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Lunedì, 6 Febbraio 2023

Il commento

Roberta Marchetti

Giornalista

Il Sanremo dei miracoli: Amadeus porta i veri Big (ma a qualcuno non va giù)

Il nuovo miracolo italiano. Il boom, però, non è economico ma televisivo. Se i Mondiali di calcio in Qatar non sono riusciti a riunire l'intero Paese davanti alla tv per via dell'assenza della nazionale dal torneo, ci pensa il Festival di Sanremo, che dal 2020 - anno del debutto di Amadeus alla direzione artistica - continua a superare se stesso a colpi di share. Mancano ancora due mesi al via, ma i cantanti in gara annunciati e parte del cast finora noto bastano ad assicurare l'ennesimo successo in termini di ascolti e quella partecipazione corale che una volta apparteneva solo al calcio e poco altro. Ma non è l'unico prodigio di 'San Ama'. L'impresa in cui è riuscito l'ex disc jockey scoperto da Cecchetto è anche quella di aver riportato all'Ariston i veri Big, da sempre spaventati da un palcoscenico così complesso e di passaggio tutt'al più in veste di super ospiti. 

Un lavoro, questo, iniziato tre anni fa e portato avanti minuziosamente dal direttore artistico dei record (secondo solo  Baudo), tanto da ritrovarsi oggi con una rosa di fuori classe, a partire da Giorgia, tra le voci più importanti del panorama musicale italiano e vincitrice del Festival nel '95, dove tornò altre tre volte. Tra gli altri colpacci di Amadeus Marco Mengoni - vincitore nel 2013 con "L'essenziale", canzone che ricantò a Sanremo nella serata finale della scorsa edizione, quando partecipò come ospite (appunto) - e Ultimo, che torna all'Ariston a quattro anni dall'ultima volta, dopo 53 dischi di platino, 19 dischi d'oro e il Circo Massimo pieno - lo scorso luglio - come fu per i Rolling Stones e altre star della musica internazionale o di casa nostra. A soli 26 anni. Ma non è l'unico 'enfant prodige' di questa edizione. Da Madame a Lazza - amatissimo dai più giovani, da qualche anno a questa parte addicted della storica kermesse canora che preferivano lasciare tutta ai nonni - passando per Tananai e Mara Sattei che ancora gongolano dei numeri record incassati grazie al tormentone estivo con Fedez, ma anche la streammatissima Ariete. Non manca la quota 'figli di' con LDA, terzogenito di Gigi D'Alessio, e Leo Gassmann, vincitore delle Nuove Proposte nel 2020, per strizzare un po' l'occhio al pubblico più morboso. Per i nostalgici le reunion di Paola e Chiara e Articolo 31, ma anche i grandi ritorni, tutti (o quasi) direttamente dagli anni '90: Anna Oxa, Gianluca Grignani, Modà e i Cugini di Campagna con una canzone scritta da La Rappresentante di Lista. Un carrozzone così trasversale da dare un colpo alla musica e uno allo show. E ben assestato. 

Difficile immaginare qualcosa di migliore per un evento figlio della tradizione ma vorace di novità. Ancora più difficile farlo. Eppure a qualcuno il miracolo di Amadeus, capace di riscrivere in tre anni gli spartiti ormai sbiaditi di un Festival che non funzionava più trasformandolo in un format vincente, non va giù e si affretta a stroncarlo ancora prima del debutto. Così, su carta. La stessa su cui scrivono - o scrivevano - i detrattori dell'Ama quater. Giornalisti 'vecchio stampo' che sembrano avere il dente avvelenato per alcune decisioni prese in questi anni dal direttore artistico, a cominciare dall'abbattimento di una baronia - neanche troppo latente - che svettava fino a prima di lui nella sala stampa del Festival. Niente più trattamento impari, notizie agevolate per non farsi bruciare sul tempo dal web, posti intoccabili in prima fila. Lo spartiacque tra carta stampata, da una parte, e radio e siti locali dall'altra, non esiste più e la 'contaminazione' pare bruciare parecchio, tanto da portare alcuni noti cronisti - di noti quotidiani - a punte di acidità che mal si mascherano con il diritto di critica. Per citarne uno, Andrea Laffranchi del Corriere: "Il cast di Sanremo in un tweet - ha scritto subito dopo l'annuncio dei cantanti in gara fatto da Amadeus al Tg1 - Qualche colpo grosso ma anche il carrello dei bolliti". "Bolliti". Esattamente lo stesso termine usato poco prima da Lucio Presta, manager di Amadeus: "Ora dopo tanti cantanti giovani e grande rinnovamento musicale, bisognerà che i giornalisti si decidano a rinnovare alcuni bolliti della penna". Mentre il prossimo Festival di Sanremo si cuoce a fuoco lento, resta intanto la certezza che no, non sono solo canzonette. 

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