Domenica, 28 Febbraio 2021

Covid: ristoratori Abruzzo, appello all'Anci per salvare comparto devastato


Roma, 18 feb. (Labitalia) - "A un anno dal primo lockdown emerge in maniera netta come i provvedimenti di restrizione adottati per far fronte alla crisi pandemica abbiano avuto effetti devastanti sul comparto economico della ristorazione pur non riuscendo a risolvere le problematiche sanitarie in corso. Le reiterate chiusure e l'inattività prolungata al quale viene costretto il comparto imprenditoriale hanno letteralmente affossato le economie del primo settore economico abruzzese per capacità di impiego. Viene condannata a un crollo certo la principale economia del territorio amministrativo, oltremodo ramificata, partecipata da decine di migliaia di famiglie, capace di garantire una estesa stabilità socio-economica essendo stabilmente collegata a un vasto indotto produttivo e di servizi anch'esso messo in crisi per i medesimi motivi". E' quanto si legge in un comunicato di Aria (Associazione Ristoratori Abruzzo), che lancia un appello all'Anci regionale.


"Siamo dunque giunti al cospetto di una crisi di sistema estesissima, pericolosa e mai paventata dal dopoguerra ad oggi. Ci rivolgiamo all'Anci, al mondo delle amministrazioni comunali, ai sindaci della regione Abruzzo, nella consapevolezza di come si abbia ormai piena coscienza che le norme relative alla ristorazione, emanate attraverso una serie infinita di dpcm, risultino oltremodo penalizzanti e per diversi motivi controproducenti e contraddittorie", sottolinea.


"Il meccanismo di chiusura/apertura in zona gialla - sostiene - penalizza le imprese della ristorazione tradizionale, già riconvertite ai principi della tutela sanitaria. In zona arancione, le aziende riconvertite vengono sottoposte a un rigido blocco, mentre nel periodo delle riaperture esse si trovano di fronte a uno scenario confuso, ove molto spesso le condizioni di lavoro borderline incompatibili con i dettami della sicurezza epidemiologica (tipo movida), pur rappresentando un esiguo segmento del comparto, determinano le scelte di ritorno immediato al blocco. Anche in questo caso, la ristorazione tradizionale sconta la reiterazione della chiusura pena l'appartenenza a un comparto unico e indistinto".


"La normativa - avverte - non è aderente alla realtà delle cose, è carente rispetto alle necessità sanitarie ed è incapace di garantire le economie fondamentali della ristorazione presenti e oltremodo diffuse sul territorio. Per questi e altri motivi, abbiamo chiesto un riequilibrio della normativa, avanzando proposte concrete e utili a superare il momento drammatico, ripristinando le attività lavorative e collegandole a un chiaro quadro giuridico finalizzato alla sicurezza sanitaria".


"Appare doveroso oggi - prosegue - partecipare a una comune riflessione per restituire fiducia a centinaia di migliaia di famiglie in Italia e nella nostra regione, i cui destini prossimi vengono ormai drammaticamente collocati nelle condizioni della precarietà sociale. Non possiamo permettere che ciò avvenga, evitando di far nascere attraverso un lavoro comune sistemi di contenimento del virus realmente efficaci e in equilibrio con i diritti costituzionali garantiti ai cittadini, tra i quali i diritti economici e il diritto al lavoro".


"Chiediamo che l'Anci sieda al fianco dei cittadini ristoratori garantendo il proprio prezioso contributo volto a ripristinare la salvezza delle economie del comparto e la sicurezza sanitaria quali diritti fondamentali delle nostre comunità", conclude.


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