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Martedì, 21 Maggio 2024

Il ricordo

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Chandler Bing, l'eterno insicuro dal sarcasmo pungente che c'è in ognuno di noi

"Buonasera San Pietro"
"Buonasera, si presenti"
"Mi chiamo Matthew Perry, ma forse lei mi conosce come Chandler Bing, di solito mi chiamano tutti così"
"Ha detto... Chanandler... Bong?"
"...no, Chandler, Chandler Bing"
"Ah d'accordo, mi scusi. Chandler, che lavoro faceva quando era in vita?"
"Eh guardi, sono anni che cerco di spiegarlo alla gente, ma di solito non capiscono mai. Però può scrivere 'Qualcosa con i numeri'!"

"..."
"Mi scusi, faccio battute quando sono a disagio"

La dipartita di Matthew Perry me la immagino più o meno così. Come un imbarazzante e goffo inizio anche nell'aldilà. Ci sono personaggi famosi che, quando scompaiono, lasciano un segno non solo tra amici e parenti, ma anche tra i milioni (in questo caso miliardi?) di fan che hanno trascorso anni in loro compagnia. Matthew Perry è sicuramente uno di loro.

Lo dico subito: Chandler è il mio Friends preferito, e in generale è proprio uno dei personaggi delle serie tv che amo di più. Principalmente per la sua ironia, quell'ironia pungente, cinica e spesso fuori luogo. Un campione nell'uso del sarcasmo per celare la sua fragilità, quella fragilità che gli ha causato tanti problemi nella vita fuori dalle telecamere - "Non sono bravo con i consigli. Posso farti un commento sarcastico invece?".

Figlio di genitori divorziati, con i quali ha un rapporto difficile che gli ha creato una grande insicurezza (e un forte odio per la Festa del Ringraziamento), con un lavoro - che dopo dieci stagioni resta ancora un mistero - che non lo soddisfa, un vizio (il fumo) in cui ricasca sempre, relazioni sentimentali non adatte a lui (indimenticabili quelle con la capoufficio di Rachel o una delle sorelle di Joey), tanto da finire sempre per tornare controvoglia sui suoi passi (OH - MY - GOD! vi dice qualcosa?) e a respingere i sentimenti - "Fino a venticinque anni ho creduto che l'unica risposta a 'Ti amo' fosse 'Oh merda'". E che, quando invece si innamora davvero, lo fa sempre della persona sbagliata: la ragazza del suo coinquilino o la sorella del suo amico dai tempi del college (che però, fortunatamente, alla fine si rivelerà quella "giusta").

Un uomo che alla soglia dei 30 anni inizia a rendersi conto che la vita scorre veloce - quanti di noi hanno condiviso almeno una volta nella vita il suo pensiero: "Ho 29 anni, maledizione. Voglio sedermi su una sedia comoda, guardare la televisione e andare a dormire a un'ora ragionevole!". E che proprio sentendo la vita scorrere a un certo punto trova il coraggio di rimettersi in gioco, di rischiare e ricominciare provando a cambiare lavoro per seguire una passione. E alla fine trova la sua strada e compie la scelta più rivoluzionaria: lasciare gli appartamenti. Prima quello del suo coinquilino - così diverso da lui, ma con il quale condivide una delle amicizie più belle della storia delle sitcom -, poi quello in cui tutti noi abbiamo trascorso interi pomeriggi: quello di Monica. È la fine di un'era.

"Sono a pezzi e ho un disperato bisogno di affetto", urla a un certo punto Chandler a Janice tornando da lei per l'ennesima volta. Chi di noi non si è mai ritrovato, almeno una volta nella vita, a pensare la stessa cosa? Chi di noi non ha mai usato l'umorismo come arma di difesa personale per nascondere la propria fragilità? Insomma: empatizzare con Chandler è facile. Perché alla fine c'è un po' di Chandler in ognuno di noi.

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