Sabato, 6 Marzo 2021

Coronavirus: enoteche a Conte, aprire subito dialogo per cancellare norma discriminante

Lettera del presidente dell'associazione Vinarius Andrea Terraneo


Roma, 18 gen. (Labitalia) - Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, l'associazione delle enoteche italiane, firma una lettera aperta per il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, a fronte della pubblicazione del nuovo dpcm che, ricorda, "vieta espressamente la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica e analcolica da parte di tutti i negozi specializzati con codici Ateco 47.25 dalle ore 18, lasciando invece libertà di vendita di tali bevande a tutti gli altri negozi commerciali". Scrive nella lettera il presidente Terraneo: "Comprendiamo il momento di forte difficoltà che sta attraversando il nostro Paese a causa della pandemia e il complesso contesto con cui vengono prese le relative decisioni, incorrendo in possibili errori nella indicazione dei codici Ateco, ma chiediamo un sollecito chiarimento in merito affinché non vengano discriminati attività e operatori professionali appartenenti al settore del commercio di bevande alcoliche e analcoliche".


"La preoccupazione - avverte - deriva dal fatto che inibire l'apertura dopo le 18 toglie all'enoteca il 30% del fatturato giornaliero in un quadro economico generale che ci vede già penalizzati". Secondo Vinarius, non appare, infatti, chiaro il criterio utilizzato dal nuovo dpcm su questo tema, che non inserisce nel divieto di vendita per asporto dopo le ore 18 anche tutte quelle attività previste dal codice Ateco 47.1 e relativi sottogruppi che comunque commerciano prevalentemente in bevande e alimentari.


"Appare evidente - continua Terraneo - che lo spirito che anima tale divieto non è demonizzatorio nei confronti delle bevande alcoliche in sè, ma è invece quello sanitario volto a evitare assembramenti, fattore di primaria importanza per tutti noi in questo difficile momento. Non comprendiamo, però, il motivo per cui viene impedito a centinaia di enoteche sparse sul territorio nazionale di operare, lasciando invece libertà di farlo alla grande distribuzione organizzata incorrendo maggiormente nel rischio di assembramenti. Le chiediamo, pertanto, la cancellazione di questa misura affinché non vengano penalizzate tutte quelle attività comprese nel divieto che stanno operando da mesi con massimo rigore e attenzione alla tutela della clientela e nel rispetto delle normative. Siamo certi - conclude Terraneo - che le ragioni da noi esposte possano portare a un pronto accoglimento della nostra richiesta basandosi essa stessa su criteri di ragionevolezza e coerenza con lo spirito di tutela della salute pubblica e di salvaguardia delle attività commerciali che stanno a cuore a tutti quanti noi".


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