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Venerdì, 24 Maggio 2024

Giorgio Beretta

Opinionista

Serve una strage per una stretta sulle armi legali in Italia?

Giovedì scorso ad Amburgo un uomo di nazionalità tedesca – successivamente identificato come Philipp Fusz (35 anni) – è entrato in una sala dei Testimoni di Geova nel quartiere di Alsterdorf dove ha sparato e ucciso sei persone (quattro uomini e due donne) ferendone gravemente altre otto, tra cui una donna incinta: la bimba che portava in grembo è deceduta. Un bilancio che avrebbe potuto essere ancora più grave considerata l’arma e i caricatori di cui era in possesso lo stragista e che è stato evitato grazie al tempestivo intervento delle forze di polizia, al seguito del quale Fusz si è suicidato.

Non è ancora chiaro il motivo che ha scatenato la furia omicida: gli inquirenti hanno comunque escluso il movente terroristico e politico. All’origine vi sarebbe il rancore dell’uomo verso i membri della comunità dei Testimoni di Geova di cui aveva fatto parte fino ad un anno e mezzo fa: il distacco era stata una sua decisione, ma non sarebbe stato pacifico. Al momento si sa poco dello stragista: aveva perso il lavoro a causa della pandemia e sul suo sito web si presentava come consulente commerciale con tariffe esorbitanti. Qualche tempo fa aveva scritto e pubblicato online il suo manifesto teologico basato su un mix di citazioni letterali della Bibbia e management aziendale.

La strage con un’arma legalmente detenuta

Ciò che invece è certo è che Fusz deteneva legalmente l’arma con cui ha compiuto la strage, una pistola semiautomatica P30 calibro 9x19 parabellum prodotta dall’azienda tedesca Heckler & Koch: durante l’attacco Fusz avrebbe svuotato nove caricatori da 15 colpi e ne aveva con sé altri venti mentre altri sono stati trovati nella sua abitazione. Nel dicembre dell’anno scorso aveva acquisito il porto d’armi come “tiratore sportivo” e frequentava lo “Hanseatic Gun Club”, il poligono di tiro di Amburgo. Fusz non aveva precedenti penali e non era considerato un estremista, ma nei suoi confronti vi era stato un esposto anonimo in cui si segnalava che non avrebbe potuto detenere armi a causa di una malattia mentale che non stava curando: lo ha reso noto in una conferenza stampa il capo della polizia di Amburgo, Ralf Martin. L’esposto riportava inoltre che l’uomo provava odio per le comunità religiose come i Testimoni di Geova e per i suoi precedenti datori di lavoro. A seguito dell’esposto, lo scorso gennaio le autorità di polizia avevano effettuato un controllo senza preavviso su Fusz: l’uomo si era comportato in modo collaborativo e il controllo – una procedura prevista in questi casi della normativa tedesca – non aveva portato ad ulteriori provvedimenti. Per una semplice segnalazione anonima non sono infatti previste ulteriori misure legali come il sequestro cautelativo delle armi.

Le stragi in Germania con armi legali

Non è il primo mass-shooting che avviene in Germania da parte di persone che detengono legalmente delle armi. Nel febbraio del 2020, Tobias Rathjen, un 43enne estremista di destra, fece una strage a Hanau uccidendo nove persone e ferendone altre cinque. Rathjen possedeva una regolare licenza di porto d’armi come “tiratore sportivo” dal 2013, anno in cui si era iscritto ad un’associazione di tiro a segno a Bergen-Enkheimed, ed era in possesso di almeno tre pistole (una Glock 17 calibro 9 Luger con la quale ha fatto compiuto la strage, una Sig Sauer P226 9 millimetri e una Walther PPQ M2) e relative munizioni. Nel gennaio dello stesso anno, un giovane di 26 anni, Adrian Schurr, aveva compiuto una strage a Rot am See, una cittadina del Baden-Württemberg, uccidendo con la pistola semiautomatica di cui era in regolare possesso sei membri della propria famiglia ferendone gravemente altri due prima di essere arrestato dalla polizia.

Non sono mancate in Germania nemmeno le stragi nelle scuole, due sono state particolarmente cruente. La prima si è verificata nel marzo del 2009 quando un diciassettenne, Tim Kretschmer, utilizzando la pistola Beretta 92FS detenuta legalmente dal padre, uccise quindici persone ferendone altre nove, in due distinte sparatorie: la prima nella scuola secondaria di Winnenden (dove uccise nove studenti e quattro insegnanti) e successivamente in una concessionaria d’auto vicino Wendlingen dove uccise due persone prima di suicidarsi. Durante le due sparatorie, Kretschmer sparò un totale di 112 colpi.

Il padre, Tim Kretschmer – che è stato poi condannato per omicidio colposo – possedeva legalmente quindici pistole, era membro di un locale poligono di tiro e deteneva legalmente diverse centinaia di munizioni. Sette anni prima, nell’aprile del 2002, un diciannovenne, Robert Steinhäuser, aveva ucciso all’interno del liceo di Erfurt sedici persone (tredici membri del personale scolastico, due studenti e un agente di polizia) prima di suicidarsi. Lo studente utilizzò una pistola semiautomatica Glock 17C 9x19 parabellum che deteneva legalmente con cui sparò 71 colpi.

