Martedì, 2 Marzo 2021

Scuola: Pacifico (Anief), 'un docente precario costa allo Stato più di uno di ruolo'


Roma, 29 gen. (Labitalia) - "Un supplente costa allo Stato di più di un insegnante di ruolo: quando il precario fa ricorso e chiede un risarcimento, l'esito della rivalsa va a danno dell'erario. Parliamo di cifre importanti: circa 30mila euro annui": a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Il chiarimento è giunto nel corso della conferenza stampa del sindacato autonomo, svolta oggi per esaminare gli effetti della recente posizione presa dal Comitato europeo dei diritti sociali sul ricorso n. 146/2017, presentato nel 2017 dall'Anief, che ha condannato la politica perpetrata dai governi italiani sulla reiterazione dei contratti a termine sottoscritti nei confronti degli insegnanti precari.


"Certo - ha continuato il sindacalista autonomo - il contenzioso per essere assunti e risarciti può durare anche più di cinque anni. Ma alla fine la giustizia prevale. Lo Stato italiano dovrebbe inoltre tenere conto che c'è una procedura d'infrazione europea in atto, avviata sette anni fa: la numero 4231. Tra qualche mese potrebbe giungere una risposta di condanna. E non sarà lieve".


"L'Anief - ha aggiunto Pacifico - sin dalla sua fondazione ha fatto di tutto per riaprire le Graduatorie ad esaurimento, poi ha cercato di svuotarle facendo assumere tutti coloro che vi erano, successivamente ha fatto di tutto per tutelare coloro che non c'erano, come i docenti delle scuole paritarie, i docenti di religione cattolica, i maestri della primaria. Ha fatto ricorso per andare a ricordare al giudice la mancata assunzione del personale Ata, dei facenti funzioni Dsga, degli Itp, degli educatori. E grazie all'iniziativa 'Non un'ora di meno', ha tutelato studenti disabili e insegnanti di sostegno".


"Il problema è che ontologicamente il loro ruolo non è riconosciuto. Il punto allora è capire per quale motivo la loro figura è considerata di minore rilevanza. Perché si assumono alcuni lavoratori e altri no? Perché un precario contrattualizzato per tutta la vita a tempo determinato non deve vedere la famiglia, pur in presenza dei posti vacanti e disponibili? Perché deve esistere un vincolo di cinque anni prima di chiedere trasferimento? In attesa di risposte dall'amministrazione - ha concluso il leader dell'Anief - abbiamo chiesto a tutte le forze politiche impegnate nella conversione del decreto Milleproroghe di approvare i nostri emendamenti".


Il sindacato Anief ha denunciato per la prima volta l'abuso dei contratti a termine dei precari italiani il 16 gennaio 2010. Qualche anno dopo, il 26 novembre del 2014, ha ottenuto una prima sentenza di condanna della legislazione italiana, con la sentenza Mascolo, direttamente dalla Corte di giustizia europea, dimostratasi fedele interprete della norma comunitaria.


Oggi, la posizione dei giudici transnazionali, che definiscono il comportamento dei governanti italiani "un'ingerenza sproporzionata nei loro diritti di guadagnarsi da vivere in un'occupazione liberamente intrapresa", giunge nell'anno dei record di posti vacanti e disponibili, con 210 mila contratti di supplenza annuali sottoscritti e diversi ancora da assegnare. Un numero impressionante di supplenze: è come se tutti gli abitanti di Venezia o di Verona fossero dei lavoratori precari.


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