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Mercoledì, 24 Aprile 2024

Il galateo che torna utile

Donatella Polito

Giornalista

C'è un galateo per i vocali WhatsApp troppo lunghi?

C'è un galateo per i vocali WhatsApp troppo lunghi? Esiste un modo gentile per inviarli o per far capire che così non si può andare avanti, che 'sta storia dei soliloqui interminabili deve finire, che c'è gente che non è più disposta a sottostare al sequestro auditivo imposto dall'abuso da questa benedetta messaggistica? La disputa si accende in un campo ancora poco illuminato dal barlume del buon senso collettivo, dove utenti propensi alla parlantina interpellano senza troppo pensarci digitanti silenziosi e insofferenti all'abitudine. La speranza di tutti è quella di raggiungere prima o poi un compromesso, ma il punto è come arrivarci: come si fa a stabilire quando una nota vocale è accettabile e quando, invece, è meglio preferire un testo scritto? Qual è la durata giusta di un vocale e come sarebbe meglio inviarlo al destinatario che, a sua volta, dovrebbe saper distinguere contesti e situazioni prima di stizzirsi solo per puntiglio?

Messaggi vocali WhatsApp: usi, abusi e conseguenze

Stando alle rilevazioni di fine 2019, WhatsApp è utilizzato da oltre 2 miliardi di utenti nel mondo che inviano più di 100 miliardi di messaggi al giorno. Nel 2022 Meta ha fornito i dati secondo cui sono 7 i miliardi di messaggi vocali quotidiani scambiati su WhatsApp. Un mezzo di comunicazione decisamente positivo per l'azienda che controlla Facebook, Instagram e, appunto, i servizi di messaggistica istantanea WhatsApp e Messenger, secondo cui "i messaggi vocali hanno reso le conversazioni degli utenti ancora più personali. Con la voce le emozioni traspaiono in modo più naturale rispetto ai messaggi di testo". Bellissimo, quindi, no? No. O meglio, insomma, se poi la stessa Meta si è premurata di contattare un'esperta di buone maniere per fornire qualche criterio di comportamento al fine di utilizzare bene uno strumento che, evidentemente, è un attimo sfuggito di mano (e di voce) agli utenti. 

La sensazione, infatti, è che per più di qualcuno il vocale di WhatsApp sia una sorta di pozzo senza fondo dove immergere sfoghi, considerazioni, racconti con la pretesa che dall'altra parte qualcuno si prodighi a raccoglierli in tutta la loro estenuante esposizione. E magari pure con una certa solerzia, dal momento che le famose "spunte blu" dichiarano quando l'ascolto è avvenuto legittimando così l'aspettativa di una risposta. Una segreteria telefonica dall'utilità vagamente retrò, insomma, con la differenza che mentre all'epoca dei telefoni fissi si restava nel dubbio che la persona avesse effettivamente ascoltato il messaggio, ora la certezza della connessione costante stana nel qui e ora il destinatario stufo ma inerme davanti all'ennesimo trillo del papiro registrato. 

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Quando e come mandare (e ascoltare) un vocale WhatsApp?

Premessa: i messaggi vocali non vanno demonizzati senza distinzioni, perché davvero se usati in modo opportuno possono avvicinare gli utenti emotivamente e facilitare le comunicazioni. Il punto è, come sempre, stabilire la giusta misura di un utilizzo che, quando eccede, comporta il rischio di sfociare nell'invadenza mal tollerata. Perché ascoltare una registrazione, a differenza della lettura di un messaggio, comporta una necessità di isolarsi che non sempre è possibile in certe situazioni come, per esempio, le riunioni di lavoro. Si dirà: "E va bene, si ascolterà appena possibile". Vero, ma fino a un certo punto, dal momento che c'è chi ammette di avere l'ansia già solo vedendo quel player puntato sulla durata di un minutaggio importante.  

Quindi sì al messaggio vocale, ma sempre meglio se preceduto o seguito da un breve messaggio di testo che indichi l'argomento dell'audio e l'eventuale urgenza. Sì anche nel caso in cui con il destinatario si sia affrontato poco prima il discorso tema della registrazione oppure se si vuole rispondere velocemente e in modo più accurato a una domanda ricevuta nella forma scritta. In tutti i contesti, poi, il mittente dovrebbe evitare di sollecitare la risposta per non incorrere in un'intolleranza manifestabile nella forma di rigetto scritto o parlato. 

Per quanto riguarda il destinatario, invece, il suggerimento è di non partire prevenuto solo alla vista dell'audio sullo schermo, ancor più se la persona con cui si ha poca confidenza è stata così gentile da avvisare. E se proprio non se ne può più, il consiglio è di continuare a rispondere con un testo scritto a ogni vocale: se la persona ha orecchie per intendere, intenderà. Altrimenti lo si ammetta una volta per tutte, lo si dica schiettamente che non si ha tempo (o voglia) di restare inattivo mentre la voce scorre senza interruzioni. Poi, in caso ci si arrenda, l'accortezza è quella di evitare di premere play al vivavoce se si è in autobus, per strada o in contesti affollati dove la forma più elementare di rispetto, sia della privacy dell'interlocutore che delle persone a cui poco interessa dei fatti privati, dovrebbe essere sottintesa. 

Quanto deve durare un messaggio vocale?

Una regola precisa che indichi la durata massima di un vocale non c'è in modo assoluto: anche qui, è il buon senso a dettare l'opportunità di non dilungarsi oltre un certo tempo, ancor più se con il destinatario non si ha molta confidenza, è un collega oppure il proprio capo a cui si vuole descrivere con una sfiancante minuzia di particolari argomenti lavorativi che richiederebbero una mail o una telefonata. E non sia un alibi la possibilità che il destinatario possa velocizzare l’ascolto a 1x, 1,5x o 2x: la logorrea inappropriata è e tale resta, anche con la funzione che ne accorcia i tempi. Un buon criterio da tenere in mente è quello di Jo Bryant, l'esperta interpellata da Meta, secondo cui può diventare un ottimo vocale il messaggio che sia troppo lungo per essere scritto e troppo corto per fare una chiamata. E comunque sia - che valga sempre - "ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice" resti solo la minaccia in una strofa della canzone dei Thegiornalisti. 

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