Lunedì, 14 Giugno 2021
Lavoro

Lavoro: inglese, flessibilità e competenze digitali e psicologiche per post-Covid


Roma, 19 mag. (Labitalia) - Nel 2021 la conoscenza della lingua inglese si conferma ancora una volta la soft skill più richiesta nel mondo del lavoro, ma, dopo i cambiamenti imposti dalla pandemia, il lavoratore del futuro deve dimostrare anche flessibilità e competenze legate alla sfera emotiva e psicologica degli individui. È questo quanto emerge da un'analisi complessiva sul mondo del lavoro elaborata da Cambridge Assessment English, che da oltre 80 anni opera come ente certificatore della lingua inglese nel nostro paese, in collaborazione con Randstad Italia, realtà che si occupa di ricerca, selezione e formazione e di risorse umane ed è tra le più importanti agenzie per il lavoro al mondo. La panoramica, che ha dato vita all'identikit del lavoratore del futuro, è stata realizzata comparando le più recenti ricerche legate ai diversi ambiti del mercato e analizzando i risultati dell'indagine 'Randstad Technologies Cio survey'.


A guidare la classifica delle soft skill più richieste e più utili sul mercato del lavoro è, ancora una volta, la conoscenza dell'inglese: era in cima alla graduatoria Ipsos del 2019 ed è stata confermata nel corso dei Wired Trends 2021, realizzati in collaborazione tra Wired e Ipsos. La conoscenza della lingua si rivela, quindi, la vera chiave di volta del mondo del lavoro non solo a livello internazionale, ma anche a livello nazionale.


L'importanza all'interno dei confini italiani è confermata anche da 'English at Work', la ricerca globale che ha coinvolto 5.300 aziende in 38 Paesi condotta da Cambridge Assessment English e Qs, realtà leader tra i fornitori di servizi, analisi e approfondimenti per il mondo dell'istruzione. Dallo studio, infatti, è emerso che in Italia il 50% dei colloqui viene svolto in parte o interamente in lingua inglese; un dato, questo, che segna un netto distacco con la media globale, dove la percentuale si aggira intorno al 32%. Non solo: la ricerca ha confermato anche come la migliore conoscenza dell'inglese favorisca nel 16% dei casi una più rapida progressione in termini di carriera, oltre che un aumento del salario (5%).


Se da una parte nel nostro Paese l'inglese sembra giocare un ruolo fondamentale nella ricerca di un lavoro e nella crescita lavorativa, dall'altra il livello di conoscenza medio nazionale della lingua è invece inferiore rispetto alla maggior parte dei paesi europei, come rilevato dal rapporto 2018 di Ef, dove l'Italia risulta al 24mo posto davanti solo a Francia, Bielorussia, Russia, Ucraina, Georgia, Albania, Turchia e Azerbaijan. Il dato è confermato anche da 'English at Work', dove è emerso un divario del 40% tra competenze richieste dal mondo del lavoro e quelle realmente possedute dai dipendenti e dai candidati, sottolineando così ancora una volta l'importanza di una formazione non solo professionale, ma anche linguistica.


"Una delle parole chiave del momento è 'formazione'. Il mercato ha bisogno di competenze che cerca e che, troppo spesso, non trova. Un bilanciamento tra competenze hard, che cambiano e si evolvono richiedendo un aggiornamento costante stimolato dalla giusta di dose di curiosità, e competenze soft legate all'attitudine e all'approccio sono ormai indispensabili per qualsiasi tipo di lavoro e mansione. Per acquisire le cosiddette hard skill, soprattutto nei settori in crescita come quello Ict, sono necessari percorsi formativi mirati. Fondamentale è la conoscenza delle lingue straniere, in particolare dell'inglese, richiesto in molti campi professionali", spiegano da Randstad Italia.


Necessario, dunque, mettere al centro la formazione, concetto sempre più importante in un mercato in continua evoluzione e trasformazione e che, dopo lo scoppio della pandemia, ha assistito a una vera e propria rivoluzione. A guidarla, secondo quanto emerge dal report annuale Istat che ha analizzato i primi tre trimestri 2020, c'è il passaggio allo smart working, con una forza lavoro potenzialmente trasferibile su remoto pari al 36,1% a livello nazionale, seguito da un interesse sempre maggiore da parte dei candidati e dei datori di lavoro nei confronti di posizioni e profili in grado di garantire flessibilità.


"Secondo un'analisi condotta dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo smart working resterà e continuerà a diffondersi anche dopo la pandemia. Poter costruire, quindi, il proprio successo lavorativo a prescindere da dove si vive è solo uno dei tanti motivi per approfondire lo studio dell'inglese. E valorizzare il percorso con una certificazione Cambridge, riconosciuta in tutto il mondo, è il coronamento ideale per realizzare le proprie ambizioni", afferma Vittorio De Paola, Senior Business Development manager di Cae Italia.


A questo si aggiungono le nuove skill e professioni rilanciate o trasformate dai cambiamenti dovuti all'emergenza sanitaria. Secondo il Randstad Technologies Cio survey, infatti, le aziende intendono investire tra il 5% e il 10% in più in termini di innovazione tecnologica nel prossimo futuro, con particolare attenzione all'assunzione di figure in grado di soddisfare le competenze tecniche più ricercate in ambito It: sicurezza informatica; abilità in ambito cloud, big data e business intelligence; competenze di data scientist, architettura dei sistemi e business analyst; e project management.


Da questa panoramica, quindi, unendo le soft skill più richieste dal mercato alle competenze tecniche, emerge quello che può essere considerato l'identikit del lavoratore del futuro: un profilo che ha familiarità con la lingua inglese e con il digitale, che è flessibile, creativo e si sa adattare ai cambiamenti gestendo stress e lavoro di squadra, che ha capacità di problem solving, ma senza dimenticare la formazione continua e la sfera emotiva propria e dei propri collaboratori.


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