Coronavirus: Rur, molti italiani vivono in case piccole, ma rispettano divieto di uscire


Roma, 30 mar. (Labitalia) - “Più di un terzo degli italiani vive in case troppo piccole, ma rispettano responsabilmente il divieto di uscire. Città deserte, quartieri desolati, traffico scarso. E’ la prova che gli italiani, in grande maggioranza, sono coscienti che, per arginare l’epidemia, sia necessario rimanere il più possibile in casa. Con il lavoro a distanza, la scuola on line, media, giochi e libri, ci si organizza per sostituire alla vita sociale quella esclusivamente familiare. Trascorrere tutta la giornata in casa, inevitabilmente riporta nelle pareti domestiche tante funzioni che prima venivano svolte fuori. E in taluni casi questo sovraccarico atterra in uno spazio insufficiente. Teniamo conto che, già prima dell’era Covid, la principale spinta a cercare un nuovo alloggio era proprio quella di vivere in una casa troppo piccola”. E’ quanto si legge in una nota della Rur, Rete urbana delle rappresentanze. Secondo una comparazione internazionale, riferisce, “le case abitate dagli italiani hanno una dimensione media di 81 mq. meno di quelle giapponesi (95mq.), spagnole (97 mq.) tedesche (109 mq.) e francesi (112 mq.). Sono valori medi (per l’Italia coincidono con le dimensioni catastali della fascia intermedia degli alloggi), ma che hanno grande variabilità a seconda della loro localizzazione territoriale, in particolare fra grandi città e piccoli paesi”.


"Ad esempio, a Parigi, il mercato immobiliare offre, anche a caro prezzo, piccole maisonette di soli 15 -20 mq. e non è una rarità, mentre nella provincia francese le abitazioni sono decisamente grandi. Gli italiani vivono per metà in immobili multipiano, il 25,5% in condomini con più di 10 abitazioni e un ulteriore 27,1% in edifici più piccoli. In questo periodo di chiusura, il condominio, classico campo di battaglia della micro-conflittualità sociale, sta divenendo sempre più una cellula di vicinanza e solidarietà. Abbastanza simile all’Italia è la situazione della Germania, mentre nella Francia prevalgono tipologie abitative a minore densità, come case a schiera e unifamiliari, al contrario nella Spagna della grande bolla immobiliare ben il 44,8% delle famiglie vive in grandi condomini", spiega.


Secondo Eurostat, ricorda, “fra i grandi paesi europei l’Italia vive una condizione abitativa più disagiata con ben il 30,9% dei nuclei in sovraffollamento, ovvero con disponibilità di spazio residenziale, calcolato sulla base della composizione del nucleo familiare e l’età dei componenti, inferiore agli standard europei di riferimento. Il tasso di overcrowding medio dell’Unione europea riguarda il 18,3% delle famiglie, mentre la Francia scende all’8,2%, la Germania al 6,3% e la Spagna al 5,0%”.


"Ci sono quindi ragioni oggettive nella valutazione che il 37,5% degli italiani ha fornito di vivere in una casa piccola in un’indagine realizzata, nell’autunno 2019, dalla Rur (think tank cui aderiscono fra gli altri Intesa SanPaolo, Cdp, Tim Federcasa e Sistemi urbani-Fs), adducendola come prima motivazioni per la ricerca attiva di un nuovo alloggio da acquistare o affittare. La quota d’insoddisfatti per le dimensioni dell’alloggio sale al 44% a Roma, al 40% a Torino, al 39% a Firenze e Napoli, mentre Milano resta nella media del 37%. Leggermente più bassa è la quota registrata a Bari (34%), Bologna (33%), Palermo e Genova (32%).Oltre un terzo di italiani, quindi, valuta piccola la casa in cui abita”, sottolinea.


Per Rur, “un aspetto non secondario del vivere in casa riguarda le persone che abitano da sole, in costante crescita anche negli ultimi anni e che per la metà sono costituiti da anziani: gli ultra sessantacinquenni soli sono pari a 9.537.000. Viviamo fortunatamente un momento in cui è più facile l’aiuto reciproco, che potrebbe sopperire a carenze strutturali che colpiscono proprio i singles”. "Secondo Eurostat nel 2018 14,4% delle persone che vivono da sole in Italia non hanno nessuno cui affidarsi, una quota più che doppia rispetto alla media europea del 6,8% e molto lontana da paesi come Germania (solo 4,9% non ha alcun punto di riferimento), la Francia (7,7%) e persino la Spagna (4,2%) dove evidentemente funzionano meglio le reti familiari”, osserva.


“Gli italiani - ha commentato il presidente della Rur, Giuseppe Roma - seppur forzatamente, stanno riscoprendo la vita domestica ed è inevitabile che emergano i pregi e i difetti della propria abitazione”. “Il modello abitativo - ha sottolineato - tutto proiettato verso l’esterno ci ha fatto sottovalutare le prestazioni dell’immobile in cui viviamo e ora ne rileviamo i limiti. Di questo bisognerà tenerne conto anche nel gestire la sacrosanta regolamentazione del lockdown”.


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