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Lunedì, 20 Maggio 2024

Alfonso Bianchi

Giornalista

Così Letta e Draghi porteranno a un'Europa più simile agli Usa

L'Unione europea si è affidata a Enrico Letta e a Mario Draghi per cercare idee nuove su come riformare la propria economia e renderla più competitiva sullo scacchiere mondiale. E i due ex presidenti del Consiglio italiani paiono essersi mossi di concerto, proponendo soluzioni complementari, che puntano a rendere il nostro sistema più simile a quello statunitense. L'idea è che per battere il nostro alleato a livello geopolitico, ma concorrente dal punto di vista economico, dobbiamo puntare a creare giganti in grado di confrontarsi con i suoi, in tutta una serie di settori, a partire dal digitale, in cui siamo ancora molto indietro. Ma per farlo servono soldi, finanziamenti, investimenti.

La "missione" di Mario Draghi ed Enrico Letta per salvare l'Europa (dai nazionalismi)

E questi finanziamenti devono essere soprattutto privati. Sì perché seguire la strada degli aiuti pubblici, che ha reso grande la Cina, è una scelta vietata dai dogmi economici liberali che sono alla base dell'Unione. I Paesi frugali sono stanchi della tolleranza sulla spesa pubblica eccessiva, concessa per far fronte all'emergenza coronavirus. E non vogliono sentir parlare di nuove emissioni di debito comune, come quelle che hanno finanziato il Next Generation EU, il cosiddetto Recovery Fund, con cui l'Europa ha inondato di miliardi i Paesi membri, soprattutto quelli 'spendaccioni' come l'Italia. A Letta era stato commissionato un rapporto su come migliorare il Mercato unico europeo, e lui ha risposto in sostanza sostenendo che deve essere ampliato ancora di più, che serve più capitalismo, più libero mercato, a partire da quei settori su cui la competenza è ancora nazionale come le telecomunicazioni e i mercati finanziari.

Il piano per frenare la fuga di investimenti europei verso gli Usa

Soprattutto su quest'ultimo a suo avviso si deve puntare, se si vuole fare in modo che i soldi degli europei finiscano a finanziare la nostra economia, potenzialmente creando così dei giganti capaci di imporsi a livello mondiale. Proposta per la prima volta nel 2014, la cosiddetta Unione dei mercati dei capitali dovrebbe trasformare il mercato finanziario europeo in qualcosa di più della somma delle sue parti, rendendolo più attraente per gli investitori. È questa l'idea. "Ogni anno più di 300 miliardi di euro lasciano l'Europa per investire negli Stati Uniti perché il mercato europeo è frammentato e non abbastanza attraente", ha sostenuto Letta nel presentare il suo rapporto.

Il rapporto di Draghi sulla competitività, invece, sarà presentato non prima di giugno. Ma l'ex numero uno della Bce ha già dato alcune anticipazioni su quali saranno i suoi contenuti, sostenendo che all'Europa serve "un cambiamento radicale". Draghi a Bruxelles è considerato quasi un profeta, è stato ribattezzato 'Super Mario' ed è ritenuto l'uomo che ha salvato l'euro con la sua strategia del 'whatever it takes', del 'costi quel che costi', quando nel 2015 utilizzò il 'bazooka' del Quantitative easing, provvedimento con cui la Bce si impegnò ad acquistare per quasi due anni titoli di Stato dei Paesi dell'Eurozona, per un valore di 60 miliardi di euro, salvandoli dalla crisi.

Il ritorno di Draghi: "I rivali marciano su di noi, serve un cambiamento radicale"

Parlando questa settimana a una conferenza a La Hulpe, in Belgio, ha usato toni di guerra sostenendo che i rivali "marciano su di noi", e rimproverando all'Europa di aver avuto finora "un focus sbagliato" sui temi della competitività, non ritenendo di fatto "la nostra competitività esterna una questione politica rilevante". "Ci siamo rivolti verso l'interno, vedendo i nostri concorrenti come noi stessi, anche in settori, come la difesa e l'energia, nei quali abbiamo profondi interessi comuni. Nello stesso tempo, non abbiamo guardato al di fuori", ha aggiunto.

A suo avviso nel mercato europeo le imprese devono essere incoraggiate a crescere e aggregarsi, soprattutto in settori strategici come quello della difesa perché "i primi cinque player negli Stati Uniti valgono l’80% del mercato, mentre in Europa soltanto il 45%". Insomma per Draghi per battere Golia non ci vuole Davide, ma un altro Golia altrettanto grande. Serve favorire la crescita di mega imprese europee. E non a caso a criticare questa visione è stata la guardiana della Concorrenza europea: Margrethe Vestager. "Non si promuove la competitività" a livello mondiale, "abbandonandola all'interno dell'Unione europea nella speranza che i monopoli europei possano competere meglio con i rivali al di fuori dell'Unione europea", ha avvertito la responsabile dell'Antitrust.

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