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Lunedì, 15 Aprile 2024

L'assassinio

Massimiliano Melley

Giornalista

Putin va fermato subito: la morte di Navalny non sia stata vana

Da vicino nessuno è perfetto, e Aleksei Anatolevich Navalny non faceva eccezione. Per esempio dovette spiegare e rispiegare il perché di quella battuta sulla Crimea, che non sarebbe un "tramezzino" da restituire il più presto possibile a Kyiv, e che gli era valsa l'accusa, in certi ambienti ucraini, di essere in fondo un imperialista russo, al limite poco meno del suo nemico numero uno, lo zar Vladimir Putin.

Ma ora Navalny è morto. Non si sa come, a parte la versione ufficiale del malore dopo una passeggiata all'interno della prigione sibieriana di Kharp, dove era stato portato poco tempo fa. Si sa però chi ne è il responsabile, diretto o indiretto. Putin, naturalmente. La sintesi perfetta l'ha vergata, su X, il presidente della Lettonia, Edgars Rinkevics: "Qualsiasi cosa si pensi di Navalny come politico, è stato brutalmente assassinato dal Cremlino. Questo è un fatto ed è una cosa da sapere a proposito della vera natura dell'attuale regime russo".

Tutti sapevamo che sarebbe accaduto. Non si può resistere a 20 anni di carcere duro "alla russa". Con la luce accesa 24 ore su 24, video dei discorsi di Putin a ripetizione, cibo e moto insufficienti, cella striminzita e la certezza di essere in prigione per avere detto la verità. Lo sapeva lo stesso Navalny, nel 2021, quando tornò dalla Germania per comparire davanti a un giudice che gli avrebbe chiesto spiegazioni sulla sua permanenza in suolo tedesco, motivata (come si sa) dalla cura di un avvelenamento in prigione, cura per la quale la stessa amministrazione penitenziaria aveva concesso l'espatrio. Complicato, contraddittorio? Sì, ed è l'esatta misura di quanto importi (zero) al regime russo, ormai, salvare le apparenze.

Gli obbiettivi di Putin

Putin ha due grandi obiettivi: ricostruire un "impero" russo (e la conquista dell'Ucraina è funzionale a questo) e distruggere l'Occidente, visto come l'eterno nemico. Conosce, e riconosce, solo un linguaggio: l'uso delle armi, possibilmente brutale. Con la morte di Navalny, Putin colpisce l'oppositore più in vista, e per questo più "protetto" dalla comunità internazionae. Eliminare Navalny serve a Putin soprattutto per mantenere un regime di terrore e sopprimere sul nascere ogni eventuale tentazione di ribellarsi. Se capita a uno come lui, così famoso e "protetto", può capitare a chiunque. Sono avvertiti i dissidenti attuali e quelli che verranno.

L'Occidente può fare qualcosa. Può, certamente, dedicare strade e parchi, e magari premi, a Navalny. Ma, con più urgenza, può aiutare l'Ucraina a vincere la guerra. Se le armi sono l'unico linguaggio che Putin comprende, la sconfitta sul campo sarà l'occasione per il collasso del suo regime. Navalny, in Occidente, era diventato un simbolo importante. Se, dopo la sua morte, i governi del mondo libero capiranno di doversi sbrigare, la sua morte non sarà stata certamente invano.

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