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Giovedì, 13 Giugno 2024

L'editoriale

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Cosa ce ne facciamo di 5000 euro per ricomprare i mobili alluvionati?

"Stiamo lavorando per rimborsare fino al 100% famiglie e imprese, come ha detto la premier Giorgia Meloni". Era il 31 agosto 2023 quando il commissario straordinario per la ricostruzione, il generale Francesco Paolo Figliuolo, diede l'annuncio durante il Patto per il Lavoro e per il Clima riunitosi in Regione. Figliuolo riportava l'importante dichiarazione fatta dalla presidente del Consiglio già a inizio giugno - pochi giorni dopo l'alluvione che a maggio dello scorso anno ha messo in ginocchio la Romagna - durante un incontro con i sindaci e presidenti di Regioni e Province colpite dall'ondata alluvionale, nel quale era stata annunciata la costituzione di un tavolo permanente.

Tra tutti i rimborsi, però, quello relativo a beni mobili ed elettrodomestici distrutti dall'alluvione è sempre rimasto escluso da ogni provvedimento emanato nel corso dei mesi successivi, nonostante tutti gli emendamenti presentati, gli appelli e le richieste fatte pervenire attraverso i parlamentari di ogni parte politica. Fino a quando qualche giorno fa, esattamente un anno dopo quella tragica alluvione, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Galeazzo Bignami ha annunciato lo sblocco da parte del Governo del rimborso anche di beni mobili ed elettrodomestici. "Abbiamo trovato le coperture, il provvedimento andrà la prossima settimana in Consiglio dei ministri. Avevamo detto che l'avremmo fatto e ora ci siamo", ha detto Bignami.

Un annuncio che - per quanto tardivo - ha fatto tirare un respiro di sollievo alle migliaia di romagnoli che hanno perso tutto, con intere case travolte e spazzate via dalla furia dell'acqua. Però. C'è un però. Il viceministro nel suo annuncio, pur avendo anticipato subito che i rimborsi probabilmente sarebbero stati forfettari, non ha parlato di cifre. Cosa che invece ha fatto giovedì a Ravenna, in occasione di una conferenza stampa sulle elezioni europee. E qui la beffa: Bignami, annunciando come - forse - il 29 maggio arriverà il decreto sui risarcimenti dei danni ai beni mobili alluvionati, ha spiegato che il tanto atteso indennizzo si aggirerà sui 5000 euro, arrivando fino a 10mila solo in caso di situazioni particolari. 

"Una cifra assolutamente irrisoria, pochi spicci rispetto alle esigenze reali e alle promesse della presidente Giorgia Meloni durante le sue numerose passerelle", ha fatto notare subito la parlamentare ravennate del Pd Ouidad Bakkali, che l'ha definita "una mancetta pre-elettorale ancora più vergognosa se annunciata in veste di viceministro in una conferenza stampa di partito". "Ho incontrato in assemblee pubbliche centinaia di famiglie colpite dall’alluvione e i danni per molte sono di entità ben diversa", ha aggiunto il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, definendo la misura come "una delle peggiori prese in giro alle famiglie alluvionate".

I rimborsi promessi dal governo non arriveranno mai

E il punto è proprio questo. Le famiglie romagnole hanno dovuto attendere un anno solo per arrivare a sentirsi dire che i rimborsi al 100%, quelli promessi a caldo dal Governo, non arriveranno mai. Chiunque sa che con 5000 euro non è possibile ri-arredare dignitosamente una casa da zero, neanche se piccola e neanche rivolgendosi a negozi di arredamento di "fascia bassa". E l'annuncio, che arriva dopo un anno d'attesa - guarda a caso appena due settimane prima delle elezioni amministrative ed europee -, suona come una presa in giro bella e buona. Una presa in giro lunga 365 giorni. Altro che ristori al 100%. Il Governo, sui beni mobili, "smentisce se stesso", come ha detto questa mattina il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Chissà se, tra il 16 maggio 2023 e il 16 maggio 2024, Bignami, Meloni, Figliuolo & co si siano mai chiesti come abbiano fatto queste famiglie che hanno perso tutto a tirare avanti nell'ultimo anno. Dove appoggiavano il piatto per mangiare? Dove si stendevano per dormire quando andavano a letto? Noi ce lo siamo chiesti spesso, e lo abbiamo domandato direttamente agli alluvionati, intervistandoli per portare alla luce le loro storie di disperazione. I più "fortunati" hanno avuto la possibilità di affittare una casetta arredata - ritrovandosi comunque a vivere in sei in 65 metri quadri mangiando in piedi o a dormire nello stesso letto genitori e figli tutti assieme. Ma c'è anche chi vive ancora come ospite in un monastero e chi in un negozio insieme a tre figli e un cane. E ora queste stesse famiglie, quando e se questi 5000 euro o poco più effettivamente arriveranno, dovranno scegliere se rinunciare all'armadio o alla lavatrice. Al divano o al frigorifero.

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