Martedì, 9 Marzo 2021

Spreco alimentare in calo nel 2020, 27 kg di cibo a testa nella spazzatura

Spreco alimentare in calo nel 2020, 27 kg di cibo a testa nella spazzatura

L'Italia ai tempi del covid prosciuga lo spreco alimentare e rilancia sullo sviluppo sostenibile: nel 2020 finiscono nella spazzatura 'solo' 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), l'11,78% in meno rispetto al 2019. Questo significa oltre 222mila tonnellate di cibo 'salvato' dallo spreco in Italia (per la precisione, 222.125 tonnellate) e un risparmio di 6 euro pro capite, ovvero 376 milioni euro a livello nazionale, in un anno intero.


Sono i risultati dello studio 'Spreco, il caso Italia' di Waste Watcher International Observatory - Università di Bologna Last Minute Market su dati Ipsos, presentati in occasione dell'ottava Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario venerdì 5 febbraio 2021.


"Dalle loro case e dalle loro cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un'opa sul loro futuro - spiega l'agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare - La tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone con un'incidenza del 60/70% sullo spreco di filiera, si conferma saldamente in questo primo scorcio del 2021, attraverso il report Waste Watcher International su rilevazioni Ipsos monitorato nella settimana del 18/21 gennaio. Colpisce l'attenzione degli italiani al tema: l'85%, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all'aumento della povertà generato dalla pandemia Covid 19".


Sprechiamo di più al Sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (circa 600 grammi a settimana) mentre si spreca meno al Nord (- 8%, circa 489 grammi a settimana) e nel centro Italia (- 7%, circa 496 grammi settimanali). E sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single. A sorpresa, meno si guadagna e più si spreca: il 38% circa di italiani che si autodefiniscono 'di ceto basso / medio-basso' getta circa il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati.


La spesa si fa per lo più una o due volte alla settimana: lo dichiarano 7 italiani su 10 (il 69% degli intervistati) e c'è una netta consapevolezza sull'importanza di investire qualche euro in più per la qualità. "Un'investimento che potrebbe derivare dal risparmio creato dal non spreco - spiega il curatore scientifico del Premio vivere a Spreco Zero Luca Falasconi - infatti i 376 milioni che a livello nazionale si vengono a liberare da ciò che non sprechiamo più, potremmo, o forse dovremmo reinvestirli in cibo di migliore qualità".


Questo l'orientamento di 1 italiano su 3 (il 33% degli intervistati), mentre il 60% ha un atteggiamento pragmatico: si ricerca il miglior rapporto costo/qualità. Pochissimi (meno del 5%) vanno sistematicamente in cerca del ribasso.


L'attenzione alla prevenzione dello spreco alimentare si riverbera nell'insegnamento ai figli: primo non sprecare, dicono le famiglie italiane nell'83,9% dei casi. Otto italiani su 10 dichiarano di non sprecare quasi mai il cibo, o meno di una volta alla settimana. E quando capita, è sempre la frutta fresca al top della 'hit parade' degli sprechi (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (25%), da insalata (21%) e dal pane fresco (21%).


"Il profilo delle dinamiche dello spreco alimentare scorre lungo direttrici peculiari nel nostro Paese - afferma Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos - e ci consente di costruire una mappa peculiare della cultura alimentare che evidenzia delle differenze nelle diverse aree del Paese, tra i ceti sociali, tra metropoli e borghi e in base alla tipologia di famiglia. L'area in cui vi è una maggiore attenzione alla riduzione degli scarti alimentari è il Nord (489,4 grammi la settimana, rispetto una media di 529,3 grammi), quella in cui vi è una maggiore disattenzione è il Sud (602,3 gr la settimana)".


"Da un punto di vista della struttura sociale del Paese, i ceti che mostrano una minore attenzione allo spreco sono i ceti bassi e popolari (+9% di spreco rispetto la media), anche se in questi segmenti sociali si sprecano meno alimenti come uova, latticini o cibi precotti. Anche la dimensione del centro urbano marca una differenza rispetto allo spreco, con una maggiore disattenzione (+15%) nei Comuni e nei centri più piccoli del Paese. Nel confronto tra tipologie di famiglie, infine, le famiglie con figli conviventi risultano più coinvolte in forme di spreco (+15% rispetto la media)", aggiunge.


Stop food waste. One health, one planet è il tema degli eventi istituzionali dell'ottava Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, venerdì 5 febbraio 2021. Il Forum è in programma dalle 11.30 su piattaforma digitale, per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il patrocinio del ministero dell'Ambiente e inoltre con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, di Anci e della rete di Comuni Sprecozero.net.


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