c’era in un momento economicamente così delicato di prendere una decisione come questa? Qual è la vera emergenza? Il caro energia, l’inflazione a due cifre o altro? Si tratta dell’ennesima misura a ‘vantaggio’ degli imprenditori e dei liberi professionisti. Appresa la notizia, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: “Ecco, adesso dovrò tornare a pagare la parrucchiera in contanti”. Potrebbe sembrare un puro gesto di pigrizia da parte mia (che non ho mai più di 20 euro nel portafoglio visto che trovo comodissimo pagare con il bancomat), ma non è così. Mi infervoro perché penso che uno dei problemi più grandi del nostro Paese sia l’evasione fiscale e perché non trovo giusto che si lascino ampi spazi di manovra agli evasori cronici, a chi non ha una coscienza sociale. Eh sì perché senza l’obbligo del Pos potrebbe venire meno anche lo scontrino (non mi dite che è successo solo a me dalla parrucchiera, dall’estetista, dal fioraio, in pasticceria, etc). Del resto il governo Meloni sinora non ha mai detto di voler combattere l’evasione fiscale né tantomeno di voler aumentare i controlli del fisco. Peccato perché il buco che ogni anno crea l’evasione fiscale sui conti dello Stato ammonta a quasi 100 miliardi di euro. Basti sapere che nel 2019 è stato pari a circa 86,6 miliardi di euro e che l'imposta più evasa è stata l'Irpef da lavoratore autonomo (32,2 miliardi di euro), seguita dall'Iva (27,8 miliardi di euro) e dall'Ires (8,17 miliardi di euro).

Il limite dei 60 euro ai pagamenti con carte è stato deciso a causa delle commissioni bancarie troppo alte che azzerano i margini di guadagno dei commercianti, e su questo non posso che essere dalla parte delle imprese, ma forse non era questo il modo. Forse si doveva intervenire direttamente sulle commissioni bancarie piuttosto che sui pagamenti elettronici visto che rappresentano il mezzo di pagamento del futuro. Stiamo andando indietro invece che avanti, in controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi europei, così come con l’innalzamento del tetto all’uso del contante. A questo punto non posso non chiedermi perché il governo Meloni ha deciso di pensare soprattutto alle imprese e ai liberi professionisti con redditi medio-alti piuttosto che alle famiglie in difficoltà economica. Eppure il caro energia sta trascinando l’Italia in una brutta recessione e a farne le spese saranno soprattutto i più deboli.

È semplice: le promesse elettorali vanno mantenute, soprattutto nei confronti di chi è andato a votare. Vale la pena ricordare che alle ultime elezioni l’astensionismo è stato il primo partito d’Italia e che il popolo del “non voto” è composto soprattutto da chi non studia e non lavora, da chi ha titoli di studio medio-bassi, con una concentrazione più alta al sud. Non esercitando il proprio diritto al voto le fasce più deboli della popolazione perdono così anche l’ultima chance di essere ascoltati e supportati. E così la povertà cresce: siamo arrivati già a 10 milioni di persone (3 milioni di famiglie). Sono soprattutto disoccupati ma anche lavoratori dipendenti e pensionati. Secondo quanto emerge dal Focus Censis Confcooperative, infatti, percepire un reddito da lavoro dipendente non è più una garanzia contro la povertà, visto che sul totale degli occupati il 21,7% (4,9 milioni circa) svolge lavori non standard (dipendenti a termine, part time, collaboratori). Inoltre, il 40% dei pensionati (6,2 milioni di persone) percepisce un assegno pensionistico complessivo uguale o inferiore a 12mila euro. 

Cosa farà la manovra per loro? Praticamente quasi nulla, dovranno accontentarsi dell’aumento delle pensioni minime da 523 a 600 euro circa e del taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 30mila euro (massimo 50 euro netti al mese in più in busta paga). E così cosa devo dire a quella mia cara amica che vive da sola in una casa popolare, che ha lavorato per tanti anni in nero, che ha perso il lavoro durante il covid e che ora non riesce più a trovarne un altro (anche sommerso) perché ha 55 anni e un po’ di acciacchi? Facile, che dal 1° dicembre la benzina aumenterà di 10 centesimi al litro; che è saltata la cancellazione dell'iva su pane, pasta e latte; che hanno reintrodotto i voucher lavoro per sfruttare i lavoratori; ma soprattutto che a partire dal 2024 si ritroverà senza il paracadute del reddito di cittadinanza. Ah dimenticavo, posso dirle anche che se non ha denunciato al fisco i guadagni ottenuti investendo in criptovalute ora potrà farlo perché c’è un condono. Inoltre, d’ora in poi potrà godere di una tassazione agevolata sugli investimenti in monete virtuali al 14% piuttosto che al 26%. Per salvarsi dalla voragine che sta per inghiottirla, infatti, al momento per lei c’è solo un’opzione: diventare un’esperta di Bitcoin.

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