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Martedì, 7 Febbraio 2023
Salute

Brunetto: "Epatite Delta va cercata in chi ha epatite B"


Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - "L'epatite Delta è una epatite virale sostenuta dal virus dell'epatite Delta (Hdv) che vive solo in presenza del virus dell'epatite B (Hbv) che lo supporta nella sua diffusione nel fegato, quindi è una co-infezione. Noi dobbiamo ricercare l'infezione da Hdv nel soggetto HBsAg positivo?, cioè con infezione da Hbv. ?Il problema è che il soggetto HBsAg positivo che contrae l'infezione delta ha una malattia di fegato molto più rapida, molto più evolutiva, quindi dal punto di vista clinico l'epatite Delta è un'epatite seria, rapidamente evolutiva che può portare alla cirrosi in tempi molto brevi?. Lo ha detto Maurizia Rossana Brunetto, direttore UO Epatologia, Azienda ospedaliero universitaria pisana, a latere dell'incontro dal titolo ?L'emersione del sommerso delle malattie infettive in Italia: modelli organizzativi a confronto?, dedicato all?approfondimento di prevenzione, screening e ?linkage to care? in virologia, promosso da Gilead Sciences, e realizzato ad Arezzo nell'ambito del Forum risk management.


?Il medico che osserva il soggetto HBsAg positivo ? continua la professoressa - deve sospettare la possibilità di un'infezione Delta?. Questa criticità ?si può risolvere semplicemente ricercando gli anticorpi contro questo virus, l'anti Delta: se questi sono positivi dovrà ricercare la presenza di un'infezione attiva - ricercando l'Hdv Rna ? e, se il soggetto sarà Hdv Rna positivo, dovrà essere valutato dall'epatologo per escludere o confermare la presenza della malattia di fegato?.


L?epatite Delta ?è stata scoperta in Italia dal professor Rizzetto negli anni '70 e per tutti gli anni '80 e '90 c'è stata grandissima attenzione di questa malattia ? spiega Brunetto - perché sino al 26% dei portatori di Hbv erano antidelta positivi?, quindi avevano l?infezione. ?In quell'epoca ci fu un'epidemia di Hdv in Italia. Negli anni successivi grazie anche a misure preventive e alla vaccinazione, i nuovi casi Delta si sono ridotti e, gradualmente, si è persa l'attenzione nei confronti di Hdv?. Oggi ?dobbiamo recuperare la memoria di questa condizione ? sottolinea l?epatologa - perché nella popolazione dei migranti abbiamo quote anche molto elevate di soggetti con infezione Delta?. Queste persone ?vivono in Italia e dobbiamo quindi identificare i soggetti malati per seguirli nel tempo e, speriamo, per trattarli con i farmaci che disponiamo, e dei quali disporremo a breve, che si stanno dimostrando altamente efficaci nel controllare l'evoluzione della malattia?, conclude Brunetto.


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