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Venerdì, 27 Maggio 2022
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Idrocarburi nei coralli, trovati dai ricercatori nel Mediterraneo

Studio di Cnr-Irbim e Università di Bologna, rilevato stoccaggio di idrocarburi policiclici aromatici


Roma, 17 ago. - (Adnkronos) - I coralli assorbono gli inquinanti, in particolare alcuni idrocarburi che sono stati infatti trovati nello scheletro di una specie di corallo diffuso nel Mediterraneo. A rilevarlo, uno studio condotto in collaborazione tra l?Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim) e l?Università di Bologna (Unibo).


La ricerca ha identificato un accumulo di idrocarburi policiclici aromatici, inquinanti dannosi, nei tessuti e nelle alghe simbionti del corallo mediterraneo Balanophyllia europaea.


?Gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) sono una classe di inquinanti organici derivanti dalla combustione incompleta di materiale organico e dall'uso di olio combustibile, gas, carbone e legno nella produzione di energia. Gli Ipa sono largamente presenti in mare e rappresentano un potenziale rischio per la fauna marina, visti i loro effetti tossici?, spiega Mauro Marini, ricercatore Cnr-Irbim.


I ricercatori hanno dimostrato per la prima volta la presenza di alcuni idrocarburi, come acenaftene, fluorene, fluorantene e pirene, selezionati per la loro rilevanza ambientale, in un corallo largamente diffuso nel mar Mediterraneo.


?I risultati dimostrano che Balanophyllia europaea accumula questi contaminanti nel tessuto, nello scheletro e nelle alghe zooxantelle che vivono in simbiosi con lo stesso corallo. Associando i dati degli Ipa contenuti negli scheletri ai dati all?età della popolazione in esame, è stato possibile stimare la capacità di stoccaggio a lungo termine degli idrocarburi policiclici aromatici, in particolare sino a 20 anni, negli scheletri di corallo?, prosegue il ricercatore Cnr-Irbim.


?Lo stoccaggio di per sé sottrae contaminanti dall'ambiente. Tuttavia, le sostanze restano tossiche per il corallo e possono avere effetti diretti sull?animale arrivando a provocarne la morte in caso di contaminazioni estreme".


Inoltre, queste sostanze potrebbero essere di nuovo rilasciate nell'ambiente al momento della degradazione del corallo e i cambiamenti climatici provocando l'acidificazione dei mari, possono causare una più veloce degradazione delle strutture coralline e quindi un più rapido rilascio nell'ambiente di queste sostanze contaminanti.


"Questa prima indagine - spiega il ricercatore - è il punto di partenza per studi futuri nel bacino mediterraneo. Valutare i livelli e le fonti di questi inquinanti diffusi e dannosi è infatti di cruciale importanza per stimare i rischi per gli organismi marini?.


Lo studio è stato realizzato nell?ambito del dottorato internazionale congiunto Cnr?Unibo in ?Tecnologie innovative e uso sostenibile delle risorse di pesca e biologiche del Mediterraneo? e delle attività di ricerca del Fano Marine Center - Centro di ricerca sulla biodiversità, risorse e biotecnologie marine. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science of the total environment.


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