E’ in queste stragi che l’arma da fuoco, ancorché di tipo “comune” e legalmente detenuta, rivela tutta la sua letalità. Una caratteristica distintiva che si è notata, proprio in Germania, nell’attentato dell’ottobre del 2019 nei pressi della sinagoga di Halle, in Sassonia: il simpatizzante neonazista tedesco, Stephan Balliet, che non possedeva una licenza di porto d’armi, aveva cercato di utilizzare armi che si era fabbricato artigianalmente, armi che si sono inceppate e l’attentatore, che era riuscito ad uccidere due passanti, dovette desistere dal suo intento omicida.

Una stretta sulle armi in Germania

Già prima della strage di giovedì scorso la ministra dell’Interno Nancy Faeser (membro del Partito socialdemocratico, Spd) aveva annunciato, su indicazione della autorità di polizia, un progetto di legge per proibire l’acquisizione da parte dei civili dei fucili semiautomatici “di aspetto militare” come i famigerati “black rifles”, i fucili semiautomatici con caricatori ad alta capacità sviluppati sul modello dei fucili d’assalto in dotazione alle forze armate: sono i fucili più usati nelle stragi di stampo etnico-razzista compiute da legali detentori di armi negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

A preoccupare le autorità tedesche è stato il numero di questo tipo di armi di cui erano in legale possesso gli appartenenti del movimento Reichsbürger (“Cittadini del Reich”), organizzazione di estrema destra che lo scorso dicembre aveva in progetto un assalto armato al Bundestag, il parlamento tedesco. Negli ultimi anni le forze di polizia tedesche hanno ripetutamente evidenziato come gruppi estremisti di destra stiano sempre più cercando di ottenere una licenza per armi, soprattutto come “tiratori sportivi”. L’anno scorso, a seguito di un’interrogazione parlamentare promossa dal partito Die Linke, le autorità governative hanno rivelato che, solo nel 2020, più di 1.200 estremisti di destra, noti o sospetti, avrebbero cercato di ottenere una licenza di porto d’armi.

La minaccia che rappresentano questi gruppi e i loro simpatizzanti è presa molto seriamente in Germania soprattutto a seguito dell’omicidio nel giugno del 2019 di Walter Lübcke, il politico dell’Unione cristiano democratica (Cdu) e presidente del distretto di Kassel, da parte del militante neonazista Stephan Ernst: nel gennaio del 2021 Ernst è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lübcke attribuito a motivi di odio xenofobo e razzista dettato dall’ideologia di estrema destra.

Dopo la strage di giovedì scorso, la ministra Faeser ha affermato che occorrerà valutare più attentamente se la bozza precedentemente predisposta è adeguata ad introdurre norme più restrittive in grado di prevenire ulteriori mass-shooting: finora stabiliva solo il divieto a detenere armi lunghe semiautomatiche considerate determinanti negli atti di terrorismo e di attacchi commessi da persone affette da problemi psichici e turbe mentali.

E in Italia?

Al di là delle doverose espressioni di solidarietà e di vicinanza alle vittime, la strage di Amburgo non ha sollevato alcun dibattito nel nostro paese riguardo alle norme relative al rilascio delle licenze per armi e ai controlli nei confronti dei legali detentori di armi. Eppure ce ne sarebbe bisogno considerato che la normativa italiana è molto meno rigorosa rispetto a quella in vigore nella Repubblica federale tedesca mentre le manifestazioni xenofobe e razziste non mancano certo nel nostro paese.

Pochi sanno che in Italia, con una semplice licenza di “tiro sportivo” (denominata di “tiro al volo”) anche una persona che non pratica alcuna disciplina sportiva può detenere un ampio arsenale di “armi comuni”: tre revolver o pistole semiautomatiche con caricatori fino a venti colpi, dodici fucili semiautomatici con caricatori fino a dieci colpi e un numero illimitato di fucili da caccia. Ed inoltre duecento munizioni per armi corte e mille munizioni per armi lunghe: tutte le armi vanno denunciate alla autorità di pubblica sicurezza ma non i suddetti caricatori che invece si possono detenere in numero illimitato e senza obbligo di denuncia. E non sono in vigore controlli istantanei di tipo telematico per segnalare alle autorità di pubblica sicurezza il numero di munizioni che una persona acquista: ciò rende molto facile ad un malintenzionato in possesso di regolare licenza poter acquistare centinaia di munizioni recandosi in una sola giornata in diverse armerie.

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Come si vede ce n’è a sufficienza per armare legalmente dei battaglioni. Persone che possono esercitarsi con queste armi nelle varie discipline del tiro, tra cui il “tiro dinamico”, e che possono contemporaneamente addestrarsi allo scontro armato tra gruppi contrapposti emulando le tattiche di guerra in scenari simili a quelli urbani utilizzando armi da soft-air, fedeli riproduzioni delle armi da fuoco.

In Italia, per ottenere una licenza per armi non è richiesto nessun controllo specialistico sullo stato di salute mentale né un esame tossicologico per verificare l’uso di sostanze psicotrope o l’abuso di alcol: tutto si basa su una autocertificazione firmata dal proprio medico di base e un controllo di idoneità psicofisica presso l’ASL simile a quello per ottenere la patente di guida.

Luca Traini, il militante leghista e simpatizzante neofascista che nel febbraio del 2018 sparò contro gli immigrati a Macerata con la sua Glock 17, pistola semiautomatica calibro 9 che deteneva legalmente, sfiorò la strage e ferì nove persone: aveva ottenuto la licenza di “tiro sportivo” in diciotto giorni. Quanti altri come lui, animati da ideologie nazifasciste e da rancori xenofobi e razzisti, ce ne sono in Italia? Nessuno lo sa. E, come lui, potrebbero essere tutti legalmente armati.

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