Giovedì, 16 Settembre 2021
Lavoro

Pa: Fpa, dipendenti pubblici chiedono ascolto dei cittadini e stop definitivo a carta


Roma, 29 gen. (Labitalia) - La trasformazione della Pa passa da un rapporto più trasparente e collaborativo con i cittadini, accompagnato da una radicale trasformazione digitale. Oltre nove dipendenti pubblici su dieci pensano che l'ascolto dell'utenza sia il punto di partenza per costruire politiche pubbliche positive e il 68,3% ritiene che i cittadini abbiano il diritto a relazionarsi con un'amministrazione completamente trasparente, con due terzi disposto persino ad aprirsi ai cittadini nella valutazione del suo lavoro. Sono alcuni risultati dell'indagine 'Il Pendolo della riforma' condotta da FPA, società del Gruppo Digital360, e presentata oggi a Roma, su un panel di 2.751 tra lavoratori del settore pubblico e stakeholder istituzionali iscritti alla community ai quali è stato chiesto, per ogni tema caldo della Pa, di scegliere tra due possibili alternative.


La trasformazione digitale è considerato lo strumento per imprimere il cambiamento organizzativo (nei processi, nella cultura, nell'atteggiamento verso il lavoro e l'utenza): per il 71,7% dei dipendenti pubblici la carta deve scomparire del tutto immediatamente e il passaggio al digitale nella pubblica amministrazione deve diventare obbligatorio.


Però per la maggioranza, il 63,9%, l'innovazione nella Pa più che con norme, imposizioni e sanzioni, si realizza con un accompagnamento fatto di manuali, formazione e premi. La sensibilità su questi aspetti cambia a seconda dell'età e dell'anzianità di servizio e, a sorpresa, i più resistenti ad alcuni elementi di cambiamento sono i più giovani e i neoassunti: ben il 43,9% degli under 35 è prudente sulla trasparenza delle Pa (contro il 31,7% del campione totale) e l'34,8% auspica un passaggio al digitale più graduale (6,5 punti in più della media).


"La ricerca - commenta Gianni Dominici, direttore generale di Fpa - rivela come la realtà della Pubblica amministrazione sia fatta da chiaroscuri, in cui a fianco a posizioni di forte innovazione su alcuni temi persistono tendenze alla conservazione. Ma emergono anche alcuni chiari segnali da valorizzare: i lavoratori pubblici avvertono l'urgenza di maggior ascolto dei cittadini e di trasparenza totale per il successo delle politiche, con una trasformazione abilitata dal digitale". "E' ormai diffusa - spiega - la consapevolezza che lo Stato possa sostenere l'innovazione nel Paese solo se esso stesso diventa innovativo. A questo scopo, è indispensabile valorizzazione urgentemente le risorse interne con adeguata formazione, diffondere una cultura organizzativa agile anche con l'adozione dello smart working, far tornare l'open government ispirazione di politiche nazionali e locali, ridare vigore all'agenda digitale con una chiara governance al sistema dell'innovazione".


"L'indagine - chiarisce Carlo Mochi Sismondi, presidente di Fpa - evidenzia come alcuni concetti chiave della spinta riformatrice siano divenuti ormai cultura comune, mentre altri sono ancora estranei per una buona parte dei dipendenti della Pa, che sceglie a volte opzioni difensive. Un segnale che bisogna lavorare per dare continuità a quanto fatto negli ultimi anni, ma che allo stesso tempo non ci si può aspettare che cambiamenti profondi arrivino in tempi rapidi. L'innovazione della Pa deve partire dall'ascolto e dal co-design con gli stakeholders, utilizzando la trasformazione digitale come leva di cambiamento organizzativo, di processo, di prodotto e servizio con strategie lungimiranti. Questa innovazione richiede prima di tutto rispetto del lavoro già fatto, della competenza, delle comunità locali coinvolte, dei diversi ruoli in campi, ma anche dei tempi del cambiamento da coltivare con pazienza".


"L'innovazione nella pubblica amministrazione - sottolinea Andrea Rangone, ceo di Digital360 - soprattutto in un Paese in cui la spesa pubblica è quasi il 50% del pil, rappresenta un tassello importantissimo per accelerare quel processo di rinnovamento dell'intero paese, indispensabile per riavviare in modo strutturale e duraturo il motore della crescita. Per questo motivo l'innovazione digitale deve essere al primo posto tra le priorità del 2019 di questo Governo".


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