Domenica, 18 Aprile 2021

Agroalimentare: Polimi, cresce innovazione per sostenibilità, boom startup


Milano, 4 giu. (Labitalia) - Nel settore agroalimentare, si affermano soluzioni innovative per ridurre lo spreco di cibo, mentre nuove tecnologie digitali e forme di collaborazione nella filiera consentono di prevenire, gestire e valorizzare le eccedenze alimentari. Una spinta innovativa che proviene in particolare da startup che propongono soluzioni di economia circolare e nuovi modelli di business 'sostenibili'. Sono alcuni risultati della seconda ricerca dell'Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina al convegno 'La filiera agroalimentare si muove e cambia pelle: circolarità, prossimità e packaging degli alimenti'.


Sono 835 le startup internazionali dell'agroalimentare nate tra il 31 dicembre 2013 e il 31 dicembre 2018 che perseguono obiettivi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica attraverso soluzioni per lotta alla fame, transizione a sistemi di produzione e consumo più responsabili, utilizzo efficiente dell'acqua, lotta allo spreco di cibo e turismo responsabile: oltre il doppio di quelle rilevate lo scorso anno (399) e circa il 20% del totale di 4.242 dell'agrifood.


I Paesi con la più alta densità di startup agrifood sostenibili sono Israele (49, di cui il 71% sostenibili), Svizzera (43, di cui il 40% sostenibili) e Indonesia (24, di cui il 38% sostenibili). Solo il 39% delle startup sostenibili internazionali è stato finanziato, per un totale di 2 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti, ma gli investimenti medi per startup sono in crescita dai 2,4 milioni di dollari di un anno fa ai 6,1 milioni attuali. L'Italia, con 63 startup agrifood e 16 sostenibili (il 25%), che offrono soprattutto soluzioni di agricoltura di precisione e piattaforme per gestire le eccedenze, ridurre gli sprechi e promuovere i prodotti locali, presenta un mercato ancora fermo, con appena 1,8 milioni di dollari di finanziamenti complessivi e in media 400 mila dollari per startup.


"Nel 2018 il sistema agroalimentare ha vissuto un grande fermento innovativo come risposta alla necessità di ridurre lo spreco di cibo, una delle sfide più sentite a cui sia le startup sia attori consolidati stanno cercando di trovare soluzioni", afferma Alessandro Perego, direttore del dipartimento di Ingegneria gestionale e responsabile scientifico dell'Osservatorio.


"Sono raddoppiate le startup che si possono definire 'sostenibili' - spiega - e che propongono modelli di business circolari per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, mentre si diffondono nuove modalità di collaborazione a tutti i livelli della filiera e l'innovazione coinvolge processi della supply chain prima d'ora soltanto sfiorati, come ad esempio il packaging. Nel confronto internazionale, il mercato italiano appare fermo, ma anche in Italia non mancano casi di successo e spunti di innovazione che fanno ben sperare per il futuro".


"La filiera agroalimentare - aggiunge Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell'Osservatorio - sta cambiando pelle. Si assiste a una riconfigurazione legata all'economia circolare, con soluzioni innovative nella prevenzione e gestione delle eccedenze alimentari che migliorano previsioni, limitano la sovrapproduzione o permettono una maggiore preservazione degli alimenti. Ma anche a una riconfigurazione 'di prossimità' con aziende che scommettono sempre più su un modello di filiera corta sostenibile".


I principali obiettivi di sviluppo sostenibile perseguiti dalle 835 startup censite dall'Osservatorio sono incrementare i redditi dei produttori su piccola scala, fornendo accesso alle risorse produttive e uno sbocco sul mercato (253 startup), aumentare la produttività e la resilienza dei raccolti ai cambiamenti climatici (163 startup), ridurre le eccedenze e gli sprechi alimentari lungo la filiera (86). Seguono le nuove imprese che investono su soluzioni chimiche green per migliorare le rese preservando l'ambiente (61), che mirano a ottimizzare l'efficienza delle risorse impiegate nella produzione (60), che cercano di garantire l'accesso al cibo (48), di perfezionare l'uso delle risorse idriche e favorirne l'accesso (42) e le startup che promuovono il turismo sostenibile e la produzione locale (23). Le startup sostenibili internazionali hanno raccolto complessivamente 2 miliardi di dollari nel periodo analizzato, con una media di 6,1 milioni di dollari per startup (quasi tre volte maggiore rispetto al dato dello scorso anno, 2,4 milioni di dollari).


Le startup statunitensi sono prime per capacità di attrarre investimenti, per un totale di 1,4 miliardi di dollari, in media 8,7 milioni di dollari per startup. L'Europa raccoglie in totale 318 milioni di dollari di finanziamenti, ma arretra sul fronte finanziamenti medi con appena 3,4 milioni di dollari, contro i 6,6 milioni raccolti mediamente dalle startup asiatiche (il doppio del 2017), che complessivamente hanno ricevuto 293 milioni di dollari. Quasi metà delle startup sostenibili analizzate sono Service Provider che forniscono software e app per analisi dei dati, servizi di consulenza a supporto delle attività agricole e piattaforme marketing e retail per facilitare l'accesso al mercato di piccoli produttori (400 startup, il 48%). Seguono i Technology Supplier (166 startup, 20% del campione), che forniscono tecnologie per l'agricoltura di precisione per incrementare la produttività e la resilienza dei raccolti, e le nuove aziende che si occupano di Food Processing (91 startup sostenibili, 11%), dove prevalgono cibi proteici e alternativi a quelli tradizionali, per garantire a tutti cibo salutare e nutriente e a minor impatto ambientale.


"Le soluzioni innovative sviluppate dalle startup - commenta Paola Garrone, responsabile scientifico dell'Osservatorio Food Sustainability -sono orientate prevalentemente a passare a sistemi di produzione più sostenibili e resilienti e favorire modelli di consumo responsabili, ottimizzando l'utilizzo delle risorse e minimizzando gli sprechi. La conferma dei fornitori di servizi e di tecnologia quali principali promotori di innovazione sostenibile lungo la filiera evidenzia ancora una volta l'importanza della tecnologia come fattore che permette o facilita l'implementazione di nuove soluzioni per far fronte alle sfide di sostenibilità".


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