Per donne in Cda bilancio positivo ma crescita si è fermata

Presentato primo Osservatorio Cerved-Fondazione Bellisario 2020 sulla presenza femminile nelle aziende, in collaborazione con Inps

Per donne in Cda bilancio positivo ma crescita si è fermata

Roma, 17 feb. (Labitalia) - Dopo il forte aumento seguito alla piena attuazione della legge 120/2011 sulle quote di genere, che ha portato per la prima volta nel 2017 il numero delle donne nei board delle società quotate a essere maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri, nel 2019 la crescita ha subito un rallentamento, mostrando solo due unità in più rispetto al 2018. Il bilancio è comunque più che positivo, con un incremento delle donne nei Cda delle società quotate alla Borsa di Milano da 170 nel 2008, il 5,9%, alle 811 di oggi, il 36,3%, mentre nei collegi sindacali si è passati dal 13,4% del 2012 al 41,6% del 2019, con 475 sindaci donne.


È una delle evidenze messe in luce dal primo Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario 2020 sulle donne ai vertici delle imprese, realizzato in collaborazione con l’Inps, che analizza l’impatto sulle aziende italiane della legge Golfo-Mosca anche rispetto ad altre dimensioni del gender gap.


“I dati dimostrano che l’applicazione delle norme ha permesso un salto in avanti nella presenza di donne nei board delle quotate e delle controllate che altrimenti non ci sarebbe stato, ma purtroppo non ha ancora promosso cambiamenti profondi nel nostro sistema economico”, commenta Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved.


Sono poche, infatti, le società quotate andate oltre il minimo imposto dagli obblighi di legge e sono 'mosche bianche' le donne che occupano le posizioni più alte: 14 gli amministratori delegati donna (6,3%) e 24 i presidenti (10,7%). Nei collegi sindacali, il ruolo di presidente è ricoperto da 49 donne, pari al 22% di tutte le società quotate. “L’analisi che incrocia i nostri dati con quelli di Inps - prosegue Mignanelli - indica che le quote non sono state sufficienti a riequilibrare la presenza di donne nelle posizioni di vertice e a più alto reddito, né a ridurre i divari salariali”.


“La legge che mi onoro di aver portato all’approvazione nel 2012 -aggiunge la presidente della Fondazione Marisa Bellisario, Lella Golfo - ha prodotto risultati straordinari, tanto che il Parlamento ha deciso di reiterarla alzando l’asticella al 40%. Detto questo, è certamente il momento di andare oltre e avanti, perché le quote sono solo uno strumento, utile certamente e necessario sicuramente, per raggiungere l’obiettivo di una parità reale e sostanziale a tutti i livelli".


"Il Rapporto promosso con Cerved, in collaborazione con l’Inps, ha il merito di indicarci quali sono gli ambiti di intervento per far sì che il primato europeo sul fronte delle donne ai vertici, raggiunto grazie alla legge, possa estendersi anche a fronti su cui l’Italia continua a mostrare ritardi consistenti, come l’occupazione femminile e le politiche di welfare. E una delle prime e più importanti evidenze è che servono più donne nei ruoli esecutivi, in grado di incidere realmente sulle politiche e sulle strategie aziendali, ma anche di creare role model e di dirigere il cambiamento verso condizioni di parità e quindi sostenibilità del sistema Italia”.


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