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Domenica, 25 Febbraio 2024

Fabio Salamida

Giornalista

Obbligare le donne ad ascoltare il cuore del feto è una tortura

Mentre si continua a discutere di quanto una ministra che tollera a fatica i diritti di altri esseri umani debba godere del diritto di propaganda tra gli stand del Salone del Libro, è passata quasi inosservata un’agghiacciante Proposta di Legge di Iniziativa Popolare presentata in Cassazione dall’associazione Pro Vita & Famiglia, una norma che vorrebbe modificare la legge 194 imponendo un’ulteriore sofferenza alle donne che decidono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. "Il medico che effettua la visita che precede l'IVG - si legge nel testo - è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso".

Tortura psicologica di Stato

Si tratterebbe di una vera e propria tortura psicologica imposta dallo Stato, che posizionerebbe l’Italia, a livello di barbarie, al pari di stati Usa come Kentucky, Louisiana, Texas e Wisconsin, ma soprattutto dell’Ungheria di Viktor Orbán, Paese citato spesso a modello da molti esponenti dell’attuale Governo (premier compresa) in cui è stata approvata, nel settembre scorso, una legge molto simile a quella proposta in Italia. A depositare il testo, oltre alla famigerata associazione tristemente nota per le sue posizioni “talebane” su aborto, omosessualità e ruolo della donna nella società, altre sigle del variegato mondo dell’ultradestra pseudo cattolica come il Movimento Militia Christi, il Movimento nazionale rete dei patrioti, l'Associazione ora et labora in difesa della vita e il Comitato verità e vita.

Le reazioni

Immediate le reazioni del mondo politico e di chi ogni giorno combatte la violenza contro le donne: “È una proposta che non rispetta le scelte delle donne, le tratta come inconsapevoli e mira solo a colpevolizzarle”, dichiara la senatrice del Partito Democratico, Cecilia D’Elia. “Al fronte anti scelta italiano capeggiato da Pro Vita e Famiglia - spiega Vittoria Costanza Loffi, coordinatrice della campagna Libera di Abortire - non è bastato inserirsi per oltre 45 anni nelle pieghe della 194, perpetrando violenza ai danni di chiunque decida di abortire nel nostro Paese. È servito a inserirsi in un ulteriore disegno internazionale che va dalla Russia di Putin alla Turchia di Erdogan fino agli Stati Uniti, dove i più reazionari e conservatori utilizzano da anni il battito cardiaco come strumento di violenza e persuasione e come ulteriore oggetto di legislazioni locali e statali. Sono queste le leve che hanno portato al rovesciamento della tutela federale e costituzionale del diritto all’aborto e all'annullamento della sentenza Roe vs Wade”.

Le fa eco Giulia Crivellini, avvocata e tesoriera di Radicali Italiani: “Parlano della volontà di rendere chi sta per compiere un IVG pienamente consapevole di quello che sta facendo, ma l'obiettivo è quello di introdurre violenza, di introdurre ulteriori ostacoli al diritto all'aborto nel nostro Paese, fino ad arrivare a vietarlo, perché questo è quanto è accaduto negli Stati Uniti quando diversi Stati, dal Texas alla Louisiana, hanno introdotto le cosiddette heartbeat law, cioè le leggi sul battito cardiaco, all'inizio costringendo il personale medico a farlo sentire per poter procedere con un aborto ma poi modificando queste leggi e rendendo il battito cardiaco il limite massimo per poter abortire, quindi circa alla sesta settimana. Da quel momento in poi, da quando il battito cardiaco può essere sentito, l'aborto viene vietato. Quindi si tratta di un attacco durissimo al quale dobbiamo unirci nel rispondere con tutte le forze che abbiamo politicamente e giuridicamente perché questo non accada”. Non usa troppi giri di parole il presidente del GIMBE, Nino Cartabellotta: “Cari ‘signori’ della Pro Vita & Famiglia - scrive su Twitter - il medico non può essere obbligato per legge a strumenti di tortura psicologica.

Le donne italiane devono aver paura?

Al momento parliamo di un atto depositato in Cassazione e non risultano iniziative simili in Parlamento, ma va ricordato che tutti i leader dei partiti di centrodestra, prima delle elezioni, hanno sottoscritto la “Carta pro vita", redatta proprio dall’associazione che ha promosso la modifica della 194. Il timore di molti è che una legge anti-aborto possa diventare l’ennesima bandierina identitaria di un Governo che in assenza di grandi risultati utilizza costantemente questioni che parlano alle viscere del proprio elettorato per distrarlo e mantenere il consenso. Il battito del cuore del feto potrebbe dunque diventare una battaglia di principio come la guerra alle Ong e agli immigrati (una guerra persa, visti gli sbarchi quintuplicati rispetto allo scorso anno), le norme contro i pericolosi rave party, la gestazione per altri da rendere “reato universale” (ma solo in Italia…), il Ponte sullo Stretto di Messina e altre creature fantastiche.

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