Ferrarini: Cgil, azienda convoca assemblea con lavoratori senza avvisarci, reagiremo


Bologna, 9 ott. (Labitalia) - Acque sempre più agitate alla Ferrarini, storico marchio emiliano di prosciutto e parmigiano made in Italy. L'azienda, che conta circa 800 dipendenti, è attualmente in concordato preventivo, con centinaia di milioni di euro di debiti non saldati sul groppone. Ma nonostante i debiti l'azienda fa gola a due cordate che vorrebbero rilevarla. Da una parte, la famiglia Ferrarini con il gruppo italo-ungherese Pini e Amco, società di proprietà pubblica. Dall'altra parte, il gruppo Bonterre Grandi Salumifici Italiani con il sostegno di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Una contesa su cui ha acceso i fari anche la Commissione europea per i possibili aiuti di Stato di cui la prima cordata (Amco è una società del Mef) potrebbe godere.


E ora il clima si è fatto ancora più teso con il sindacato, dopo che l'azienda ha convocato per oggi, senza avvertire le organizzazioni sindacali, tutti i lavoratori in un'assemblea a Lesignano Bagni, stabilimento di Langhirano. Il tema dell'incontro? Top secret, anche se gli spifferi sui temi al centro della giornata non mancano. Di certo i lavoratori non hanno potuto portare con sé i telefoni cellulari, come da indicazione aziendale dello scorso 21 settembre che vieta di introdurli sul luogo di lavoro, pena non meglio precisati provvedimenti disciplinari.


"Questa mattina abbiamo appreso di questa convocazione da parte dell'azienda. Un atteggiamento a nostro parere assolutamente sbagliato, la nostra è una posizione chiara, non accettiamo questi comportamenti", sottolinea ad Adnkronos/Labitalia Giovanni Velotti, segretario generale della Flai Cgil di Reggio Emilia.


"Adesso va capito l'oggetto dell'incontro e anche la modalità della partecipazione dei lavoratori, se spontanea o 'spintanea', e cioè se verso i lavoratori c'è stata quasi un costringerli a partecipare. E' comunque, a nostro parere, un atteggiamento sbagliato da parte dell'azienda, una decisione unilaterale, non condivisa con il sindacato. Adesso aspettiamo di vederci più chiaro nelle prossime ore, e poi di certo a livello unitario risponderemo a questa situazione", conclude Velotti.


E l'azienda? Bruno Bartoli, commissario giudiziale della Ferrarini, raggiunto telefonicamente da Adnkronos/Labitalia, si trincera dietro un perentorio "No comment".


Ma lo scontro attorno alla Ferrarini è arrivato anche in Parlamento, con il senatore di Italia Viva, Michele Anzaldi, che ha scritto su Fb: "A seguito delle notizie sulla richiesta d’arresto dei titolari del Gruppo Pini e dell’apertura di un faro della Ue sull’acquisizione di Ferrarini da parte della cordata Pini-Amco per aiuti di Stato, mi auguro che il presidente del Consiglio Conte e il ministro Gualtieri, cui ho rivolto un’interrogazione in Parlamento che attende ancora risposta, intervengano e utilizzino tutti gli strumenti a loro disposizione per evitare che un marchio storico per l’agroalimentare italiano come Ferrarini finisca nelle mani sbagliate, mentre rimane in piedi il progetto di sistema che ha il sostegno di Coldiretti, Legacoop, Confagricolture, Alleanza Cooperative Agroalimentare, Banca Intesa".


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