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Martedì, 18 Giugno 2024

La ricerca della risalita

Fabio Salamida

Giornalista

Salvini e l'occasione d'oro col libro del generale Vannacci

Il caso dell’ormai famigerato “libro” autopubblicato da un generale delle Forze Armate, un testo pieno di farneticazioni sessiste, omofobe e razziste, nonché di passaggi estremamente violenti su argomenti come la “legittima difesa”, ha fatto ripartire l’ormai eterna e grottesca gara al consenso dei bassifondi della società tra le due principali anime dell’estrema destra italiana, i due partiti che oggi sono i maggiori azionisti del Governo della Repubblica: Fratelli d’Italia e Lega. Una corsa che non si è mai fermata, che negli ultimi anni ha visto il primo vincere a mani basse e inglobare gran parte del consenso salviniano pre- Papeete Beach.

La sfida a chi la sparava più grossa

A premiare Fratelli d’Italia, una strategia comunicativa e politica decisamente più lungimirante, fondata sul non aver mai preso parte a Governi e non essere mai sceso a compromessi con partiti “nemici” in cambio di poltrone: Meloni e i suoi sapevano che i comodi scranni dell’opposizione, sollevati da ogni responsabilità e ottimi per produrre contenuti social con urla sguaiate nelle aule del Parlamento, prima o poi avrebbero dato i loro frutti. E così è stato. L’attuale consenso del partito della premier è figlio delle disgrazie altrui: il Movimento 5 Stelle, cartello elettorale populista che superò il 30% attirando anche molti voti di estrema destra, si è velocemente sgonfiato quando ha dovuto confrontarsi con la realtà: con la formazione del Conte 2, il Governo giallo-rosso che ha dovuto gestire tutta la prima fase della pandemia, i residuali voti di destra e quelli del disagio “no vax” che albergavano nel partito creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono tornati all’ovile. Anche in quelle settimane assistemmo a una patetica sfida a chi la sparava più grossa, a chi gridava “aprite tutto” mentre le terapie intensive degli ospedali esplodevano, al selfie più bello con la mascherina abbassata. Di lì a poco sarebbe arrivato Mario Draghi e, con il ritorno della Lega al Governo, gli eredi del MSI avrebbero avuto di nuovo campo libero per monopolizzare il consenso di quella parte di elettorato, facendo arretrare ulteriormente quelli che poco dopo sarebbero tornati ad essere i principali alleati.

Crosetto e il posizionamento di Salvini

Ora però il quadro è cambiato. Il signor presidente Giorgia non può certo urlare contro il suo stesso esecutivo e il capo del Carroccio prova a risalire la china come può. Entrambe le propagande sono azzoppate dalle promesse mancate sul tema immigrazione: gli sbarchi più che raddoppiati e le iniziative tragicomiche come le richieste di aiuto alle odiate Ong, stanno minando non poco la credibilità di chi negli anni scorsi delirava di “blocchi navali”. Il “libro” del generale ha però riacceso la sfida e questa volta a partite in svantaggio è stato il partito di Meloni, penalizzato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che da persona intelligente ha subito cercato di salvare la faccia delle Forze Armate condannando il delirante scritto e promuovendo un procedimento disciplinare contro l’autore. Così, mentre nello stesso partito di Crosetto partivano attacchi fratricidi, velate scomuniche e si arrivava a far martire il generale, Salvini chiamava il militare e annunciava di voler acquistare il suo scritto. Lo stesso ministro che solo due settimane prima, per sponsorizzare il ponte sullo Stretto di Messina, aveva mostrato un Topolino del 1982 in cui quel ponte faceva una brutta fine, si è di fatto posizionato come il più autorevole dei lettori della contestata opera. Una mossa tecnicamente azzeccata, che cerca di riposizionare la Lega come il partito di riferimento di chi pensa che gli omosessuali non siano “persone normali”, che esistano delle “razze dominanti”, che le donne debbano stare a casa a sfornare figli, che “legittima difesa” sia “piantare la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo”. Una mossa che oscura di fatto i personaggi minori che avevano provato a difendere, da destra, il “libro” del generale, come Donzelli e il redivivo Alemanno. Una mossa che probabilmente mette in serio imbarazzo le stesse Forze Armate, che a dire del ministro Crosetto avrebbero preteso una punizione ancor più severa contro il generale.

Che la mossa di Salvini possa farlo risalire nei consensi e guadagnare posizioni nella lotta interna all’estrema destra non è scontato: le elezioni europee sono ancora lontane e troppi sono i fattori che condizioneranno quella partita, primo fra tutti l’economia. È però un dato di fatto che la gara per accaparrarsi i voti dell’Italia peggiore, da parte dei due principali partiti della maggioranza, non potrà che fomentare ulteriore odio mascherato da “libertà di opinione”.

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