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Domenica, 21 Aprile 2024

L'editoriale

Maria Cafagna

Editorialista

Rocco Siffredi, da Supersex a Supercafone

Dal 6 marzo è disponibile su Netflix Supersex, serie liberamente ispirata alla vita di Rocco Siffredi interpretato da Alessandro Borghi. In pochi giorni Supersex è balzata in vetta alle classifiche della piattaforma anche grazie all’importante campagna promozionale che ne ha accompagnato l’uscita.

Sarebbe stato proprio durante la promozione della serie che Rocco Siffredi avrebbe importunato una giornalista che lo ha denunciato per molestie. La notizia circolava da qualche giorno ma l’identità della donna era rimasta anonima fino a quando un collega ha fatto il suo nome in un post sui social costringendola a venire allo scoperto.

Alisa Toaff, cronista di Adnkronos, ha raccontato la sua versione dei fatti in una lunga intervista a Repubblica in cui ha ricostruito l’incontro con l’attore e quello che ne è seguito. I due si sarebbero incontrati poco dopo l’uscita di Supersex a Roma per un’intervista ma il risultato finale del loro colloquio non sarebbe stato gradito all’attore che avrebbe chiesto a Toaff di apportare dei cambiamenti. Prima della pubblicazione dell’intervista, i messaggi che Siffredi le avrebbe inviato secondo lei sarebbero stati i soliti “complimenti poco graditi” ma dopo che l’articolo è stato pubblicato sarebbero arrivati gli insulti insieme a una pioggia di messaggi e chiamate indesiderate.

I messaggi di Siffredi alla giornalista

“Dopo l’uscita dell’intervista mi ha bombardata di messaggi - ha raccontato Toaff a Repubblica - Gli ultimi due sono stati i più pesanti. Uno è questo: ‘Ultimo messaggio, a te credo che ti manchi il c...o perché se una donna arriva ad essere così vuol dire che il c...o gli manca per davvero, ecco fatti una pausa, fatti una scorpacciata di c...i e imparerai ad essere una persona normale’. Non è accettabile che accada una cosa del genere mentre si sta lavorando solo perché sono una donna. Se fossi stata un uomo? Si sarebbe comportato così? Questo è un atteggiamento sessista e soprattutto molesto. Per questo l’ho denunciato”. Alcuni di questi messaggi audio sono stati pubblicati sul sito e sui social di Repubblica portando molte persone a solidarizzare con Toaff. Ma sia prima che il suo nome venisse fuori che dopo, la giornalista è stata ricoperta da insulti di ogni tipo: “Questa storia mi sta distruggendo come donna, come madre e come professionista. Sono anche state pubblicate interviste mai rilasciate e adesso sono costretta a denunciare colleghi tra i quali c’è chi mi sta offendendo sui social”.

Alisa Toaff, un caso di vittimizzazione secondaria

Su quello che è accaduto tra Toaff e Siffredi si esprimerà la giustizia, ma è evidente che in questi giorni la giornalista sia oggetto di vittimizzazione secondaria, ovvero quel comportamento molto frequente soprattutto tra i maschi che tendono ad accusare la presunta vittima di essere la vera responsabile di quello che le è capitato.

La vittimizzazione secondaria può manifestarsi in molti modi, dai più violenti ai paternalisti. I commenti contro Toaff hanno spinto lo stesso Siffredi a chiedere con un video ai suoi fan di darsi una calmata. Ma c’è un altro genere di atteggiamento che seppur meno violento sul piano verbale, sposta ancora una volta la responsabilità di quanto avvenuto non su chi avrebbe commesso il fatto ma sulla presunta vittima.

Come ha sottolineato la scrittrice Giulia Blasi in un articolo apparso sul sito di informazione Valigia Blu, proprio Repubblica ha ospitato un commento di Michele Serra sulla vicenda in cui il giornalista suggeriva umilmente a Siffredi di guardarsi bene dal concedere interviste a persone sconosciute.

Ancora più umilmente di Serra noi ci permettiamo di suggerire a Rocco Siffredi e a tutti gli uomini all’ascolto di smetterla di fare “complimenti” sgraditi alle donne in qualsiasi circostanza e contesto, soprattutto sul luogo di lavoro. È del tutto evidente che non è vero che non si può più dire niente, ma è altrettanto corretto affermare che non si può dire proprio tutto quello che vi passa per la testa. Che vi piaccia o no, le donne sono sempre più consapevoli dei loro diritti e, nonostante si tenti in tutti i modi di metterle a tacere o di mettere in dubbio la loro credibilità, non sono più disposte ad accettare passivamente certi comportamenti violenti, paternalisti e, me lo si conceda, davvero super cafoni.

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