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Mercoledì, 19 Giugno 2024

L'inchiesta

Stefano Pagliarini

Responsabile redazione

Vi mettereste mai nelle mani di questi medici?

Ma voi mettereste mai il vostro cuore nelle mani di un cardiochirurgo che non ha mai fatto un intervento? No, nemmeno io ma è una questione che rischiamo di doverci porre in una sanità pubblica devastata dalla povertà finanziaria e di capitale umano. Anzi quest'ultimo è il vero grande bubbone.

Certo c'è carenza di camici bianchi e questo non è un fatto da sottovalutare ma sono anche convinto che quella penuria sia solo una faccia della medaglia. La causa più radicata è da ricercare da un'altra parte: nei corridoi delle cliniche universitarie e nelle scuole di specializzazione. Lì, dove i primari, i professori e i medici specializzandi esperti dovrebbero insegnare si rinuncia a formare le nuove leve, che anzi vengono impegnate per tappare i buchi nei reparti. Dovrebbero stare in sala operatoria a ripetere ogni giorno quei movimenti con cui si toglie un tumore e si sutura una ferita, invece stanno sulle scrivanie e compilare pile di cartelle cliniche e scartoffie.

Stiamo crescendo una generazione di medici depressi e incapaci

Rinunciare a formare gli specializzandi significa crescere un'intera generazione di medici depressi e incapaci. È questa l'urgenza della sanità italiana di oggi, come confermano anche i numeri e le dichiarazioni del più grande sindacato dei medici italiani, Annao Assomed, che a Today ha parlato di un malcostume in grado di colpire dal 70 all'80 percento delle scuole.

Tutta colpa della mancanza di personale? No. Quello è sempre un alibi. È un problema di mentalità. Lo ha spiegato molto bene in una intervista Guido Santini, 31enne della provincia di Arezzo, diventato medico di base dopo essere fuggito dalla scuola di specializzazione in Chirurgia toracica a Perugia: "Appena osi fare una critica, ti additano come "questi ragazzi che non vogliono fare" ma la verità è che, mentre tu ti senti un medico, gli altri ti trattano come qualcosa che sta sempre un gradino sotto. C'è sempre questo clima capace di non farti mai sentire all'altezza. Ho capito che non volevo una vita così e ho detto basta".

Guido non ha mollato perché mancava il personale ma perché lui e i suoi colleghi venivano schiacciati da una mentalità baronale e vecchia, quella che guarda ai giovani come subordinati, il cui unico compito è chinare la testa di fronte ai padri che sanno solo dire: "Tu non preoccuparti, ci penso io, lavoro io per te, non devi imparare, resta a guardare e accontentati". Una cultura che si riproduce come un virus. Passa da chi prima ne è stato vittima e poi, quando ne è libero, invece di provare a cambiare le cose, la riproduce esattamente allo stesso modo, come in una sindrome di Stoccolma.

"È così che è sempre funzionato" si sente spesso dire. Eppure dietro quella coltre di finta benevolenza, questi chirurghi d'esperienza fanno del male ai loro figli: li rendono insicuri, dipendenti, senza quell'autostima che è il carburante per poter puntare in alto ed entrare in competizione con i migliori.

Perché avremo sempre meno medici nei Pronto Soccorso

Per colpa di questa mentalità, la stessa delle madri che preparano i calzini la mattina ai figli di 40 anni, stiamo crescendo una generazione di ansiosi che rischia di non essere all'altezza delle sfide del futuro, che non potrà mai competere con i professionisti degli altri paesi europei, dove i giovani sono un potenziale su cui investire, non un peso. Qualcuno viene anche definito "arrogante". Questi giovani di oggi eh? Non c'è più religione. Ma quella non è arroganza: è ambizione, è voglia di crescere, è desiderio di essere ogni giorno più performanti. È il sale di una società sana e meritocratica e chi non lo capisce non è all'altezza del proprio ruolo.

Infatti il nostro sistema sanitario sta andando a tutta velocità verso il baratro. Questi padri stanno facendo del male ai loro figli, dicevamo, ma stanno facendo un grande torto anche a noi, che abbiamo il diritto di contare sulle cure di una classe medica adeguata. Forse ci sarà un giorno, ma nella sanità privata. Pagheremo tutto di più per avere la serenità di una diagnosi corretta. Pagheremo caro e lo pagheremo tutto noi il loro egoismo.

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