Giovedì, 29 Luglio 2021
Lavoro

Fisco: Chiropratici, prestazioni esenti da Iva

Sentenza della Ctp Ancona


Roma, 27 nov. (Labitalia) - I trattamenti dei chiropratici sono esenti da Iva. A stabilirlo è la Commissione Tributaria provinciale di Ancona nella sentenza (496/19), depositata il 12 novembre scorso. La pronuncia fa seguito al ricorso presentato da un professionista (difeso dagli avvocati Paolo Speciale e Andrea Taglioni) appartenente all'Associazione italiana chiropratici, la principale associazione di categoria che da anni si batte per il riconoscimento formale della professione sanitaria in Italia, secondo i criteri raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità.


"Da un'attenta lettura del dettato normativo interno e unionale -spiega una nota dell'Associazione- i giudici hanno tratto la conseguenza che nel caso di specie ricorressero tutti i presupposti per applicare, alle prestazioni in questione, l'esenzione dell'Iva. Ciò in considerazione che la chiropratica è una disciplina scientifica olistica e un'arte curativa, nell'ambito del diritto alla salute e non risulta che il legislatore dell'Unione europea abbia inteso imporre agli Stati membri interessati di riservare il beneficio di detta esenzione alle sole professioni regolamentate dalla loro legislazione".


"Pertanto, anche per il principio di neutralità dell'Iva, la prestazioni di diagnosi e cura non possono ricevere un trattamento differenziato per il solo fatto di essere effettuate da soggetti con una formazione professionale differente, quando i professionisti sanitari interessati siano adeguatamente qualificati. Peraltro, anche la Corte Ue, con una sentenza dello scorso 27 giugno, aveva chiarito che l'esenzione non è riservata solo a coloro che esercitano una professione medica o paramedica regolamentata dalla legislazione dello Stato membro interessato", proseguono i chiropratici.


"Questa sentenza - spiega il presidente dell'Associazione italiana chiropratici, John Williams - rappresenta un precedente importante perché il caso legislativo italiano rispetto alla condizione dei dottori chiropratici rappresenta un unicum a livello internazionale: la mancata attuazione della regolamentazione della chiropratica, infatti, è stata più volte portato ad esempio negativo dalle organizzazioni sanitarie mondiali dei professionisti sanitari".


"Noi ribadiamo con forza che il titolo di chiropratico si ottiene esclusivamente nelle università. Ma ancora, purtroppo, soltanto all'estero. L'Italia continua ad essere l'unico Paese a non aver ancora definito il percorso di studi del chiropratico secondo quei principi stabiliti dall'Organizzazione mondiale della sanità. La nostra associazione continua a lavorare per contrastare ogni tentativo di relegare il futuro della professione all'ambito tecnico, facendo perdere alla chiropratica la propria identità e al Paese i vantaggi del rapporto costi/efficacia", conclude Williams.


I chiropratici ricordano che "l'Organizzazione mondiale della sanità già fornisce un quadro puntuale delle caratteristiche fondamentali della chiropratica, che la distinguono da tutte le altre professioni sanitarie, e delle competenze che il professionista laureato deve acquisire". "La definisce - spiegano - come professione sanitaria dedita alla diagnosi, al trattamento e alla prevenzione dei disturbi del sistema neuro-muscolo-scheletrico e degli effetti di tali disturbi sullo stato di salute generale e riconosce i laureati in chiropratica quali operatori sanitari di primo contatto in grado di inviare il paziente ad altre figure sanitarie quando ciò si riveli la scelta più opportuna nel suo interesse".


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