Coronavirus: NeuroMLab, ripensare e ampliare ruolo neurologi sul territorio

Idee a confronto su gestione pazienti in epoca Covid-19, collaborazione Sda Bocconi-Biogen,

Coronavirus: NeuroMLab, ripensare e ampliare ruolo neurologi sul territorio

Roma, 7 set. (Adnkronos Salute) - Coinvolgere manager, direttori sanitari, farmacisti, specialisti e infermieri. È questo l’obiettivo di NeuroMLab, il Neurology Management Lab, il primo laboratorio manageriale dedicato alla neurologia, frutto della collaborazione tra Sda Bocconi e Biogen con il patrocinio della Società italiana di neurologia (Sin) che, partendo dalla sclerosi multipla, ha promosso il confronto e le riflessioni sulla gestione della cronicità ad alta complessità nelle diverse regioni. All’interno di NeuroMLab (evoluzione di MsmLab, che dal 2013 lavora sulla gestione della cronicità ad alta complessità, a partire dalla sclerosi multipla) sono state messe a fuoco una serie di questioni che riguardano la neurologia nell’epoca post Covid-19, a partire dalla gestione dei pazienti cronici.


Non a caso in questo ambito - nel 2020 interamente virtuale - per tutto il mese di luglio si sono svolti numerosi workshop, meeting online per promuovere il confronto e il dibattito multidisciplinare tra neurologi, direttori generali, direttori sanitari, infermieri e farmacisti. Tra le sfide più importanti sul tavolo la gestione delle demenze come l’Alzheimer e i servizi digitali pensati per le persone che convivono con la sclerosi multipla. Il filo conduttore delle attività nelle varie classi è stato l’impatto del coronavirus sul Servizio sanitario nazionale e come questo abbia riadattato sia la presa in carico dei pazienti sia i setting gestionali e manageriali.


"Il 2020 è stato un anno davvero singolare nel settore sanitario – afferma Giuseppe Soda, Dean di Sda Bocconi -. La pandemia non solo ha bloccato il Paese e causato oltre 35 mila vittime, ma ha rappresentato l’acceleratore di una serie di progetti che erano già nell’agenda dei manager e dei professionisti, velocizzando i tempi di attuazione. Inoltre, l’emergenza sanitaria ha acceso i riflettori sulle carenze legate alla medicina di territorio oltre a favorire modelli di cura da remoto (telemedicina, mobile health, teleconsulto, telemonitoraggio) che, una volta superata la fase post coronavirus, andrebbero integrati in un sistema di pratica clinico-assistenziale per specifici bisogni del malato”.


"La Neurologia – prosegue Soda - rappresenta in Italia un sistema articolato di modelli di offerta che, se integrato, potrà permettere di preservare i livelli di specializzazione dei saperi e delle cure garantendo la continuità clinico assistenziale con servizi di prossimità anche attraverso alleanze deliberate con altre comunità professionali. Il Covid-19 ci ha mostrato in maniera evidente come la multidisciplinarietà sia fondamentale per affrontare sfide complesse. Noi abbiamo creduto fin dall’inizio che per migliorare l’efficacia delle cure sia importante non solo la conoscenza clinica e farmacologica, ma anche quella manageriale, perché cruciali sono i processi attraverso i quali i pazienti vengono trattati. NeuroMLab va esattamente in questa direzione”.


L’emergenza Covid-19 ha messo in luce le criticità del sistema sanitario, fornendo al contempo un’opportunità di intervento importante che i protagonisti di NeuroMLab intendono cogliere. "Dalla chiusura dei reparti di neurologia al ridimensionamento degli stessi in reparti neuro-covid, sono state tante le difficoltà che la pandemia ha generato - spiega Gioacchino Tedeschi, presidente della Sin e membro della Governance di NeuroMLab-. Tutte le visite neurologiche in ambulatorio o in reparto sono state posticipate e le misure di distanziamento sociale ancora in atto impongono una ripresa lenta. Passata l’emergenza occorre ripensare il ruolo dei neurologi: non possono fare tutto ma bisogna clusterizzare la neurologia".


"Inoltre - sostiene Tedeschi - il territorio dovrebbe gestire la cronicità fino ad un certo livello di complessità oltre il quale interverrà l’ospedale. E' necessaria una maggiore collaborazione con il territorio, uniformando contrattualmente i neurologi territoriali agli ospedalieri - avverte - e rendere più omogenee le reti di organizzazione neurologica a livello regionale, per essere più uniformi a livello nazionale”.


"La neurologia – prosegue Tedeschi - è clinica e ricerca, ma anche diffusione, applicazione e condivisione delle conoscenze. NeuroMLab rappresenta l'impegno della Sin e dei partner affinché questo approccio venga applicato anche al contesto istituzionale, gestionale e organizzativo con il quale la neurologia italiana è chiamata a confrontarsi, per offrire al Paese il proprio indispensabile contributo nella tutela della salute". Per Tedeschi "ora abbiamo un’idea più precisa sull’alta complessità da presentare ai decisori istituzionali, per ridisegnare l’organizzazione dei neurologi e di tutti gli altri attori che lavorano insieme ai neurologi".


A credere nel laboratorio di idee per far ripartire l'assistenza ai pazienti neurologici, con modelli di gestione più evoluti e adeguati all'alta complessità della disciplina, è anche Biogen Italia. "Ciò che abbiamo visto durante i mesi di pandemia - afferma Giuseppe Banfi, Amministratore delegato di Biogen Italia e membro della Governance di NeuroMLab - è un forte cambiamento nel rapporto tra medico e paziente. Ricerche di mercato dicono che il paziente si è sentito solo e la possibilità dei medici di assistere i pazienti in remoto non è stata ottimale a causa di tecnologie non adeguate. Il paziente cronico ad alta complessità, come mediamente è quello neurologico, ha bisogno di un nuovo modello di cura”.


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