Domenica, 7 Marzo 2021

Lavoro: l'economista Negro, 'va molto peggio di quanto sembrano dirci i dati'

"Dato positivo del calo tasso di disoccupazione è puro effetto ottico: se meno gente cerca lavoro cala anche il numero di chi non lo trova"


Roma, 29 gen. (Labitalia) - "L'occupazione in Italia va molto peggio di quanto sembrano dirci i dati" e "se davvero il rimbalzo del Pil nel 2021 dovesse essere solo del 3%, come prevede il Fondo Monetario, sarà davvero complicato far fronte alla situazione che si materializzerà quando, prima o poi, la Cig covid comincerà ad essere meno generosa e il divieto di licenziamento verrà rimosso". E' quanto osserva l'economista Claudio Negro, in un'analisi del mercato del lavoro pubblicata sul n. 87 della rivista della Fondazione Anna Kuliscioff, 'Mercato del Lavoro news'-


"E' vero che ciò è attuabile con una certa gradualità, ma il problema di come gestire numeri del genere sul mercato del lavoro non trova soluzione nella gradualità: senza piani precisi, strumenti e operatori competenti, nonché soldi abbastanza, si rischia uno shock sociale. Tutto ciò però sembra occupare la parte bassa della classifica delle priorità del Next Generation dispensata dal Conte bis". E i numeri che Negro mette in fila sono preoccupanti, facendo una premessa: "I tempi di rilascio dei dati da parte delle varie Agenzie (Istat, Inps, Anpal, ministero del Lavoro) non consentono di fare una fotografia completa del mercato del lavoro nel 2020". "Tuttavia la felice quasi-coincidenza dei dati Istat (stock) di novembre e dei dati Inps (flussi) relativi a ottobre 2020 permette di fare un'analisi che, per quanto circoscritta nel tempo, può produrre risultati interessanti", aggiunge l'economista.


In sintesi: l'occupazione a novembre sale rispetto a ottobre dello 0,3%, ripartita abbastanza equamente tra dipendenti e autonomi (sul trimestre addirittura +0,6%). Ma il dato tendenziale (novembre 2020 su novembre 2019) è ancora impietoso: -1,7%. Si conferma, è vero "una modesta ma costante crescita che da luglio si rileva sia per i dipendenti che per gli autonomi, tanto da riportare il tasso d'occupazione al 58,3% (dato pre Covid di marzo era 58,6%)". Ma si tratta di un dato coerente con il "fatto che in estate, con l'apparente regredire della pandemia, l'andamento del mercato del lavoro aveva ripreso segno positivo". E da notare, aggiunge Negro, che "a novembre, come effetto della "seconda ondata", il fatturato dell'industria cade del 4,1% (dato destagionalizzato) e quello del commercio al dettaglio addirittura del 13,1%" e "poiché il mercato del lavoro segue sempre l'andamento dell'economia reale con qualche ritardo, è presumibile che già a dicembre la tendenza positiva che abbiamo visto prima cambi segno".


Le avvisaglie ci sono tutte: a novembre 2020 il tasso di attività dopo 8 mesi di crescita modesta,ma costante inverte la tendenza e scende al 64,2, mentre le ore di cassa integrazione (nelle sue diverse forme) di competenza del mese di novembre sono 8 milioni più di quelle di ottobre: segno anche questo di un rovesciamento di tendenza. Nello stesso tempo sono diminuite le ore lavorate pro capite settimanalmente di 1,9 (2,5 se consideriamo anche i lavoratori autonomi) e aumentate le assenze dal lavoro (+3,9%). "Da notare che l'apparente dato positivo del calo del tasso di disoccupazione è un puro effetto ottico: se meno gente cerca lavoro diminuisce anche il numero di chi non lo trova, il che costituisce appunto il tasso di disoccupazione", osserva Negro.


Quanto ai dati Inps-Uniemens è possibile analizzare i dati dei primi 10 mesi dell'anno. "Emerge subito un dato paradossale -evidenzia Negro-: a ottobre 2020 i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato erano 15.128.000 (a novembre addirittura 15.202.000) ossia la più alta quantità mai registrata nella storia economica del Paese, nonostante le nuove assunzioni nei primi 10 mesi dell'anno siano state oltre 330.000 in meno rispetto ai primi 10 mesi del 2019, le trasformazioni di altri contratti in contratti a tempo indeterminato nello stesso periodo 190.000 in meno, e la variazione tendenziale di nuovi contratti sia stata ad ottobre del 59% inferiore rispetto a un anno fa".


"La spiegazione è nel calo drastico delle cessazioni: da quando, a marzo, è entrato in vigore il divieto di licenziamento per motivi economici le cessazioni sono il 70% di quelle dello stesso periodo del 2019. Ad ottobre le cessazioni erano 337.000 in meno rispetto a marzo-ottobre 2019; posto che, oltre ovviamente alle cessazioni per pensionamento, non sono state bloccati né i licenziamenti per giusta causa né le dimissioni volontarie o consensuali, è verosimile che grosso modo la cifra rappresenti la differenza tra lo stock di cessazioni fisiologiche e quelle risultanti dal 'congelamento Covid'. Un'analisi dei flussi minimizza qualsiasi ottimismo possa avere ingenerato la lettura dei dati di stock", conclude Negro.


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