Fase 3: Giovani consulenti lavoro, dissenso su diniego ministeri a delibere Enpacl


Roma, 4 set. (Labitalia) - L’Associazione nazionale giovani consulenti del lavoro esprime forte disappunto e biasimo per la mancata approvazione da parte dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia delle delibere, approvate in seduta straordinaria il 23 aprile dall’assemblea dei delegati dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro (Enpacl), con la rideterminazione delle scadenze contributive per gli iscritti. Una misura straordinaria, secondo i giovani professionisti, assunta con senso di responsabilità in pieno lockdown, per far respirare i professionisti alle prese con aziende in profonda difficoltà. Una situazione, quella dei consulenti del lavoro, per certi versi paradossale alla luce dei provvedimenti avventati adottati dal governo in tema di contributi erogati in modo indiscriminato dal maggiore ente di previdenza pubblica quale è l’Inps.


Pare difficile comprendere, secondo l'associazione dei giovani consulenti del lavoro, "come ci possano essere impatti negativi insostenibili per la finanza pubblica a seguito del ridimensionamento temporaneo della contribuzione da parte di una specifica categoria professionale verso un ente, come l’Enpacl, che negli ultimi anni non solo ha registrato un costante miglioramento dei sui saldi pensionistici, ma che ha potuto sempre dimostrare di avere una sostenibilità superiore ai 50 anni prevista dalla legge 201 del 2011 (meglio nota come Riforma Fornero)". "Mentre il governo -continuano i giovani professionisti- ha autorizzato l’erogazione 'a pioggia' di svariati miliardi di euro di soldi pubblici, la delibera non accolta dai ministeri avrebbe visto per un periodo molto limitato una diminuzione di entrate pari a 80 milioni di euro a fronte di un patrimonio che supera il miliardo di euro. Pare ancora più anomalo all’Associazione giovani che i dicasteri non abbiano tenuto in debita considerazione le decisioni assembleari di un ente dotato di un consiglio di amministrazione responsabile delle politiche previdenziali e assistenziali poste in atto, nonché dotato di una struttura interna assolutamente in grado di effettuare accurate e affidabili valutazioni attuariali e di sostenibilità finanziaria di lungo periodo".


"Una prudenza che non si riscontra -conclude l'associazione dei giovani consulenti del lavoro- nelle scelte di erogazione pubblica, che pare abbiano avuto una valenza prevalentemente politica. A patire gli effetti di tutto ciò saranno ovviamente i giovani professionisti, che strangolati da un lato dalla perdita di entrate (dovuta alla difficoltà finanziaria della clientela) e “dimenticati” per altro verso dallo Stato (che non ha riconosciuto loro né bonus né contributi a fondo perduto), rischieranno in molti casi di non riuscire a mantenere le proprie attività professionali, vedendosi costretti nel medio e breve periodo a cercare occupazioni alternative".


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