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Mercoledì, 17 Aprile 2024

Come può finire lo scontro Italia-Francia sui migranti

Nella vicenda della Ocean Viking, la nave con a bordo 234 migranti che è stata respinta dall'Italia e accolta dopo un duro scontro diplomatico a Tolosa, va dato atto al nuovo governo di Giorgia Meloni di un successo indiscutibile: aver rimesso in cima all'agenda mediatica del Belpaese, della Francia e dell'Ue la questione dei migranti. Se poi questa strategia di comunicazione si tradurrà in risultati concreti sotto il profilo delle politiche europee sull'immigrazione, a partire da una condivisione degli oneri di accoglienza tra gli Stati membri, è tutta da vedere. Per il momento, sembra che la linea di Palazzo Chigi si sia risolta in un autogol. Ma per valutare appieno la mossa della neo premier bisgnerà anche vedere gli effetti a cascata dello scontro con Parigi su altri dossier caldi in discussione a Bruxelles, dall'energia al nuovo Patto di stabilità. Temi forse ben più importanti per il futuro degli italiani.

Partiamo dalla vicenda della Ocean Viking. Secondo un sondaggio Demos, la fiducia degli italiani nella neo premier è in salita, mentre la Commissione europea ha annunciato di aver convocato un vertice straordinario dei ministri degli Interni: "Non possiamo permettere che due Stati membri si scontrino in pubblico e creino un'altra mega crisi sui migranti", ha detto il commissario Ue Margaritis Schinas, esponente del partito di centrodestra che governa in Grecia e il cui premier è stato di recente accusato di aver respinto alcuni barconi verso la Turchia. Schinas ha anche aggiunto che "alcuni degli Stati membri che vogliono il nostro intervento nella crisi attuale sono quelli che bloccano i progressi sul Patto" sulle migrazioni, la nuova bozza di legge presentata l'anno scorso dalla Commissione per superare il nodo mai risolto in Ue: come redistribuire il peso dell'accoglienza. E qui sta il primo rischio per Meloni (e per l'Italia): lo scontro con la Francia di Macron potrebbe non essere la tattica migliore per riformare il pacchetto di norme sull'immigrazione che va sotto il nome di Regolamento di Dublino.

Il Regolamento, che tra l'altro fu varato nella sua prima versione con il secondo governo Berlusconi, piace ancora a buona parte della destra europea, ed ha resistito a vari tentativi di riforma proprio per l'opposizione di questi partiti. Piace a Polonia e Ungheria, ossia i Paesi con i governi più vicini politicamente a Meloni, e piace alla destra francese. Non a caso, quando è emersa la notizia che l'Ocean Viking sarebbe stata accolta in Francia, tutti gli alleati transalpini dei partiti di governo italiano (da Marine Le Pen ai Repubblicani) hanno colto la palla al balzo per attaccare Macron e voltare le spalle alle richieste di collaborazione da parte di Meloni. Il presidente francese, già alle prese con crisi energetica, scioperi e un parlamento balcanizzato, non aveva certo bisogno di gestire una polemica interna sull'immigrazione. Da qui la reazione, forse eccessiva, alla presunta gaffe diplomatica di Meloni (che avrebbe annunciato l'accordo sull'Ocean Viking prima che si concretizzasse). 

Dal punto di vista di Macron, il risentimento verso il governo italiano qualche ragione ce l'ha: nel giugno scorso, con Draghi a Palazzo Chigi, era stato proprio Macron a chiudere un accordo che prevedeva l'impegno da parte di 18 Paesi Ue (e 3 extra Ue) ad accogliere 10mila migranti in un anno, in buona parte dall'Italia verso Francia e Germania. Il fatto che tale intesa fosse rimasta finora sottotraccia nel dibattito pubblico era in qualche modo una garanzia per la sua attuazione: con la crisi economica in corso, che stavolta sta colpendo pure il "motore" tedesco, nessun governo ha voglia di attrarsi le accuse di aprire le porte ai migranti mentre le fasce a basso reddito della popolazione soffrono. Anche perché l'Italia non è l'unica ad avere numeri da sventolare per sostanziare un problema interno di immigrazione: come ha ricordato Berlino proprio in queste ore, la Germania dall'inizio dell'anno ha processato 154mila richieste d'asilo, la Francia 110mila e l'Italia circa 50mila. Sono più o meno i numeri registrati nel 2021. In terra francese e tedesca non ci sono sbarchi, ma i migranti arrivano lo stesso, e spesso proprio dall'Italia (non a caso Macron ha rafforzato anche i controlli alla nostra frontiera).

Ora, non è che l'accordo raggiunto a giugno da Macron, Draghi e dai governi di sinistra di Germania e Spagna, fosse partito col vento in poppa (finora sono stati poco più di un centinaio i migranti redistribuiti). Ma era pur sempre un primo passo per superare il blocco alla riforma di Dublino posto da Paesi come Polonia e Ungheria, per esempio, che infatti non hanno sottoscritto l'intesa. Ecco perché mettere sotto i riflettori la questione migranti, se è stato un successo mediatico, potrebbe essere di contro una beffa sul piano diplomatico per l'Italia.

Senza più il supporto di Parigi, e senza avere il sostegno dei suoi alleati europei più fidati, Meloni dovrebbe rivolgersi alla Germania di Olaf Scholz, leader di centrosinistra alle prese con un braccio di ferro diplomatico proprio con Macron su vari temi, dall'energia al commercio internazionale, passando per la riforma del Patto di stabilità. Su questi temi, la Francia è allineata per lo più sulle posizione dell'Italia: lo è per esempio quando si parla di creare un nuovo fondo comune Ue per pagare le bollette di imprese e famiglie, ma anche sulla riforma del Patto di stabilità in chiave anti-austerity. In entrambi questi casi, Berlino è sul fronte opposto rispetto al duo Parigi-Roma, e uno stallo nella risposta europea alla crisi energetica potrebbe creare a breve più problemi allo stesso governo Meloni (e agli italiani) di quelli che si suppone comporti l'aumento degli sbarchi. 

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