Lunedì, 8 Marzo 2021
L'opinione di Andrea Maggiolo

L'opinione di Andrea Maggiolo

A cura di Andrea Maggiolo

Il partito di Conte è già un ricordo?

Sembra ieri, sembra passata una vita. Conte non aveva in mente di fare il "Partito di Conte", la "lista Conte", "Coalizione dello sviluppo sostenibile", chiamatelo come volete? Non poteva puntare addirittura a un 10-15 per cento di consenso nei sondaggi? Di colpo non se ne parla più, anzi. Pare che l'avvocato di Volturara Appula sia più organico che mai al Movimento 5 stelle. Cerchiamo di vederci chiaro.

Il partito di Conte non si fa più?

Il premier dimissionario è stato impegnato con le riunioni di partito del M5S di Di Maio e Grillo, è parso coinvolto. "Le fragole sono mature, le fragole sono mature", chiosava Grillo dal blog prima di incontrare a Montecitorio in sala Tatarella i ministri uscenti, il presidente dell'associazione Rousseau Davide Casaleggio, il premier uscente Giuseppe Conte e i direttivi di Camera e Senato. Più tardi Conte, in una passeggiata intorno alla Camera, a chi gli domandava se avrebbe fatto parte del governo Draghi spiegava: "Io guardo sempre al futuro, al bene dell'Italia. Non guardiamo ai destini personali".

"Con lui oggi la famiglia si allarga". Con questa frase Luigi Di Maio dava ieri la benedizione grillina all'avvocato del popolo che, detronizzato da Palazzo Chigi, entrava a far parte del gruppone che decide le sorti del Movimento 5 stelle. La sua partecipazione al vertice alla Camera per decidere la linea da portare all'incontro con il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi è stata una mossa politicamente estremamente rilevante, più di quanto possa apparire. 

Secondo alcune indiscrezioni raccolte oggi dai quotidiani in base a presunte fonti del M5s e del Pd, Grillo riterrebbe indispensabile coinvolgere Giuseppe Conte verso la nuova metamorfosi del Movimento 5 stelle: "Un partito che dal centro raccolga la cultura liberale, popolare, socialdemocratica e la porti nel futuro dell’ambientalismo, che è l’ideologia delle nuove generazioni, e dello sviluppo sostenibile, che è la nuova casa in costruzione delle società capitaliste costrette a ridefinire anima e business di fronte ai limiti delle risorse naturali" scrive Ilario Lombardo sulla Stampa. Fa un po' specie leggere nella stessa frase "cultura liberale e socialdemocratica" e "Movimento 5 stelle", ma tant'è. Non ci si stupisce quasi più di nulla in questa legislatura.

Passando dagli scenari lievemente surreali alla realpolitik, nel M5s in molti spingono affinché Conte entri in prima persona nel governo Draghi. Come ministro e come rappresentante del M5s. Lui nicchia. Legarsi ora a doppio filo, e definitivamente, ai pentastellati, significherebbe dire addio al progetto di una sua lista personale. "Conte non è il federatore di una fantasmatica alleanza M5S-Bettini-Zingaretti-D’Alema, è un uomo di partito: del partito M5S", scrive su Twitter Jacopo Iacoboni. E lui dentro al M5s e con un ruolo nell'esecutivo potrebbe essere il modo per evitare che i pentastellati si spacchino sul sostegno a Draghi: solo una decina sarebbero i senatori ancora contrari, e se l'avvocato "del popolo" avrà spazio e magari un ministero che possa occuparsi di tematiche care al M5s (Ambiente-Sviluppo economico, magari uniti in un unico dicastero), i pentastellati potrebbero uscirne addirittura, incredibilmente, rafforzati. Ora Conte è necessario dentro al Movimento, per traghettarlo da qualche parte, qualsiasi sia la destinazione.

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