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Domenica, 19 Maggio 2024

Fabio Salamida

Giornalista

No, non è colpa dei cagnolini se facciamo meno figli

Per la seconda volta nel corso del suo pontificato Papa Francesco punta il dito contro le persone che adottano gattini e cagnolini, accusandoli nuovamente di contribuire al calo delle nascite. La condanna del Pontefice è avvenuta durante gli Stati Generali della Natalità, la due giorni che si è tenuta a Roma e a cui hanno preso parte, oltre al capo della Chiesa Cattolica, la Presidente del Consiglio, la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, il Ministro dell'Istruzione e del Merito e importanti rappresentanti del mondo dell’economia. Durante il suo intervento, Bergoglio ha portato due aneddoti: il primo in cui il suo segretario ha visto un cagnolino dentro un passeggino, l’altro in cui lo stesso Pontefice ha rimproverato una donna di mezza età che gli aveva espressamente chiesto di benedire il suo cucciolo, facendogli perdere la pazienza.

Bergoglio e i pet, un rapporto conflittuale

Premessa doverosa: paragonare cani e gatti a dei bambini e trattarli come tali probabilmente non è sintomo di sanità mentale, ma della questione dovrebbero occuparsi gli psicologi e gli studiosi degli innumerevoli percorsi contorti della mente umana. Altra premessa, altrettanto doverosa: ci sono preti che benedicono qualsiasi cosa, anche auto di grossa cilindrata comprate a rate (che giustamente i proprietari vogliono proteggere…), basta lasciare la giusta offerta alla parrocchia.

Bergoglio parlò per la prima volta di animali domestici e bassa natalità lo scorso 26 agosto; durissime le sue parole in occasione della Giornata Mondiale del Cane: “Qui è l’inverno demografico europeo: invece dei figli preferiscono avere cani, gatti. È un po’ l’affetto programmato: io programmo l’affetto, mi danno l’affetto senza problemi. E se c’è dolore? Beh, c’è il medico veterinario che interviene, punto. E questa è una cosa brutta. Per favore, aiutate le famiglie ad avere dei figli. È un problema umano e anche un problema patriottico”.

Il dogma e il dio denaro

Le parole del Papa, come spesso accade, partono da un preconcetto: chi non mette al mondo dei figli lo fa per egoismo e preferisce avere cani e gatti. Il motivo? Voglia di affetto a basso costo. In verità tutti i principali istituti di ricerca ci dicono che in Italia le donne non fanno più figli perché i salari sono troppo bassi, le tutele sono sempre meno e i servizi sono insufficienti: tutto questo rende molto difficile essere madri e lavoratrici. Pesano anche altri fattori, come il cambiamento degli stili di vita e la percezione, sempre più diffusa, che il futuro di chi nasce oggi sia molto incerto. Per affrontare quindi in modo corretto la questione, bisognerebbe dunque riconoscere la centralità del ruolo della donna e l’insindacabilità delle sue scelte, specialmente quando riguardano l’uso che fa del suo corpo, ma su questo la Chiesa Cattolica ha ancora molta strada da percorrere.

Nell’invettiva del Pontefice, spicca anche il termine “patriottico” e non è un caso. L’inverno demografico è infatti un fenomeno che – va ricordato – riguarda solo una parte del mondo ricco, di cui fa parte l’Italia: ha risvolti meramente economici, risvolti molto lontani dalla spiritualità. Lo argomenta bene e senza troppi giri di parole la stessa premessa degli Stati Generali della Natalità: “Con l’attuale trend demografico in pieno declino - spiegano gli organizzatori sul sito dell’evento - lo scenario, apparentemente apocalittico, non è così fantasioso. Senza bambini significa, tanto per fare degli esempi che diano concretezza alla visione, senza la necessità di biberon, di prodotti per l’infanzia, di asili, di scuole, di insegnanti, di scuole di calcio e di danza, e poi di forza lavoro per contribuire alla spesa pubblica e al pagamento delle pensioni”. Insomma, mentre la popolazione mondiale supera gli otto miliardi e milioni di bambini soffrono la fame e la sete, in alcuni Paesi ricchi ci si pone (giustamente) il problema di come gestire una popolazione sempre più anziana e longeva e far fronte alla spesa pubblica. Per i paladini della natalità, tutti devono avere voce in capitolo (politica, istituzioni, aziende, banche, media, mondo della cultura e dello spettacolo, società civile) perché, chiosano: “un figlio è di tutti e per tutti”. Anche in questo caso, all’appello ovviamente mancherebbero quelle donne che i figli li portano in grembo: sarà per il prossimo secolo.

Sul fronte politico, quello del contrasto al calo delle nascite è forse l’unico vero punto di incontro tra l’attuale Governo e Papa Francesco, che, al contrario, resta molto critico sulla gestione dei flussi migratori e dell’accoglienza. Per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni la denatalità è la madre di tutte le priorità, una missione quasi più vitale del “blocco navale” necessario per fermare la cosiddetta “invasione” dei migranti e impedire la temutissima “sostituzione etnica”, incubo del Ministro dell’Agricoltura e cognato d’Italia. Ciò che forse stride è il fatto che un Papa così attento agli enormi squilibri tra nord e sud del mondo si spenda così tanto per la tenuta del sistema economico della parte più ricca, materia da economisti più che da capi religiosi, arrivando a fare la morale a chi adotta cani e gatti, creature cantate da un altro Francesco che ci insegnò ad amare tutte le sorelle e i fratelli con cui conviviamo su “sora nostra matre terra”; anche se non ci pagano le pensioni.

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