Coronavirus: uomini più a rischio per 'doppio ruolo' testosterone, studio italiano

dell'Associazione medici endocrinologi (Ame) in collaborazione con l’Università di Bari

Coronavirus: uomini più a rischio per 'doppio ruolo' testosterone, studio italiano

Roma, 23 lug. (Adnkronos Salute) - Dietro il maggior rischio degli uomini di contrarre e di sviluppare forme gravi e letali di Covid-19 c'è il 'doppio' ruolo giocato dal testosterone. A livelli normali o superiori l’ormone aumenta il rischio di infezione, a livelli bassi nei pazienti già infetti aumenta il rischio complicanze e morte. A rivelare la 'doppia faccia' del testosterone uno studio condotto da ricercatori dell'Associazione medici endocrinologi (Ame), in collaborazione con l’Università di Bari. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Andrology.


I primi dati sulle infezioni Covid-19 - spiegano i ricercatori - hanno indicato che i maschi, soprattutto quelli anziani con numerose patologie croniche, presentano una prognosi peggiore e muoiono più frequentemente. E le ipotesi più accreditate all'interno della comunità scientifica pongono l'attenzione proprio sul testosterone.


In una revisione sistematica dei dati della letteratura, Vito Angelo Giagulli, primo autore dello studio e membro del Comitato scientifico Ame - insieme a Edoardo Guastamacchia e Vincenzo Triggiani, rispettivamente presidente e segretario dell'associazione - ipotizza che da un lato il testosterone può avere un ruolo chiave nel facilitare la diffusione dell’infezione negli uomini, dall'altro lato i ridotti livelli dell’androgeno, come si verifica nell'anziano o in quei maschi affetti da malattie croniche metaboliche (con l'obesità) e non, innescano un peggioramento della prognosi per l’infezione da Covid-19, aumentando il rischio morte.


Secondo i ricercatori, due sono i principali meccanismi fisiopatologici legati ai livelli circolanti dell’androgeno come possibile causa di questo importante gap tra i due sessi. "Si ritiene - spiega Guastamacchia - che il nuovo coronavirus possa entrare nelle cellule ospiti (e così infettare la persona) tramite l’enzima di conversione dell'angiotensina 2 (Ace2), grazie all’azione di una proteasi transmembrana serina 2 (TMPRSS2) che lega la proteina 'Spike' del coronavirus. Gli androgeni e, in particolare, il testosterone possono co-regolare l’espressione dell’Ace2 e soprattutto di TMPRSS2". Questi enzimi sono presenti nelle cellule del testicolo sia in quelle che regolano la spermatogenesi (cellule di Sertoli) che in quelle che secernono il testosterone (cellule di Leydig)".


Pertanto, "si può ipotizzare che un deficit severo di testosterone si verifica in corso di infezione da nuovo coronavirus", sottolinea Giagulli. Questa prima ipotesi è stata recentemente confermata da un lavoro di studiosi italiani (Rastrelli et al Andrology, 2020) in corso di pubblicazione che documenta una condizione di ridotti livelli di testosterone (ipogonadismo conclamato) in quei maschi affetti da Covid-19 con prognosi più grave e che richiedono cure in terapie intensive.


"Al contrario, i bassi livelli plasmatici di testosterone che spesso si riscontrano negli anziani affetti da malattie croniche metaboliche (obesità, diabete, ipertensione, ecc.) e non, possono predisporre alla disfunzione endoteliale, alla trombosi e alla risposta immunitaria difettosa, portando sia alla riduzione della clearance virale che all’aumento dell’infiammazione sistemica e rischio di fallimento multiorgano con possibile decesso, sottolinea Guastamacchia.


In particolare, dallo studio è emerso che i maschi obesi possono avere un grave deficit di testosterone (ipogonadismo funzionale) e quelli affetti da Covid-19, quindi, possono avere conseguenze respiratorie e sistemiche gravi con prognosi severe. "Attualmente sono in corso numerosi studi che mirano a verificare queste ipotesi fisiopatologiche anche per identificare prontamente adeguate strategie terapeutiche", conclude Guastamacchia.


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