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Domenica, 5 Febbraio 2023

I casi irrisolti

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

Tutti i segreti di Matteo Messina Denaro: il boss parlerà?

I carabinieri del Ros hanno finalmente arrestato il boss di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Ma nelle storie di mafia, le inchieste non si concludono con la cattura del ricercato: di solito cominciano proprio da lì. È successo venerdì 15 gennaio 1993 con Salvatore Riina. Si è ripetuto martedì 11 aprile 2006 con l'incarcerazione di Bernardo Provenzano. Succederà sicuramente ora, con la fine dell'ultima latitanza di lungo corso: inseguito da tre decenni, Messina Denaro, 60 anni, è stato fermato in coda a uno sportello della clinica Maddalena a Palermo e poi trasferito da una caserma dell'Arma senza nemmeno le manette.

Il boss ha alcuni ergastoli da scontare: dall'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido nel 1996 perché figlio di un collaboratore di giustizia, agli attentati di Capaci, via D'Amelio a Palermo, Roma, Firenze, Milano e ancora Roma, nel biennio di sangue 1992-93. Morirono i magistrati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, otto agenti di scorta e altre dieci persone, tra le quali due sorelline di 9 anni e 50 giorni. Decine i feriti, come il giornalista Maurizio Costanzo e la compagna, Maria De Filippi. Queste però sono le certezze confermate dalle sentenze. A Messina Denaro si spera chiedano conto anche dei casi mai risolti: segreti che, operando ai vertici di Cosa nostra accanto a Riina e Provenzano, deve certamente conoscere. Qui di seguito i principali, anche i meno famosi.

L'agenda rossa scomparsa

La scomparsa dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, il diario personale sottratto dalla sua borsa, affidata a funzionari dello Stato dopo la strage del 19 luglio 1992. La soffiata alla mafia che ha provocato la morte di Luigi Ilardo nel 1996, il collaboratore che stava portando i carabinieri all'arresto del boss Provenzano con dieci anni di anticipo. L'intervento di alcuni funzionari di polizia nel depistaggio del falso collaboratore Vincenzo Scarantino, nelle indagini e nel processo sulla strage di via D'Amelio. Il doppio ruolo a Palermo del prefetto Arnaldo La Barbera, come poliziotto e agente del Sisde. L'attività occulta in Sicilia e nel resto d'Italia dell'ex agente di polizia Giovanni Aiello. La morte dell'urologo Attilio Manca, archiviata come overdose, nonostante il volto sfigurato dalle botte e le tante testimonianze, secondo le quali il medico non era affatto un tossicomane.

Giovanni Falcone, a sinistra, e Paolo Borsellino (foto Ansa)

Se il boss arrestato facesse chiarezza su questi misteri, ne uscirebbe un'Italia migliore. L'ultimo, la morte del dottor Manca, è sicuramente una delle più vigliacche fra le operazioni occulte, messe a segno da quella diabolica alleanza di interessi che per tre decenni, fin dall'arresto di Totò Riina, ha unito i silenzi della mafia all'attività di alcuni apparati dello Stato. Alleanza di cui, dopo la cattura di Bernardo Provenzano, anche Matteo Messina Denaro è stato garante.

La morte di Attilio Manca

Attilio Manca, 34 anni, originario di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, venne trovato morto la notte tra l'11 e il 12 febbraio 2004 nella sua casa di Viterbo, dove lavorava come urologo nell'ospedale della città. L'ipotesi, avvalorata dai fatti e da una relazione della Commissione parlamentare antimafia, è che il medico, su richiesta di un conoscente, abbia visitato un paziente siciliano. E abbia riconosciuto in lui Provenzano, durante la sua latitanza e prima dell'intervento in Francia per un tumore alla prostata.

La morte del dottor Manca è ancor più vigliacca, perché la messinscena di siringhe fatta trovare nel suo appartamento infanga ogni giorno che passa la sua memoria. Una volta i mafiosi si facevano chiamare uomini d'onore, anche se nella loro attività criminale, militare e politica non c'era nulla di onorevole. La malattia oncologica che ha colpito Matteo Messina Denaro potrebbe non lasciargli molto tempo di vita: che almeno sia uomo e, visto che Riina, Provenzano e tanti altri non vivono più su questa terra, abbia il coraggio e ci aiuti a smontare la diabolica alleanza di cui è stato uno dei vertici. Lo faccia almeno per Caterina e Nadia Nencioni, le due bambine che ha ucciso in via dei Georgofili a Firenze. E per la signora Angela Gentile, la mamma del dottor Manca, che come tante altre madri, mogli e figlie del nostro Paese, attende da anni che qualcuno finalmente racconti la verità.

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