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Mercoledì, 17 Aprile 2024

Fabio Salamida

Giornalista

La pillola anticoncezionale gratis è un atto di civiltà

La pillola anticoncezionale sarà gratuita, o almeno lo saranno larga parte di quelle oggi in commercio. La misura è stata approvata dal Comitato prezzi e rimborsi dell'AIFA e come spesso accade nel nostro Paese, quello che dovrebbe essere salutato da tutti come un atto di civiltà viene invece osteggiato dai soliti noti, da quelle frange estremiste che puntualmente pretendono di mettere bocca sulla sacrosanta libertà delle donne di scegliere cosa fare del proprio corpo e soprattutto se essere o non essere madri. Frange estremiste che hanno anche dei rappresentanti nelle istituzioni, perché ad alcuni partiti fanno comodo i loro voti per arrotondare le percentuali.

La levata di scudi dei soliti noti

Sorvolando infatti sulle dichiarazioni deliranti degli esponenti di "Pro Vita & Famiglia”, che per fortuna rappresentano quattro gatti spelacchiati, o sulle copiose twittate di Mario Adinolfi, zero voti a Ventotene, si rimane basiti leggendo quelle di un’esponente della maggioranza, la senatrice di Fratelli D’Italia Lavinia Mennuni: “Abbiamo una priorità - scrive in una nota - ed è che ogni risorsa disponibile dello Stato venga apposta per favorire la natalità e sostenere la famiglia. La decisione di stanziare 140 milioni di euro annui per la contraccezione gratuita, assunta dai vertici in scadenza dell’Aifa in maniera unilaterale, non può essere accettata, anche perché rischia di banalizzare un tema estremamente delicato che riguarda la donna, le sue scelte e la sua salute”. In verità, ad affrontare un tema estremamente delicato in modo improprio è proprio la parlamentare del partito della Presidente del Consiglio, che di fatto, mettendo in relazione la bassa natalità con le pillole anticoncezionali, sostiene che per “riempire le culle” (espressione agghiacciante spesso utilizzata dagli esponenti di questo Governo) bisogna fare in modo che chi non vuole avere figli li abbia lo stesso, anche per errore. Secondo la senatrice, l’Agenzia Italiana del Farmaco dovrebbe tornare sui suoi passi, perché, a suo dire, la decisione spetterebbe alla politica. Non è assolutamente così: una decisione di questo tipo spetta proprio all’Aifa, i cui dirigenti sono sì di nomina politica, ma godono di piena autonomia.

Un ritorno al futuro

La pillola anticoncezionale è già gratuita nel Lazio, in Emilia Romagna, in Toscana, in Piemonte, in Puglia e nella Provincia Autonoma di Trento: è un sostegno dello Stato a quelle donne che hanno difficoltà economiche e dovendo tagliare una serie di spese rischiano quelle gravidanze indesiderate che in molti casi le porta a dover ricorrere all’aborto. È un ritorno al futuro - ha dichiarato Mario Puiatti, presidente dell’Associazione Italiana per l'Educazione Demografica - di cui siamo molto soddisfatti. Nel senso che fino al 1993, ovvero fino a trent’anni fa, la contraccezione era già gratuita e questo ha contribuito anche alla sua conoscenza e diffusione tra le donne italiane. Con la decisione attuale dell’AIFA, viene restituita fiducia sulla sicurezza di un farmaco usato da decenni da milioni di donne, ma soprattutto si restituisce alla contraccezione il ruolo prioritario per la tutela della salute e del benessere delle donne e delle ragazze”. Investire sulla contraccezione vuol dire quindi prevenire le interruzioni di gravidanza ed è surreale che siano proprio le più accanite e i più accaniti anti-abortisti ad osteggiare tutto quello che possa aiutare le donne a non abortire, dai preservativi alla pillola, passando per l’educazione sessuale nelle scuole, che marchiano come “propaganda gender”.

Un Governo lungimirante, di fronte a un fenomeno come la denatalità, metterebbe in campo politiche a sostegno delle classi meno agiate, lavorando per aumentare i salari e migliorare le condizioni di vita di tutti, investendo su scuola, sanità e servizi. Un Governo miope, al contrario, evoca “sostituzioni etniche” e promette delle mance a chi mette al mondo dei figli, come se quelle culle si possano “riempire” come si riempie una busta della spesa, come se le donne siano dei polli in un allevamento intensivo.

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