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Lunedì, 27 Maggio 2024

La riflessione

Donatella Polito

Giornalista

La minigonna di Mary Quant: così le cosce nude fecero la rivoluzione

Se per strada si vedono cosce e ginocchia scoperte, libere di ancheggiare e di correre, di camminare lente e svelte, di accavallarsi sotto al tavolo di un bar, è perché un giorno di sessant'anni fa una donna tentò l'azzardo di renderle consuetudine e accorciò gli orli di una gonna che oggi è "la mini". Un capo alla moda, si dice meglio nel lessico famigliare di chi associa un fatto di costume a un trend mai anacronistico: un oggetto desiderato e desiderabile, apprezzato o detestato con la stessa intensità che suscita il diverso quando irrompe nella quotidianità e piano piano, inesorabilmente, la trasforma. 

In queste ore lo sguardo di Mary Quant sotto la frangia del suo leggendario caschetto simmetrico riempie le bacheche virtuali dei social. È morta all'età di 93 anni la stilista britannica indicata come ideatrice/mamma/artefice della minigonna, ma a parlarne adesso, a raccontare della potenza della prima sforbiciata che accorciò centimetri per estendere la femminilità di chi l'avrebbe indossata, pare che si descriva la stessa 33enne di allora, quella dei cruciali Anni Sessanta, con l'amore che si faceva libero, i figli dei fiori che portavano i capelli lunghi, i Beatles, i jeans. E le gambe scoperte, appunto. 

Nessun colpo di genio, va detto: la storia della gonna corta ha origini ben più antiche dello scorso secolo e arrivano addirittura ai gonnellini riportati negli affreschi dell'Antico Egitto risalenti al 5mila a.C., alle donne del popolo cinese Duan Qun Miao che nel 1700 indossavano stoffe che a stento coprivano le natiche. Ciononostante, il connubio tra Mary Quant e i suoi insolenti lembi accorciati è rimasto impresso nella memoria che si tramanda, forte di motivazioni sottese alla proposizione di un accessorio frivolo solo per finta. 

C'era il desiderio di allontanarsi dalle abitudini delle madri, tutte casa, marito e prole, dietro quella mini sfacciata che ostentava centimetri di pelle fino ad allora nascosti. C'era la voglia pazza di affrancarsi dalla visione maschiocentrica che imponeva riti e costumi, il desiderio di muoversi comodamente, di sentirsi libere, di divertirsi. In una parola, di stravolgere la grammatica di regole mai confutate da una società che ormai parlava una nuova lingua. E fu anche per questo che Quant scelse Leslie Hornby come indossatrice perfetta per la sua mini: lontanissima da un immaginario collettivo abituato a curve e ammiccamenti, questo scricciolo 17enne, una parrucchiera fino a quel momento, incarnò alla perfezione l'energia della trasformazione, breccia iconografica del costume dell'epoca e di quelle a venire che la ricorderanno come Twiggy, la top model "ramoscello" evocativa del cambiamento. 

E sia se i contrattacchi furono feroci, con il ministro dell'Istruzione francese che chiese un ritorno alle uniformi scolastiche per impedire lo sfoggio di gambe nude, con la Santa Sede che impose norme d'abbigliamento ancora più severe per entrare nei luoghi di culto, con alcuni protagonisti della moda contemporanea come Coco Chanel - pure lei a suo modo pioniera dell'emancipazione più moderna - che la consideravano una mortificazione dell'eleganza. "È stata la strada a inventare la minigonna, le ragazze a passeggio sono le sue creatrici" rispose Mary Quant a chi le riportava l'accusa dello stilista francese André Courrèges che rivendicava di aver lui per primo accorciato il fatidico orlo: una replica la sua che difendeva la propria posizione, ma che pure ribadiva la pre-esistenza di un rinnovamento che lei e il suo colpo di forbici si erano limitati a consacrare. 

E allora ricordiamocelo il nome di Mary Quant oggi, nell'era colma di ovvietà presuntuose, di dozzinalità spacciate per estro appannaggio di foto instagrammabili, di assurde teorie che ancora avanzano la possibilità che sia un pezzo di stoffa a istigare istinti inaccettabili. All'origine di ogni diritto oggi considerato sacrosanto, sia esso fondamentale per l'esistenza di un individuo o abitudine indossata per vezzo o funzionalità, c'è sempre il gesto coraggioso di qualcuno che, un giorno, ha osato, è andato contro, ha provato a sovvertire. E ce l'ha fatta. 

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