Sabato, 20 Luglio 2024

Lo speciale

Eva Elisabetta Zuccari

Giornalista

Sulla nostra pelle. Come la cosmesi è diventata un'ossessione social

Ho deciso che avrei scritto questo approfondimento qualche settimana fa, quando sono uscita dalla farmacia dopo aver acquistato 90 euro di creme, sieri e gel per lavare il viso. Novanta euro, eppure non mi sembravano abbastanza, mancava ancora qualcosa. Da tempo ormai i social media, TikTok in particolare, mi inviavano in continuazione video interminabili di influencer alle prese con la propria "skin care", un tempo volgarmente chiamata cura per la pelle. Nel frattempo, in America e poi in Italia, scoppiava l'allarme "cosmeticoressia", ovvero il fenomeno secondo cui persino bambine e adolescenti corrono in farmacia per comprare l'ultimo cosmetico antirughe, sebbene inadatto alla loro età. Nonostante insomma i miei trent'anni - e dunque una fase della vita in cui dovrei aver raggiunto l'età della ragione - io stessa ero in parte abbindolata dalla nuova ossessione deflagrata sui social media. E dalla malìa del marketing cosmetico, che da sempre crea nuovi bisogni in maniera subliminale, anche se spesso inutili, puntando all'acquisto bulimico anziché necessario. 

La deriva è chiara: anziché affidarci al consiglio di farmacisti o dermatologi, oggi acquistiamo prodotti in base alla viralità che questi hanno su social, in base al passaparola. Col rischio di sgonfiare il nostro portafoglio senza che questi siano davvero efficaci per noi. E col rischio che, con l'abbassarsi dell'età, aumentino i pericoli che certi ingredienti hanno sulla pelle dei più piccoli. Da tempo, infatti, il pubblico si è molto ampliato: un tempo le creme erano qualcosa da prendere in considerazione verso i quarant'anni, quando comparivano le prime rughe, oggi invece l'età del primo acquisto si è molto abbassata. E poi c'è un'altra deriva, che ha a che fare con l'ossessione per la bellezza e per l'eterna giovinezza da cui credevo fossero vaccinate le ragazze della generazione z, quelle che per anni hanno declamato femminismi e "bodipositività" sui social media. E che invece sciamano tra gli scaffali delle profumerie al sabato pomeriggio, accecate da un settore che ha plasmato i loro bisogni ancor prima che avessero il tempo di domandarsi se ne avevano davvero necessità.

In questo pezzo vi spieghiamo come hanno fatto i beauty creator a contribuire a questa nuova mania. E quanto sono in salute le aziende che producono i prodotti di skin care. Spoiler: hanno una pelle splendida. Subliminale è infatti il modo in cui "beauty routine", "morning routine", "night routine" (e altri passaggi che stanno a indicare l'applicazione di creme sul viso nei vari momenti del giorno) vengono presentati da qualche tempo come "riti obbligati", appuntamenti quotidiani a cui è sbagliato mancare. Termini che prima non esistevano oggi vanno invece a legittimare spesso il superfluo: perché dare un nome alle cose, in fondo, è il modo giusto per certificarne l'esistenza. Subliminale è la scelta stessa dei beauty influencer addetti a questa pratica, selezionati per essere il più simili possibili a noi: un tempo la cosmesi veniva sponsorizzata da modelle e attrici dalla bellezza inarrivabili, oggi invece hanno il volto di ragazze comuni, visi rassicuranti nei confronti delle quali siamo più portati a fidarci. Una amica non ti tradirebbe mai. Subliminale, infine, è il modo in cui questa folla di creator applica i prodotti sul viso: con finta nonchalance, mentre parla d'altro, mentre magari ci racconta l'ultimo appuntamento col fidanzato, perché il messaggio che passa sottinteso funziona sempre di più di quello che viene gridato. 

 In quest'altro pezzo mettiamo invece in fila tutte le bufale che si incontrano su TikTok. Video dopo video. Dalla totale inutilità dell'uso di creme anti-età tra le ventenni, cresciute erroneamente nell'ottica che queste ultime possano avere una azione preventiva a lungo termine alla pericolosità dei retinoidi, tra gli ingredienti più virali e che invece sarebbero da maneggiare con maggior attenzione. Fino al potente marketing della skin care coreana, che prevede l'utilizzo di ben dieci prodotti al giorno, secondo un approccio alla cosmesi che viene proposto come un protocollo, come fosse "medicalizzato". Come fosse - ma non lo è - più medico, più efficace. E ancora le bugie sugli integratori per la pelle e per i capelli da assumere via bocca: caramelle a forma di orsetto, spammate ovunque in tutta la loro ludica attrattività, i cui effetti non sono mai stati mai dimostrati dalla scienza. 

La dipendenza dai cosmetici delle giovani milanesi

In ultimo - pur andando a sfiorare il limite del senso del ridicolo - in questo pezzo raccontiamo la follia della Gua Sha e del Rullo di Giada, due pietre che, passate sul viso, aiuterebbero a contrastare l'invecchiamento, a piallare la pelle (mentre invece ciò che piallano sono solo le finanze), a renderla elastica. Quando ho visto Giulia Salemi, influencer da un milione di follower, massaggiarsi il collo dicendo che stava "aprendo i nodi linfatici" per predisporli all'uso della pietra - e poi a una crema antirughe - ho capito che nostra dignità era definitivamente offesa. 

Qui, infine, una dottoressa ci spiega che cosa serve davvero alla nostra pelle per stare in salute. Altro spoiler: molto poco. 

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