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Martedì, 25 Gennaio 2022
Salute

Indagine in 6 ospedali, 34% positivi ricoverato per altre malattie

Fiaso, per uno su 3 infezione scoperta per caso al tampone pre-ricovero


Roma, 11 gen. (Adnkronos Salute) - Il 34% dei pazienti positivi ricoverati, non è malato Covid. Ovvero, non è in ospedale per sindromi respiratorie o polmonari e non ha sviluppato la malattia da Covid, ma richiede assistenza sanitaria per altre patologie ed è risultato positivo al tampone pre-ricovero. I dati emergono da uno studio condotto da Fiaso sui ricoveri di 6 grandi aziende ospedaliere e sanitarie in Italia, secondo cui un paziente su tre, sia pur con infezione accertata al virus Sars-Cov-2, viene ospedalizzato per curare tutt?altro: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori.


Lo studio ha coinvolto Asst Spedali civili di Brescia, Irccs ospedale Policlinico San Martino di Genova, Irccs Aou di Bologna, Policlinico Tor Vergata, ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e Policlinico di Bari, per un totale di 550 pazienti ricoverati nelle aree Covid delle sei strutture: un campione pari al 4% del totale dei ricoverati negli ospedali italiani. La rilevazione è stata effettuata il 5 gennaio. Dei 550 pazienti monitorati, 363 (il 66%) sono ospedalizzati con diagnosi da infezione polmonare, mentre 187 (il 34%) non manifestano segni clinici, radiografici e laboratoristici di interessamento polmonare: ovvero sono stati ricoverati non per il virus ma con il virus.


E inoltre, i pazienti ricoverati per Covid sono molto più anziani, con un'età di 69 anni, mentre i contagiati privi di sintomi e ricoverati per altre patologie hanno in media 56 anni. Tra i primi risulta vaccinato con un ciclo completo di tre dosi o con due dosi da meno di 4 mesi solo il 14%, di contro tra gli altri è vaccinato con tre o due dosi da meno di 4 mesi il 27%. In entrambi i gruppi c?è una preponderanza di soggetti non vaccinati o che non hanno ancora fatto la dose booster.


La diagnosi da infezione da Sars-Cov-2, per il 34%, è dunque occasionale. Per la stragrande maggioranza di loro si tratta di donne in gravidanza che necessitano di assistenza ostetrica e ginecologica. Il 33%, invece, è composto da pazienti che hanno subito uno scompenso della condizione internistica derivante da diabete o altre malattie metaboliche, da patologie cardiovascolari, neurologiche, oncologiche o broncopneumopatie croniche. Un?altra quota, pari all?8%, riguarda pazienti con ischemie, ictus, emorragie cerebrali o infarti. Un altro 8%, invece, deve sottoporsi a un intervento chirurgico urgente e indifferibile pur se positivo a Sars-Cov-2. C?è inoltre una parte, complessivamente il 6% del totale, di pazienti che arrivano al pronto soccorso a causa di incidenti e richiedono assistenza per vari traumi e fratture.


"Ci aspettiamo di dover far fronte a un numero sempre più ampio, vista l?ampia circolazione e l?elevata contagiosità del virus, dei ricoveri per patologie non Covid in pazienti che, però, hanno l?infezione - afferma il presidente Fiaso, Giovanni Migliore - Va riprogrammata l?idea dell?assistenza creando non solo reparti Covid e no Covid, ma è necessario realizzare nuove strutture polispecialistiche in cui sia garantita l?assistenza specialistica cardiologica, neurologica, ortopedica in pazienti che possono presentare l?infezione da Sars-Cov-2. Occorre pensare a reparti Covid per il cardiotoracico, per la chirurgia multispecialistica. Per l?ostetricia già in molti ospedali sono state realizzate aree Covid. A Brescia e Bari esistono anche degli ambulatori per la dialisi di pazienti positivi. Bisogna riprogrammare sulla base delle nuove esigenze l?assistenza sanitaria".


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