Turismo: Bto11, l'advertising del travel è sull'online


Firenze, 20 mar. (Labitalia) - Le aziende turistiche che investono online incontrano davvero le esigenze del cliente? Se ne è appena parlato alla Stazione Leopolda di Firenze dove è in corso BTO11, la due giorni dedicata al travel e all’innovazione. Ad illustrare una ricerca inedita Alberto dal Sasso, Managing Director Tam Adintel Nielsen. Lo scenario degli investimenti pubblicitari è notevolmente mutato in questi decenni: gli ultimissimi dati rivelano una concentrazione notevole dell’advertising su tv e web a differenza di quello che succede sulla stampa. In Italia l’advertising è un mercato di circa 8 miliardi di euro mentre in altri paesi europei, come Uk e Francia, è il doppio. I dati illustrati in BTO11 dimostrano che il web ha ormai sostituito la stampa. La radio, invece, è sempre presa in considerazione anche se il mondo della musica è stato coinvolto in un’importante evoluzione grazie al digital e a numerosi fenomeni di massa come ad esempio Spotify.


E come si interfaccia a tutto questo il mondo del turismo e dei viaggi? L’industria del travel investe in pubblicità per 216 milioni di euro (2017) che in rapporto al totale è circa lo 0,5%, ed è solo lo 0,1% del pil generato dal turismo. Questi i canali privilegiati: video 54,1%, social media 100%, search 42,4%, Classified 41,7%, Display 79,8%. L’industria del turismo investe oltre il doppio sui social rispetto al resto delle aziende mentre sul search i numeri sono davvero poco significativi.


Secondo i dati raccolti, il Roi (Return of Investment) dei canali social è molto più alto di quello generato dal search, ormai monopolio delle grandi Ota. Instagram e facebook sono i social più usati (90% degli investimenti) impiegando blogger e influencer (88,3% contro 57,5% del resto dell’industry) ai quali è dedicato il 25% del budget di adv. Tendenza inversa, invece, per le app nel turismo che ricoprono solo il 26% contro il 54% totale del mercato.


A BTO11, nello stesso panel, anche Netcomm, con Francesca Bazzi, Business Advisor di Netcomm e Senior Consultant di Netcomm Services. La metà della popolazione accede alla rete, 1/3 usa i social e il 70% possiede uno smartphone. Dalle ultime ricerche svolte sugli utenti che acquistano online, i premillennials, gli over 40, hanno dimostrato un comportamento da tenere sott’occhio. Gli acquisti online crescono in modo costante e in particolare quelli collegati al settore turistico. L’e-commerce turistico rappresenta il 30% del totale in Italia per 9,8 miliardi di euro: soprattutto biglietteria. Al contrario di altri dati retail, per il turismo si acquista più da desktop e meno da mobile.


Molti elementi della lunga filiera del digital travel si stanno 'compattando': l'obiettivo è catturare il cliente e assisterlo durante tutta l'esperienza di viaggio. Arrivano anche nuove tendenze: lo sharing per esempio, le flash sales, la raccolta dei giusti dati per avere una fotografia reale dei clienti, la nuova costumer experience (chatbot, realtà virtuale) e arriva l’innovazione digitale anche in luoghi fisici (come nelle agenzie e negli hotel) e infine automazione e blockchain. Secondo Gianluca Diegoli, (mini)marketing founder, fare marketing e fare advertising sono due strategie diverse, vicine ma diverse. Alcune aziende hanno preferito utilizzare i canali digital per conoscere la propria clientela e creare una relazione piuttosto che promuovere un proprio servizio o prodotto.


E in molto hanno scelto di fare marketing sui social media (addirittura il 100% degli operatori del turismo afferma di farlo) comprendendo solo con il tempo che in realtà fare buon marketing sui social non è affatto semplice. Altrettanto accessibili e apparentemente facili da gestire sono gli influencer: una scelta spesso a basso costo, molto di moda, ma anche con un Roi poco misurabile. Infine, i dati delle vendite online del travel dimostrano come il servizio turistico sia perfetto per questo canale ma anche che non bisogna generalizzare. Di fatto le vendite consistono in biglietteria aerea per oltre l’80%, questo significa che esiste una grandissima opportunità di sviluppo per tutti gli altri servizi e anche per canali di vendita alternativi: telefono, livechat, agenzie fisiche.


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