Domenica, 21 Luglio 2024

L'editoriale

Maria Cafagna

Editorialista

Morgan è l'ennesima prova che la violenza contro le donne è un problema sistemico

Fino a questo momento in Italia le donne vittime di femminicidio sono state 88, meno rispetto al primo quadrimestre del 2023 quando furono 118 le donne uccise per mano di partner, ex partner o familiari. L’ultimo rapporto Istat sul tema racconta che la maggior parte dei maltrattamenti e delle violenza contro le donne avviene all’interno del nucleo familiare o da parte di persone che la vittima conosceva bene come, appunto, il partner o l’ex.

Oltre al numero delle morti c’è un altro numero spesso sottostimato o non sufficientemente raccontato, ovvero quello delle donne vittime di stalking o di atti persecutori come il revenge porn, ovvero la diffusione non consensuale di materiale intimo come foto o video. Le statistiche non corrispondono al numero reale perché le vittime scelgono di non denunciare. Esistono dei bias ancora molto forti che dissuadono le donne dal rivolgersi alle forze dell’ordine per raccontare una violenza subita: quelli culturali che vedono la donna responsabile della violenza subita - il cosiddetto victim blaming - rappresentano ancora per molte un freno. A questo si aggiunge la sensazione di essere sole e che nemmeno le persone che dovrebbero prendersi cura di loro sono in grado di intervenire. Teoria che in questo caso trova il riscontro del rapporto della commissione parlamentare di contrasto alla violenza di genere che documenta come ancora troppo spesso il personale sanitario, magistrati, giudici e forze dell’ordine spesso non sono adeguatamente formati per aiutare le vittime di violenza. Per questi motivi, quello della violenza di genere per certi versi è ancora un fenomeno sommerso.

Tutto questo è il riflesso di un problema di sessismo sistemico che favorisce gli uomini violenti a discapito delle vittime. L’ultimo clamoroso caso riguarda Morgan. Da quanto emerge dalle ricostruzioni, negli ultimi quattro anni l’artista avrebbe perseguitato la sua ex, la cantautrice Angelica Schiatti e il suo attuale compagno, anche lui cantautore, Edoardo D’Erme in arte Calcutta.

La vicenda è stata raccontata dalla giornalista Selvaggia Lucarelli in un articolo apparso sul Fatto Quotidiano poi diffuso sui social, che ha suscitato un forte moto di indignazione nei confronti di Morgan e di solidarietà verso Schiatti. I due hanno avuto una relazione nel 2019 chiusa dalla donna dopo pochi mesi; da lì sarebbero iniziati i comportamenti persecutori e violenti da parte di Morgan che avrebbero spinto la donna a denunciare. Nonostante i provvedimenti presi dalle autorità competenti come il codice rosso e il divieto di avvicinamento, Morgan avrebbe continuato a perseguitare la ragazza, i suoi familiari, le sue amiche e quello che nel frattempo era diventato il suo compagno. Mentre avveniva tutto questo, Morgan continuava indisturbato la sua carriera di artista, cantante e di “voce fuori dal coro” che gli ha attirato le simpatie della destra ora al Governo e non solo. Un video in cui apostrofava uno spettatore con epiteti sessisti era stato diffuso a ridosso dell’ultima stagione di X-Factor, ma la rete ha scelto di continuare la collaborazione con lui interrotta poi a causa di alcune frasi offensive rivolte da Morgan durante il programma.

Nel frattempo, la vita di Schiatti e Calcutta continuava a essere un inferno a causa sua. “A quattro anni dalla prima denuncia e a tre dal rinvio al giudizio, il processo è stato spostato da Monza a Lecco e non è mai stato emesso un divieto di avvicinamento - riporta il Corriere della Sera - I legali del cantautore [Morgan, nda] starebbero dunque cercando un accordo. Morgan è stato appena assolto dall’accusa di diffamazione aggravata nei confronti di Bugo”.

Per via del clamore suscitato dall’articolo di Lucarelli, Angelica e Calcutta hanno interrotto il silenzio durato quattro anni: nelle sue storie su Instagram, il cantautore ha chiamato in causa anche la casa discografica Warner che ha offerto a Morgan un contratto nonostante, spiega, all’interno dell’industria questi suoi comportamenti fossero cosa nota (in seguito alla denuncia di Calcutta, Warner ha comunicato di aver dato mandato ai propri legali di interrompere qualsiasi tipo di collaborazione con Morgan). Sui suoi canali social, Angelica Schiatti ha raccontato di essersi sentita sola e abbandonata, sensazioni molto comune tra le vittime di violenza di genere. Molte colleghe come Clara e Levante le hanno espresso solidarietà mentre Beatrice Quinta, ex concorrente di X-Factor, ha scritto sui social: “Tutti sanno di tutti dietro le quinte e il pubblico sa l’1% della merda che gira ma cadranno tutti dal primo all’ultimo”.

Se nemmeno Angelica e il suo compagno - ovvero persone che godono di una certa notorietà e hanno i mezzi per difendersi nelle sedi opportune - si sono sentiti al sicuro, figuratevi come possono sentirsi le persone comuni, con stipendi nella norma o sotto la norma, senza la possibilità di difendersi e spesso senza l’appoggio di amici e colleghi. E pensate a chi è ancora più debole come chi fa parte di categorie marginalizzate. La violenza di genere non risparmia nessuno ma le conseguenze possono essere ancora più devastanti per chi non ha gli strumenti per difendersi.

La vicenda che vede coinvolta Angelica Schiatti smentisce ancora una volta l’idea - troppo spesso rilanciata anche dalla stampa progressista - secondo cui gli uomini accusati di violenza subiscono una vera e propria persecuzione; per non parlare del famigerato “non si può più dire niente”.

Non è vero, lo dicono i fatti, le statistiche e storie come questa. Gli uomini, specie se potenti e specie se simpatici all’establishment conservatore, godono ancora di una certa impunità. Vale per Morgan (ancora oggi considerato da molte e molti un “artista maledetto” a cui andrebbero perdonate questa e altre nefandezze) ma vale anche per tanti uomini meno noti, famosi e potenti che godono dei benefici che concede loro una società profondamente sessista e misogina come la nostra.

Ogni giorno piccoli e grandi soprusi come questo si consumano sotto i nostri occhi spesso nel silenzio generale. È ora di chiamare in causa non solo i diretti interessati ma anche chi è indirettamente o direttamente loro complice: chi li copre, chi li giustifica, chi minimizza, chi tace.

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