Giovedì, 21 Ottobre 2021
Lavoro

Covid Italia, Scanavino (Cia): "Comparti agricoli in difficoltà, vanno sostenuti"


Roma, 30 nov. (Labitalia) - Si deve intervenire a sostegno dei comparti agricoli in difficoltà perchè se cedono "perdiamo occupazione, ma non solo. Anche gestione territoriale, tipicità, capacità di esportazione, con l'idebolimento del sistema. Quindi, non si tratta solo di aiutare gli agricoltori ma anche di aiutare un sistema che sta intorno all'agroalimentare che ha bisogno di attenzione e sostegno che non è sempre solo l'indennizzo ma anche sostegno organizzativo affinchè ad esempio si possano economizzare i costi". E' la richiesta che arriva da Dino Scanavino, presidente della Cia - Agricoltori Italiani, intervistato da Adnkronos/Labitalia, sugli effetti dell'emergenza coronavirus per l'agricoltura italiana.


"Siamo riusciti, e questo ce lo intestiamo come una nostra vittoria, a far inserire -spiega Scanavino- gli agriturismi nei ristori. Erano infatti esclusi perchè si richiedeva che l'agriturismo fosse l'attività prevalente dell'azienda agricola per potere avere lo stesso ristoro dei ristoranti. In realtà, se l'agriturismo è un'attività connessa non può essere quella principale e quindi abbiamo dimostrato anche tecnicamente al ministro e al governo che questa era una discrasia che escludeva dai ristori dei soggetti come gli agriturismi che avevano avuto un danno drammatico. E siamo riusciti a farli rientrare", sottolinea.


Ma tanti altri comparti agricoli stanno soffrendo e non poco. "Noi abbiamo il settore ortofrutticolo -spiega- che sta andando in difficoltà. Ad esempio, le clementine che sono un prodotto calabrese e pugliese sono in una difficoltà estrema per questioni che riguardando anche elementi strutturali come la logistica, una stagione troppo calda, e oggi queste piogge eccezionali. E quindi bisognerà tenere conto delle difficoltà dell'agrumicoltura", aggiunge ancora Scanavino.


E a soffrire sono anche i settori dell'agricoltura che collaborano con la ristorazione. "Abbiamo il problema dei prodotti di alta gamma che erano destinati alla ristorazione e al settore horeca, come vini, tagli di carne pregiata. Gli agricoltori che producevano per questo mondo improvvisamente non hanno più trovato i loro interlocutori. Nelle ultime ore si è aggiunta anche una crisi acuta della suinicoltura, con i prezzi che sono precipitati nell'ultima quotazione a 1,27 euro e quindi abbondantemente sotto i costi di produzione", sottolinea amaro Scanavino.


E Scanavino quindi sottolinea la necessità di una campagna per incentivare l'acquisto da parte degli italiani di stelle di Natale. Per aiutare un comparto economico in crisi. Ma anche per portare con i fiori un po' di atmosfera natalizia nelle case degli italiani, nonostante la pandemia. "La produzione di stelle di Natale, che sono tipicamente prodotte nelle aree litoranee del Sud Italia, è -spiega- in una situazione di incertezza come tutto il comparto florovivaistico. E in un momento in cui gli italiani si abbandonano, come emerge anche dalla stampa, anche a patologie depressive -aggiunge- il desiderio di addobbare la casa per il Natale viene meno. Noi siamo perchè si facciano delle campagne promozionali perchè indennizzare i danni va bene ma va incentivato anche il consumo del prodotto come un elemento di benessere della famiglia", propone Scanavino.


"Questo perchè -spiega ancora- avere una casa colorata da fiori che peraltro costano anche poco è una cosa che aiuta il morale. Abbiamo quindi bisogno di una grande campagna per l'acquisto di stelle di Natale e di altri fiori per addobbare le case per Natale e dare un tocco anche di ottimismo", aggiunge ancora.


E il presidente della Cia ha anche fornito i primi dati "sui DANNI PER L'AGRICOLTURA NEL CROTONESE DOPO L'ALLUVIONE DEL 21 NOVEMBRE AMMONTANO A CIRCA 8 MILIONI DI EURO, DI CUI 5 MILIONI PER LE COLTURE E 3 PER LE ATTREZZATURE, con 1.500 ettari di coltivazioni in pianura andate sott'acqua. Sono danni che vanno indennizzati subito ma allo stesso tempo si devono anche mettere le aziende agricole nelle condizioni di ripartire".


Un bilancio, sottolinea Scanavino "che non è ancora definitivo, che potrebbe anche essere più pesante e che deve tenere anche conto dei danni alla viabilità rurale, che già versava in condizioni critiche". Un'ondata di maltempo che "nel Crotonese ha colpito colture pregiate come il finocchio che hanno un fatturato dai 4mila ai 7mila euro ad ettaro, tantissimo rispetto ad esempio al grano che invece si attesta intorno ai 700 euro ad ettaro, e anche per il grano i danni sono stati ingenti perchè si era appena seminato e il seme portato via dalle acque dovrà essere riseminato", spiega ancora.


E non solo, sottolinea Scanavino: "Le ortive sono andate sott'acqua e le serre sono state spazzate via, con danni alle strutture fisiche". Dei danni "abbiamo interessato la ministra Bellanova -spiega ancora Scanavino- che non ha molti strumenti a disposizione, ma che ha annunciato il rifinanziamento per un fondo per le calamità naturale che speriamo vada ristorare le aziende che devono rimettersi in piedi e ripartire", sottolinea.


Ma quanto avvenuto a Crotone rischia di essere sempre più frequente, avverte Scanavino. "Le piogge violente ormai non le possiamo più neanche considerare eccezionali, sono di una frequenza tale che ormai dobbiamo considerale come un'ordinarietà. Ma la cosa ancora più grave è che siamo in presenza di un territorio che non è governato. Le grandi opere sono importanti, ma la manutenzione ordinaria, costante e quotidiana, del sistema idrografico, dalla montagna a valle è fondamentale", sottolinea il presidente Cia.


"Tendiamo a concentrarci dove vediamo il problema. In realtà, il problema si genera a monte. E quello che noi chiediamo insistentemente da tempo è uno studio, veloce e che non duri anni, e un piano di gestione e governo del sistema idrografico su un'ampia asta. Creando anche opere dedicate, come sistemi di trattenimento delle acque a monte per potere fare defluire con meno violenza verso valle. Ad esempio piccoli invasi", sottolinea ancora Scanavino.


"E poi -aggiunge ancora- serve la manutenzione: non possono esserci le fiumare invase dalle canne altrimenti tutto quello che diciamo è inutile. E poi appunto serve una progettazione straordinaria che tenga conto di un'area vasta e di particolari condizioni meteorologiche che non possono essere più considerate straordinarie. Con un particolare coinvolgimento degli attori locali: sindaci, agricoltori, cooperative", conclude.




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