Domenica, 14 Luglio 2024

Sandra Figliuolo

Giornalista Palermo

Gli stupratori sono i vostri figli, non vengono dalla luna

Raramente ho letto cose così squallide e disgustose come quelle relative alle indagini sullo stupro di gruppo di cui è stata vittima una ragazza di 19 anni. Sono abituata - e in fondo è proprio ciò che mi affascina della mia professione - a confrontarmi con il male, le perversioni e l'atrocità che esseri umani come me sono capaci di tirare fuori, commettendo crimini di ogni sorta. Ma nelle scorse ore, mentre immaginavo quelle scene e scrivevo, davvero ho provato un ribrezzo indescrivibile. Perché questa ragazza, sofferente, che ha gridato "basta", inerme e ferita, per i suoi aguzzini non era altro che una cosa, un oggetto (da prendere a calci e pugni, da distruggere) e non una persona.

La vicenda

È stata brutalizzata e umiliata mentre questi 7 ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, ridevano e la deridevano. La filmavano, totalmente indifferenti al suo dolore, ma evidentemente ansiosi di condividere col mondo virtuale le loro "prodezze". Nessuna umanità, nessuna empatia, nessuna pietà pur di dimostrare in gruppo di essere maschi e forti, onnipotenti, di fronte a chi è invece indifeso e solo. Credo non esista nulla di più inaccettabile di questa crudeltà.

Gli stupratori non vengono dalla luna: sono i vostri figli

Mi ha colpita l'incapacità di percepire la realtà di questi ragazzi, come se, abituati a confrontarsi con lo schermo del cellulare, non riuscissero ad essere consapevoli degli stessi gesti che compiono, delle loro conseguenze e del loro significato. Non sentono, non pensano, non capiscono. Sono stupidi, insignificanti, inutili. Ma non vengono dalla luna: sono i vostri figli.

A cosa serve insultarli, pubblicare le loro foto (per generare altra violenza ed essere alla fine come loro), se sono il perfetto prodotto di una società che scarta tutto ciò che ha un minimo di profondità, che disprezza la lentezza e ogni forma di ragionamento, i sentimenti, le debolezze, i limiti, le sconfitte. Che pensa di risolvere problemi complessi con un vocale su WhatsApp, di esprimere opinioni con un tweet. Di sapere senza studiare e conoscere, di vivere senza mai una fatica, una delusione.

State educando dei mostri

Se un ragazzo di 20 anni non è in grado di provare empatia verso i suoi simili è perché evidentemente nessuno glielo ha insegnato. Quando insultate o picchiate i docenti che si permettono di rimproverare i vostri teneri cuccioli, sappiate che state allevando dei mostri. Quando sgomitate per arrivare primi con qualsiasi mezzo, anche davanti alla cassa di un supermercato, quando dite sì a tutto, quando compensate l'incapacità di comunicare e provare realmente affetto con soldi e regali, quando raccontate che il rispetto si impone con la forza, che la furbizia vale ben più della dignità, quando non siete in grado di far capire che non si può avere tutto e che le rinunce e le partite perse possono essere grandissime opportunità, quando ipocritamente parlate di emancipazione femminile, di libertà, ma poi fate capire ai vostri pargoli che esistono le donne (caste, pure, sottomesse, docili, che stanno al loro posto) e le zoccole (tutte le altre, la cui unica colpa spesso è solo di avere un po' di carattere e mezze ambizioni), seminate nel campo della violenza e dell'ignoranza. Costruite un mondo che fa schifo, anche se poi ve ne lamentate e vi indignate.

E chi vi dice che storie come queste non vadano raccontate nella loro terribile crudezza, che se la prende con i giornalisti - il cui dovere primario è proprio raccontare la realtà - per i commenti indecenti dei lettori e, senza neppure sapere cosa sia un'ordinanza di custodia cautelare ipotizza presunte violazioni del segreto istruttorio e cita la Carta di Treviso a vanvera, non ne costruisce uno molto migliore.

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