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Sabato, 2 Marzo 2024

L'editoriale

Maria Cafagna

Editorialista

Il video di Aprilia è l'ennesimo abuso contro le donne

In Italia alla maggior parte delle donne è negato il diritto all’autodeterminazione. In questi anni, davanti a un progressivo aumento della sensibilità attorno a temi importanti come le molestie sui luoghi di lavoro e il gender pay gap, la risposta del sistema dei media e dell’informazione consiste nel tentativo - nemmeno troppo velato - di mettere in discussione tutto quello che fino a ora è stato fatto.

L’immagine di un paese in difficoltà perché i giovani non vogliono fare sacrifici e mettere su famiglia è quella che rimbalza continuamente dai banchi di Montecitorio alle colonne degli editorialisti, in uno schema che glorifica i bei tempi andati a scapito da un futuro plumbeo non a causa della crisi climatica o della precarietà, ma di generazioni di lassisti e scansafatiche.

In questo stato di cose, quello che è successo all’ospedale di Aprilia non può sorprendere.I fatti: una donna si è reca in una struttura pubblica per affidare al personale sanitario un bambino di cui non può (o non vuole) prendersi cura; lo ha fatto come molte donne per secoli hanno fatto prima di lei e infatti questa di per sé non è una notizia: i neonati e le neonate vengono affidati in questo modo praticamente da sempre, a qualunque latitudine e in qualunque contesto. Lo si fa in ospedale, partorendo lì e chiedendo che il bambino o la bambina venga dato o data in adozione, oppure affidando il bambino o una bambina a strutture preposte: oggi gli ospedali, ieri le chiese e i conventi. Nulla di strano dunque ma siamo in Italia, un paese governato da un partito di estrema destra in cui l’ingerenza della Chiesa Cattolica è capillare e pervasiva.

Per cui le immagini delle telecamere di sorveglianza della struttura sono arrivate ai media che hanno mostrato la scena addirittura senza nascondere il volto della donna. Le immagini sono state trasmesse anche dal TG1 per cui milioni di persone in tutta Italia hanno assistito a un evento che doveva rimanere privato.

Ripercorriamo la catena: qualcuno all’interno dell’ospedale vede quelle immagini, le fa trapelare alla stampa, la redazione del telegiornale del servizio pubblico decide di mandare in onda il servizio senza nascondere l’identità della donna; alcune testate, riprendono la notizia e mostrano quel video senza applicare alcun filtro sul volto e sul corpo della madre del bambino. E nessuno si è messo di traverso.

La faccenda ricorda molto da vicino quella avvenuta solo pochi mesi fa all’ospedale Mangiagalli di Milano, dove la notizia di un bambino lasciato dalla madre alla struttura diventò di dominio nazionale, con tanto di appelli alla donna a tornare sui suoi passi e a riprendersi il bambino; si parlò anche in quell’occasione di “abbandono” del minore anziché di “affido”. Come diceva qualcuno le parole sono importanti e, come in questo caso, le scelte lessicali adottate sono molto indicative del livello del dibattito.

Ezio Greggio e il mansplaining alla madre di Enea

La privacy violata di una donna 

Abbiamo discusso per settimane di pubblica gogna ai danni di una donna che evidentemente non aveva gli strumenti per difendersi e tutelarsi ed eccoci oggi a punto e a capo. La privacy di una donna è stata apertamente violata a più livelli con lo scopo di soffiare sul fuoco dell’indignazione e del malcontento generale.

Tutto questo però ci fa pensare che l’Italia non sia più uno stato dove sono in vigore i più basilari diritti del vivere civile. Casi come quello di Aprilia dimostrano che vivere in questo paese abbrutito e imbarbarito sta diventando sempre più complicato.

Stiamo assistendo a una progressiva erosione dei diritti fondamentali come quello alla sanità pubblica, all’assistenza di base e alla riservatezza, volgarmente detta privacy. Tutti questi diritti fondamentali si stanno trasformando in privilegi riservati alle élite facoltose: solo una persona in possesso degli strumenti economici adeguati potrebbe permettersi oggi di accedere ai servizi di tutelarsi, autodeterminarsi e proteggere la propria privacy. Diritti che dovrebbero essere garantiti a tutte e a tutti e che invece stanno sparendo in nome dell’auditel e dell’engagement.

Chi ha in mano il potere - legislativo, economico, mediatico - ci sta togliendo a poco a poco questi diritti alle fasce più deboli, esposte e indifese. Quel che è peggio è che il nostro paese sembra talmente assuefatto da questo stato di cose che è difficile immaginare una reazione collettiva come quelle avvenute in queste settimane in Germania e in Austria. Infatti qui l’estrema destra al potere è una realtà a cui ci siamo abituati e abituate talmente in fretta, che tutto fa pensare che di notizie del genere ne sentiremo ancora a lungo.

Il video di Aprilia è l'ennesimo abuso contro le donne

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