Lunedì, 15 Luglio 2024

Berlusconi era unico e la sua eredità politica impossibile

Silvio Berlusconi è stato uno spartiacque. C’era una televisione prima dell’arrivo dei suoi canali televisivi e una completamente diversa dopo. C’era un calcio identico a sé stesso da decenni prima dell’arrivo del suo Milan; poi - insieme ad Arrigo Sacchi - lo ha completamente cambiato. E ovviamente quando nel 1994 ha deciso di “scendere in campo” in politica ha rivoluzionato ancora una volta tutto: comunicazione, alleanze, volti e molto altro ancora. Per trent’anni è stato il punto fermo della politica italiana: tutto cambiava intorno a lui; avversari, partiti, leader. Silvio Berlusconi, invece, era sempre al centro della scena. Ora, senza di lui si apre una nuova era: ci si interroga sul futuro di Forza Italia, si misurano i futuri rapporti di forza all’interno del centrodestra e del governo.

L’eredità politica di Berlusconi

Berlusconi non lascia eredi designati. Anzi, nel corso della sua storia – come un moderno Conte Ugolino – ha “mangiato” ogni erede possibile: da Angelino Alfano (quello a cui mancava il “quid”) in poi. Anche per questo motivo, pur avendo Berlusconi 86 anni, Forza Italia arriva a questo momento di passaggio non del tutto preparata. Anzi, negli ultimi anni sono diventate sempre più evidenti le divisioni e le faide che hanno attraversato Fi mentre il “capo” perdeva smalto e forza.

Tajani, vicepresidente e Coordinatore unico nazionale di Forza Italia, è stato l’uomo di fiducia di Berlusconi negli ultimi anni, e il suo potere all’interno del Partito è uscito rafforzato dall’ultimo rassemblement in FI – con la destituzione di Alessandro Cattaneo dal ruolo di presidente del gruppo parlamentare, sostituito da Paolo Barelli – ispirato dalla compagna del Cavaliere Marta Fascina. Ma senza Berlusconi è facile immaginare che all’interno di Forza Italia tutte le tensioni sopite dal carisma di Berlusconi verranno alla luce, dando vita a una vera e propria “guerra di successione” tra le varie anime del partito.

Ma la domanda più importante, che ci si dovrebbe porre è se esiste un’eredità politica di Berlusconi all’interno di Forza Italia. O meglio: può esistere Forza Italia senza Silvio Berlusconi? L’impressione è che senza il suo fondatore Fi non abbia più alcuna ragione di esistere; il presidente ne era – ne è sempre stato – l’essenza stessa, il motivo vero per il quale ancora raccoglie consenso. La vera sfida per Forza Italia, partito che non ha mai tenuto un vero congresso, è sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore. Un obiettivo per nulla scontato.

Il ruolo di Silvio Berlusconi

L’eredita politica di Silvio Berlusconi, forse, andrebbe quindi cercata fuori da Forza Italia. La domanda è non solo chi potrebbe ereditarne il residuo consenso elettorale ma chi potrebbe provare a ereditarne il ruolo. Berlusconi è stato un uomo politico di grande impatto per la politica italiana anche e soprattutto perché è stato un grande federatore. Prima di lui, prima del 1994, il centrodestra italiano semplicemente non esisteva. L’alleanza che oramai tutti danno per scontata, quella tra Lega, Forza Italia e la destra (prima rappresentata da Alleanza Nazionale e ora da Fratelli d’Italia), prima delle elezioni della discesa in campo di Berlusconi non era neanche ipotizzabile. Berlusconi – per lungo tempo – ha fatto da stabilizzatore in una coalizione che metteva insieme un partito che guardava esclusivamente agli interessi dell’elettorato del nord (la Lega) e un partito, Alleanza Nazionale, che raccoglieva la maggioranza dei consensi al centrosud.

Negli ultimi anni, invece, Berlusconi si era ritagliato, oltre al ruolo di federatore, quello di garante nei confronti dell’Europa di una coalizione irrimediabilmente attratta dal “richiamo” sovranista e dalle sirene antieuropeiste. Il suo ancoraggio personale, e quello di Forza Italia, all’interno del Partito Popolare europeo è stato per Bruxelles un motivo di tranquillità rispetto all’arrivo di Giorgia Meloni al governo.

La morte di Silvio Berlusconi rischia di spostare ulteriormente a destra il governo, proprio perché rischia di rimanere orfano della sua anima “popolare” e moderata. Un ruolo che, appunto, oggi rischia di rimanere scoperto nella maggioranza di centrodestra. Un vuoto importante, che comunque andrà colmato e che oggi rappresenta il vero cuore dell’eredità politica di Berlusconi. Perché l’unica eredità possibile da raccogliere è questa: solo pensare che possa esistere un nuovo Berlusconi, qualcuno che possa sostituire la sua figura o prenderne in qualche modo il posto di leader e federatore è totalmente fuori dalla realtà.

A proporsi come eredi di Silvio Berlusconi, proprio per cercare di carpirne il residuo consenso, saranno in molti, sia nel campo della destra, sia nel campo del centrosinistra, a iniziare da quel Matteo Renzi che – anche da leader del Pd – non usò mai toni aggressivi nei confronti del Cavaliere. Quel che è certo è che senza Berlusconi (e senza Forza Italia?) si apre uno spazio politico “moderato” e centrista piuttosto ampio che in molti cercheranno di occupare. Non è da escludere un completo rassemblement del l’area di centro con i “partitini” del centrodestra e il Terzo Polo pronti a contendersi l’eredità politica più complessa della storia recente di questo Paese. 

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