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Venerdì, 14 Giugno 2024

L'analisi

Alfonso Bianchi

Giornalista

Verso una maggioranza Ue senza destra. E addio all'ipotesi Draghi

L'Europa si avvia a mettere in campo una nuova maggioranza europeista, che con ogni probabilità sarà guidata nuovamente da Ursula von der Leyen. Il partito popolare è uscito vincitore dalle elezioni, aumentando addirittura i consensi rispetto al 2019. La destra radicale è cresciuta in diversi Stati membri, ma alla fine la valanga tanto attesa non c'è stata. Tranne in Italia, Austria e soprattutto in Francia, dove lo strepitoso risultato del Rassemblement National di Marine Le Pen ha causato un terremoto politico e costretto Emmanuel Macron a sciogliere il Parlamento e convocare nuove elezioni.

Il partito del presidente, Renaissance, ha preso la metà dei voti di quello di Le Pen e del nuovo e giovanissimo leader, il 28enne Jordan Bardella. Anche in Italia buon risultato per Fratelli d'Italia del premier Giorgia Meloni, che esce vincitore dalle urne con il 28,9%, primo partito in Italia, seguito dal Partito Democratico di Elly Schlein. Ma a livello europeo tiene la maggioranza formata da popolari, socialisti e liberali, con i Verdi che pure sembrano pronti a sostenere un nuovo esecutivo a patto che questo tenga fuori i due gruppi della destra radicale, sia Identità e Democrazia di Le Pen e della Lega di Matteo Salvini (che avrebbe in tutto 58 deputati), sia i conservatori Ecr di Fratelli d'Italia (73 deputati). Il Ppe avrebbe eletto 185 deputati nell'emiciclo di Strasburgo e Bruxelles, 9 in più rispetto al 2019, i socialisti 137 (-2) e i liberali 79 (-23): in tutto sono 401, una netta maggioranza dei 720 parlamentari dell'Assemblea comunitaria.

Dopo la pubblicazione delle prime proiezioni von der Leyen ha già parlato da presidente incaricata, promettendo di lavorare a creare "un'ampia maggioranza di forze pro europee", e spiegando che darà subito il via alle trattative con "le più grandi famiglie politiche, quella socialista e quella liberale". In realtà il compito di selezionare il candidato spetta al Consiglio europeo, che si riunirà il 27 e 28, ma i leader dei Ventisette si vedranno già per una cena informale lunedì 17. Già allora inizieranno le trattative per i top jobs. Ed è molto difficile che per la guida dell'esecutivo non venga scelta von der Leyen. I due che sembravano scettici su una sua riconferma, sono quelli che hanno preso le batoste peggiori: il francese Macron e il socialista tedesco Olaf Scholz.

L'ottimo risultato dei popolari fa anche tramontare definitivamente l'ipotesi Mario Draghi, se mai ci fosse davvero stata. I socialisti, con il vice presidente Pedro Marques, hanno ammesso la sconfitta e hanno fatto una netta apertura a von der Leyen precisando tuttavia che "mai saranno in coalizione con l'ultradestra di Ecr e Id". Il Ppe, tornando sui suoi passi, ha riaperto un canale con i Verdi, consapevole che affidarsi solo ai tre partiti dell'asse europeista resta rischioso a causa dei franchi tiratori, che nella plenaria costitutiva di luglio prossimo potrebbero manifestarsi a Strasburgo in tutta la loro pericolosità: nel Ppe calcolano una quota del 15% di voti in meno nel segreto dell'urna del voto di fiducia della nuova presidente.

A causa dei pessimi risultati soprattutto in Francia e Germania, per i Greens è stata una vera e propria debacle: gli ecologisti sono passati da 71 a 53 deputati. "Non siamo felici del numero dei seggi che abbiamo ottenuto ma ora dobbiamo creare una maggioranza stabile al centro del Parlamento europeo e, secondo noi, dovrà guardare anche ai Verdi. Siamo pronti a prenderci questa responsabilità", ha dichiarato lo Spitzenkandidat dei Verdi, Bas Eickhout, che spera di salvare il Green Deal. O almeno quello che ne rimane.

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