Sabato, 13 Luglio 2024

La zona grigia

Yasmina Pani

Editorialista

Tutte le idiozie che ho sentito sulla prima prova di maturità

Sulla prima prova scritta dell’esame di Stato, come sempre, hanno tutti qualcosa da dire. Poiché si tratta di letteratura italiana e di scuola, la gente non ritiene necessario avere un minimo di competenza per esprimersi: tutti ne capiscono, tutti hanno la loro lettura vincente, tutti hanno un motivo per rompere le palle. Sembra che sia non solo inevitabile ma necessario, ogni anno, uscirsene con nuove ragioni per criticare sia la struttura dell’esame che le tracce uscite. Del resto, polemizzare a caso è ormai uno sport nazionale.

Partiamo dai classici intramontabili: l’esame di Stato è inutile o addirittura dannoso, e in particolare lo è lo scritto di italiano! Le ragioni addotte per questa brillante opinione sono diverse: qualcuno dice che la prova non è equa perché non è possibile valutare in modo oggettivo e quindi alcuni studenti verranno privilegiati rispetto ad altri (ovviamente non si capisce chi). Altri si lamentano perché l’analisi del testo e il tema argomentativo e di attualità non sono tipologie testuali “utili”, a differenza per esempio della lettera motivazionale. Come dicevo prima, non è che ci si domandi se si hanno le competenze minime per disquisire della questione. Avendole, infatti, si capirebbe che esistono griglie di valutazione strutturate molto bene, che permettono di dare un voto quanto più possibile obiettivo e trasparente, valutando competenze e abilità specifiche (coerenza, coesione, lessico, ortografia, morfologia, aderenza alla traccia ecc). Certo, uno scritto di italiano non può essere valutato in modo completamente oggettivo, e ogni docente darà un voto diverso; ma questo vale anche per un test a risposta aperta di biologia, se è per questo, e in ogni caso a tutti noi capiterà nel corso della vita di incorrere in valutazioni soggettive, con le quali dobbiamo imparare a misurarci. L’importante è che il voto non sia dato a caso, ma sia motivato, cosa che avviene ormai da anni.

Se si avesse un minimo di conoscenza sul funzionamento dello scritto di italiano, poi, si saprebbe anche che il suo scopo non è insegnare qualcosa di “utile” inteso come direttamente trasferibile nel mondo del lavoro (come se l’unica cosa utile fosse questa): l’analisi del testo e il tema servono a verificare che lo studente sia capace di analizzare e comprendere quello che legge, di sostenere la sua tesi argomentando, di fornire motivazioni per ciò che afferma, di riflettere su temi astratti e complessi. Tutte abilità non esattamente “inutili” nella vita adulta.

Polemiche anche da esperti della letteratura

Ci sono poi ogni anno le polemiche sulle singole tracce: lasciando perdere i folli che hanno detto che sono stati scelti Ungaretti e Pirandello perché fascisti (non credo che una simile affermazione sia meritevole di commento), anche professionisti di spessore si sono lasciati prendere la mano. Claudio Giunta ha scritto che far analizzare sempre poesie sulla morte rischia di far pensare agli studenti che la letteratura parli solo di questo, e che sarebbe meglio piantarla con poeti come Ungaretti. Un po’ triste che la smania della polemica abbia preso anche lui, facendogli dimenticare che non è che scegliamo i poeti che ci piacciono, ma quelli che sono stati rilevanti nella storia letteraria: Ungaretti parla di morte e questo a qualcuno può non piacere, ma non si capisce perché dovrebbe renderlo meno meritevole di essere studiato, soprattutto considerando che non sono state rilevate, che io sappia, connessioni tra l'allegria del tema e la bellezza o profondità del testo. Trovo inoltre offensivo nei confronti degli studenti dipingerli come dei superficiali scemotti incapaci di apprezzare un testo dal contenuto luttuoso: in realtà semmai l’adolescenza è uno di quei periodi della vita in cui si va in cerca di temi oscuri e ci si confronta con il male. Inoltre, che la letteratura non parla solo di morte lo avranno ben osservato nei tre anni in cui l’hanno studiata.

Un altro aspetto curioso è che molti sembrano essersi sentiti in obbligo di trovare dei difetti nelle tracce come se apprezzarle significasse sostenere il governo. Un altro sport nazionale è infatti quello di criticare per presa di posizione, pena il rischio di essere ascritti alla fazione nemica. In realtà, le tracce non solo sono in linea con il livello degli ultimi anni, ma lo superano anche: quantomeno gli autori dei testi selezionati sono persone serie, mentre negli ultimi due anni era comparso un po’ di tutto.

Queste critiche nascondono una mentalità preoccupante

L’esame di maturità è certamente migliorabile, come lo sono tutti i prodotti umani, ed è giusto mettere in discussione ciò a cui siamo abituati. Ma certo questo non deve essere fatto sulla base di una presunta utilità pratica e finanziaria delle prove, cosa che non è lo scopo della scuola, sebbene molti si ostinino a non capirlo; né con sulla base dei – di nuovo, presunti – gusti degli studenti, che intanto non si capisce come dovrebbero essere misurati, e in ogni caso non sono il criterio da seguire per stilare programmi e metodi di verifica. L’ossessione per l’utilità pratica è in particolare molto pericolosa, per due principali ragioni: diffonde negli studenti l’idea che tutto ciò che conta nella vita sia trovare un lavoro e far soldi, senza alcuna cura per il nutrimento dell’anima, la crescita personale, la comprensione delle emozioni e della complessità umane, la consapevolezza critica sullo ieri e sull’oggi. E li convince inoltre che solo le materie tecniche siano funzionali a una carriera: le materie umanistiche sono solo dei passatempi per ricchi, che non hanno la minima ripercussione pratica e che continuiamo a studiare solo perché siamo dei passatisti imbrigliati nella mentalità gentiliana (altra cosa che va di moda menzionare come origine di tutti i mali del molto, di solito da parte di persone che Gentile manco sapevano chi fosse).

Come sempre, sembra che un punto di vista ragionevole e misurato, che dia peso a tutti i saperi e tutte le abilità di base senza fare inutili gare tra discipline, sia troppo banale: per essere moderni, oggi, bisogna voler scardinare tutto, anche se non si ha niente di meglio da proporre.

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